C’è un orto per tutti e per tutto. Orti produttivi, orti sociali, orti didattici, orti terapeutici, orti familiari, orti estremi. E chi più ne ha più ne metta. E poi ci sono gli orti fatti per durare un giorno. Quelli che servono per trasmettere un messaggio, che si fanno per esprimere un pensiero e la propria creatività, che si fanno con gli amici divertendosi.

E’ successo a Camaiore alla manifestazione ‘E la via dell’Orto’, dove per due giorni l’orto è stato al centro di dibattiti e incontri. E tra le molte iniziative era stato indetto proprio un concorso per orti creativi.

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Sono andata recentemente alla Festa degli Orti nella bellissima cornice di Casa Lajolo a Piossasco in Piemonte. E’ stata davvero una gradevole sorpresa, perché è una festa insolita, meno chiassosa di quelle a cui siamo abituati partecipare, più intima e tranquilla. Dove anche le istruzioni su come si coltiva l’orto vengono dette ‘sottovoce’. Una festa a metà strada tra coltura e cultura. Dove si parla di erbe, ma se ne espone anche delle bellissime foto. Dove si parla di natura, ma se ne ascolta anche la musica.

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E’ arrivata la primavera! E speriamo che duri, senza troppi sbalzi e scossoni, con temperature miti e pioggerelle che fanno bene alla terra. Intanto approfittiamone per tornare alle semine, anche sui balconi cittadini, allestendo dei mini orti, che forse non potranno garantirci l’autosufficienza, ma ci daranno graditi raccolti e soddisfazioni.

Un ortaggio di facilissima coltivazione è l’insalata. Ma di lattughe e cicorie ne esistono moltissime varietà ed è sempre difficile fare una scelta. Allora il mio suggerimento è di seminare un miscuglio di entrambe. Mescolando piccole cicorie, lattughini e rucola, otterremo una ‘misticanza’ buonissima e di facile crescita, tanto che potremo raccogliere (tempo permettendo) ogni tre settimane. Perché se non le estirperemo, ma le taglieremo semplicemente vicino alla radice, queste ricresceranno, così avremo sempre delle foglioline dalle forme più svariate da mettere a tavola.

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Tra le colline di Pisa c’è un laboratorio a cielo aperto. Paolo Gullino e Sofia Cerrano hanno scelto una piccola vallata, in questo territorio, per portare avanti la loro ricerca sulle ‘piante innovative’.

Le loro piante, in verità, di innovativo hanno ben poco, sono sulla terra da molto più tempo di noi, ma le abbiamo dimenticate. A Paolo e Sofia va il merito di riscoprirle, di riproporcele, di darci le indicazioni di come utilizzarle al meglio. Sono tutte piante commestibili o, come dicono loro, “piante edibili, piante incredibili”.

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Del topinambur, come di molte altre piante familiari all’orto, ho già scritto su questo blog. Tuttavia questa volta voglio raccontarvi come sono arrivata ad avere un raccolto sorprendente, da un solo tubero di topinambur, piantato là, un po’ per caso, nel bel mezzo del mio orto-giardino, che è ancora ‘tutto da fare’, avendo cambiato casa da poco.

Il topinambur è arrivato, insieme a Stefano, l’amico che mi dà una mano in giardino, all’inizio della primavera scorsa. “Ho qualche Topinambur di troppo – ha detto – Li vuoi? Dove possiamo metterli?”. Io, che dalla mia terra non mando via nessuno, neanche l’erba più infestante, mi sono guardata intorno un po’ smarrita. In quel marasma, che è il mio giardino in divenire, nessuna pianta sa ancora dove stare, per questo quando devo trovare posto ad un nuovo arrivato, vengo assalita da un leggero sgomento.

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