E’ inutile negarlo: diradare i frutti è sempre faticoso! Fa male vedere cadere per terra quelli che potenzialmente potrebbero essere frutti succosi e squisiti. Non sappiamo mai se quelli che stacchiamo dal ramo prematuramente sono quelli giusti, se ne stacchiamo troppi o troppo pochi. Insomma un dilemma…

Eppure è necessario. Anche quest’anno ho sbagliato a non diradare l’albicocco in maniera adeguata.  Sono stata ore sotto quelle fronde cariche a interrogarmi, per poi fare un lavoro maldestro e ridicolo. Risultato: albero stracarico con i rami a rischio di rottura e frutti che faticavano a maturare,

[Per saperne di più]

Il ciliegio acido (Prunus cerasus) è perfetto nell’orto familiare. E’ di dimensioni più contenute rispetto a quello dolce (Prunus avium), ma è altrettanto bello, sia in primavera quando si ricopre di candidi fiori, sia in estate quando questi si trasformano in frutti rosso rubino che occhieggiano tra il folto fogliame verde intenso. Un albero a momenti davvero spettacolare.

Da parte mia sono molti i motivi per cui provo un’innata simpatia per questo alberello. Il primo è che tra i suoi rami ho passato parte della mia infanzia e non metaforicamente.

[Per saperne di più]

In alcuni luoghi l’orto diventa con il tempo un vero e proprio patrimonio paesaggistico e culturale. E’ il caso di Mezzano di Primero, borgo del Trentino segnalato tra i più belli d’Italia. Qui gli orti sono circa 250, uno ogni sei abitanti. Orti ben curati, distribuiti lungo le strade del paese, ciascuno recintato da un vecchio muro in pietra o da una staccionata in legno. Quadrati di terra che oltre ad essere importanti per l’economie familiari locali, caratterizzano e rallegrano il borgo, assolvendo anche una funzione di  parco pubblico ‘diffuso’ poiché regalano a tutti del verde, dei colori e dei profumi e insegnano ad avere con la natura e i suoi ritmi un rapporto ancora più ravvicinato.

[Per saperne di più]

Se siete tipi curiosi e vi piace coltivare nell’orto o sul balcone qualche pianta inusuale potete provare il sesamo. Sebbene sia diventato di uso comune in cucina è piuttosto difficile che qualcuno decida di coltivarlo. I suoi semi sono ricchi di calcio e omega 3 e 6, per questo sono raccomandati a chi soffre di osteoporosi o malattie cardiocircolatorie. Il suo uso risale ai tempi degli antichi egizi, che come sempre la sapevano lunga in fatto di piante: ne avevano una profonda conoscenza e sapevano trarne i migliori benefici.

Il sesamo viene coltivato nei paesi caldi perché richiede temperature piuttosto elevate, ma la facile coltivazione e il ciclo di vita veloce ci consente di coltivarlo anche da noi durante i mesi estivi.

[Per saperne di più]

Talvolta mi piace parlare delle piante che si possano mangiare senza fatica alcuna, se non quella della raccolta. E’ il caso del lampascione o lampagione, lampasciuolo, pan di cuculo, cipollaccio o con il suo nome latino Muscari comosum. Sono davvero molti i nomi con cui viene definito questo piccolo bulbo scuro dal fiore blu, che sembra un piccolo candelabro.

I lampascioni crescono nelle zone incolte di tutta Italia, ma è soprattutto al Sud che viene apprezzato e consumato. Ed è lì che quasi tutti finiamo per assaggiarlo la prima volta. Ne ho voluto parlare adesso perché in Versilia, sulle pendici delle Apuane, è proprio in questo periodo che il suo fiore si fa notare per la sua grazia sbarazzina. Il lampascione fiorisce anche nel secco ed il suo blu elettrico attira l’occhio come una calamita.

[Per saperne di più]