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Il melone ama il sole e l’acqua al momento giusto. Ha bisogno di spazio ma regala frutti in abbondanza tutta l’estate.

Nel periodo di Natale, facciamo attenzione a che tipo di albero compriamo. Ecco una scheda completa, per capire se è meglio l’albero vero o finto.

Ed eccomi qui dopo la pausa estiva a meditare sugli errori commessi nell’orto. Perché mi sono presa una vacanza, ovviamente non dall’orto, ma dal computer!
Dall’orto invece è impossibile prendersi una pausa:  gli ortaggi reclamano continuamente la nostra attenzione…

come coltivare il cavolo frascone

Cavolo Frascone – foto Francesco Felici

Sembra un cavolo nero, ma non lo è. Il cavolo Frascone dell’Alta Versilia (Brassica oleracea var. acephala) si diversifica dal più famoso cavolo nero nella forma, nel sapore e nella storia. 

Le sue foglie sono più larghe. Sono almeno tre o quattro volte più grandi di quelle strette e puntute del cavolo nero. Sono meno gibbose e più chiare, se non addirittura in alcuni casi bianche. Scurissime quelle del cavolo nero, virano dal verde intenso al bianco quelle del frascone. E se le foglie del primo tendono a svettare verso il cielo, quelle del secondo tendono a ricadere verso terra come le luci consumate di un fuoco di artificio.

Il Frascone ha inoltre un portamento ‘sperlungone’, come lo definisce lo scrittore versiliese Silvano Alessandrini in una sua poesia. Un vero e proprio alberello, che può vivere anni nel nostro orto e chissà, forse trovando le condizioni ottimali, può addirittura diventare perenne. Francesco Felici, bio-eroe dell’azienda agricola ‘Fatti col pennato’, coltivatore custode sulle Alpi Apuane, ha una pianta di frascone di sei anni. E’ lui che ci ha fornito gli step principali della sua coltivazione.

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Salvia officinalis

Perché parlare delle salvie in pieno dicembre con il Natale alle porte? Perché, dopo le dalie, sono rimaste solo loro (insieme a qualche crisantemo) a dare colore ed energia al mio orto giardino. E anche se fuori il tempo è poco clemente e la pioggia incessante, le salvie meritano ugualmente qualche parola su come e perché coltivarle con passione. Dopo l’inverno alcune salvie andranno recise, altre ripulite, ma con la primavera ripartiranno con forza, regalandoci ancora colore, profumo e aromi.

La salvia è una pianta aromatica e medicinale, utile all’orto e ornamentale in giardino. E’ impossibile non avere almeno una pianta o due di Salvia offcinalis, anche se abbiamo a disposizione solo un piccolo balcone.

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Pera del Curato

Tutti dovrebbero avere un Alberto e Giovanni vicino a dove vivono. Perché così tutti avrebbero la fortuna di assaggiare frutti dal gusto unico e irripetibile, ma purtroppo dimenticato.

I frutti coltivati alle Vigne del Grillo, così si chiama l’azienda di Alberto Billi e Giovanni Casini, sono frutti dalle origini antiche, quasi tutti caduti in disuso e oggi coltivati solo da pochi, da chi come loro li conosce, li cura e ne custodisce le tracce e la memoria, proteggendoli da una possibile scomparsa.

Scovare Alberto e Giovanni non è stato semplice. Ho conosciuto prima il loro ottimo vino, in un ristorante della zona, e poi sono andata ad incontrarli. Le Vigne del Grillo sono un’isola di biodiversità sulle pendici collinari ai piedi del Monte Prana alla Pieve di Camaiore. Una terra che respira sia l’aria del mare versiliese che quella delle Alpi Apuane.

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Se mentre stiamo in vacanza sentiamo la nostalgia del nostro orto, potremo passare il tempo sfogliando le pagine di un libro che ci farà sognare un orto ‘diverso’.

Diverso, non migliore non peggiore, ma diverso. Perché ‘Ortaggi insoliti’ il libro di Matteo Cereda, blogger e agricoltore convinto, e Sara Petrucci, agronoma esperta di agricoltura biologica, parla di ortaggi non comuni. Talvolta perché antichi o dimenticati o altre volte perché ‘esotici’ e normalmente coltivati in luoghi lontani, oppure semplicemente meno conosciuti perché la consuetudine ci spinge a coltivare e consumare un po’ sempre gli stessi ortaggi.

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Foto Paysage à Manger

La patata è stato l’ultimo ortaggio che mia madre ha smesso di coltivare quando l’età gli ha impedito di frequentare l’orto. Quando le sue gambe hanno smesso di obbedirgli, ha chiesto ad alcuni amici confinanti, di vangare per lei alcune prode e di seminarvi delle patate. Non tante, poche, quelle che bastavano a garantire patate tutto l’anno a lei e alle sue figlie. “Perché – diceva – patate buone come quassù non le troviamo da nessuna parte”. E aveva ragione: le patate coltivate sulle pendici delle Alpi Apuane sono ottime.

Tra tutti gli ortaggi è quello che preferisco e oggi vorrei provare a riseminare le patate proprio dove mia madre lo ha fatto per anni. Ma appena ho iniziato a chiedere ad amici coltivatori che tipo di patate coltivassero il coro è stato unanime: ‘patate olandesi’ che si trovano all’agraria! Ma come – ho insistito – non esistono patate locali buone e produttive, magari di varietà diverse dal gusto e dal sapore differente? La risposta è stata no. Come se non bastasse, nel caso poi decidessimo l’anno successivo di riseminare una parte di quelle raccolte senza doverle riacquistare, perderemmo in produttività e qualità.

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Quando pensiamo al mirtillo pensiamo al bosco e alle montagne del Nord Italia. Ma questo pensiero è giusto solo in parte: ci sono mirtilli in grado di vivere anche in pianura e al Centro Sud. 

Varietà

Esistono decine e decine di varietà di mirtilli, il più noto è il Vaccinum myrtillus, il mirtillo nero che noi tutti conosciamo per il colore blu viola e il sapore acidulo, che cresce spontaneo sulle nostre montagne. Mentre quello che compriamo al supermercato è il mirtillo gigante americano, il Vaccinum corymbosum, dalle bacche succose, dolci e poco soggette ad ammaccature, le cui dimensioni possono raggiungere anche il centimetro di diametro. Una pianta bella e longeva che merita di essere coltivata nei nostri giardini, ma essendo un’acidofila occorre fare attenzione al ph del suolo e al caldo eccessivo.

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E’ possibile coltivare in vaso un frutto ‘grande e grosso’ come l’anguria (Citrullus lanatus)? E’ possibile ma bisogna scegliere la giusta varietà e prendere i giusti accorgimenti. Per non sbagliare abbiamo chiesto ancora aiuto a Tommaso Turchi e al suo libro ‘Il BalconOrto’, imbattibile per i consigli sulla coltivazione in vaso.

E se ormai è tardi per seminare l’anguria e dobbiamo accontentarci di mangiare quella acquistata, possiamo sempre provare a conservare i semi delle angurie più gustose che assaggeremo durante l’estate. Chissà che l’anno prossimo, con un po’ di fortuna, riseminando quei semi non ritroveremo sul nostro balcone quel sapore!

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