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Se maggio è il mese delle rose, forse vale la pena dedicare un po’ di attenzione alla regina delle selvatiche: la rosa canina, chiamata anche rosaspina, rosella, spina novella e molti altri nomi dialettali.

Quel ‘canina’ deriva dal fatto che Plinio il Vecchio, antico scienziato romano, raccontò che un legionario era stato guarito dalla rabbia contratta dal morso di un cane, grazie ad una pomata ricavata appunto dalla rosa canina. Quanto questo sia vero non ci è dato saperlo, ma più tardi Linneo nel 1700, nell’attribuire i nomi a ogni specie botanica, restò fedele a quanto riferito dal suo predecessore romano, e la qualificò come Rosa sylvestris inodora seu canina  ovvero ‘Rosa selvatica inodore altrimenti detta canina’. Oggi anche gli anglosassoni la chiamano dog rose.

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Foglie di rafano inizio primavera

Dall’acqua al vaso, per poi finire in piena terra ai piedi dell’olivo. La storia della pianta del rafano che ho nell’orto è lunga e piena di peripezie.

Ha inizio a casa della mia amica EvaMaria, austriaca trapiantata da molti anni sulle pendici delle Alpi Apuane e adesso mia vicina di casa. Conoscitrice di rimedi naturali, EvaMaria coltiva il rafano in un grande vaso, convinta che nessuno possa fare senza delle proprietà curative di questa pianta, tantomeno le sue amiche più care.

Per questo ogni anno, quando rinnova la pianta, la estrae dal vaso, prende alcune parti di radice che le occorrono per il suo uso personale, mentre altre le mette in vasetti di vetro pieni di acqua, le fa radicare e le distribuisce alle amiche.

Un buon modo per prendersi cura degli altri.

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Come coltivare la liquiriziaNon è semplicissimo, ma può essere divertente coltivare cespugli di liquirizia! Il suo sapore è dolce, piacevole e amato da tutti. Della liquirizia (Glycyrrhiza Glabra) si usano soprattutto le radici dure e fibrose, ma una volta trasformate in bastoncini ed essiccati, possono essere utilizzati in svariati modi.

C’è chi ama succhiarli e masticarli così come sono, approfittando della loro azione pulente e antinfiammatoria o chi, come me, preferisce tritarli per dolcificare le tisane, i dolci e i liquori. Se proverete una volta ad aggiungere dei piccoli pezzetti di radice di liquirizia alle vostre tisane non smetterete più: perché  assumono un gusto irresistibilmente gradevole.

La glicirrizina contenuta nelle radici risulta essere 50 volte più dolce dello zucchero!

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E’ l’arancio amaro (Citrus aurantium) l’agrume più rustico e facile da coltivare. Ho tre piante in giardino che sono sopravvissute a tutto: alla mia disattenzione, alle estati torride e alle gelate tardive e intense. Dopo il gelo ho dovuto tagliere drasticamente tutti i rami secchi, ma poi la vegetazione è ripartita rigogliosa come se niente fosse stato.

Possiamo coltivarlo sia nell’orto, in un angolo ben esposto, o sul terrazzo, in un bel vaso capiente. E’ un alberello molto decorativo, con foglie lucide e sempreverdi, fiori profumatissimi e frutti arancio, che illuminano il giardino anche durante le stagioni più grigie.  Le arance, è vero, sono amare, ma possono essere utilizzate per preparare ottime marmellate, per fare scorze candite e per fare meravigliose decorazioni natalizie. I fiori, oltre che profumare tutto il giardino, hanno proprietà benefiche a non finire, e potremo impiegarli per preparare tisane che alleviano il mal di stomaco e conciliano il sonno.

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La Stevia rebaudiana è una delle piante più di moda in questo momento. Tutti la conoscono come il dolcificante naturale per eccellenza e da quando lo zucchero è sotto accusa per i danni causati, la Stevia è l’alternativa migliore che abbiamo, se non vogliamo rinunciare a un po’ di dolcezza.

Ma le mode passano e la Stevia resta per fortuna, anzi è sempre stata là, anche prima che i riflettori fossero puntati su di ‘lei’. Anche se molti ne conoscono l’esistenza non è detto che ne conoscano le importanti virtù terapeutiche, contenute nelle sue foglie verde smeraldo.

 

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MalvaLa malva (Malva sylvestris) era considerata, già in epoca rinascimentale, “guaritrice di ogni male”. La sua fama ha origini lontane e la sua efficacia è comprovata dall’uso prolungato che ne è stato fatto negli anni. Generazione dopo generazione, la malva resta uno dei rimedi più affidabili contro tosse, raffreddore, laringite, mal di denti, gengiviti e arrossamenti della pelle (ottima applicata sui foruncoli o sull’acne) . Personalmente ricordo il vasetto di malva, custodito gelosamente da mia madre, sempre a portata di mano in inverno! In primavera si passava direttamente ‘dal campo alla tazza’. Al primo accenno di malessere c’era la tazza di malva e le parole di mia madre che dicevano ‘sfiamma e depura’.

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Buongiorno,
ho un vasetto di alluminio con semini di rosa nera e un pugnetto di vermiculite.
Le istruzioni non sono chiare e non so come piantarli; devo aggiungere terriccio o parto solo con i semi e la vermiculite?
Grazie per l’aiuto
(Fulvia)

Risposta

 

Buongiorno Fulvia,
la vermiculite – leggi attentamente l’articolo che trovi nel link – è un materiale che se ben usato coaudiuva realmente le operazioni di semina in vaso in quanto è un naturale ritentore idrico cioè assorbe l’acqua d’irrigazione e la rilascia poi gradualmente alla pianta; inoltre funziona anche come materiale drenante dei terricci per la semina, per questo motivo ti suggerisco di utilizzarla come scritto qua sotto:
1- mischia la vermiculite – una minima parte – con il terriccio, allo scopo di alleggerirlo e renderlo così più drenante
2 – una volta riempito il vaso ed eseguita la semina distribuisci uno strato puro di vermiculite sulla superficie del vaso, tale copertura sevirà a proteggere il terreno dalle evapotraspirazioni favorendo così la germinazione dei semi.
Salute e buon orto!

Salve,
sono un lettore dei vostri articoli, molto apprezzati da tutti quelli che trovano le soddisfazioni piu’ semplici e importanti della buona terra.
Abito a Villongo – lago D’Iseo.
Gentilmente volevo chiedere alcune cose: e’ da tanti anni che faccio l’orto a casa mia, anche se non e’ grande, ma raccolgo parecchi prodotti, avendo a disposizione del letame di capra.
Oltre a vangarlo al momento giusto, faccio anche del colaticcio con questo letame; ora chiedo: perdo azoto, fosforo e potassio con detto colaticcio o rimangono inalterate le proprieta’? Ringrazio e aspetto di leggervi.
(Luigi – lago d’Iseo – Lombardia)
Salute e buon orto!

Risposta

Ciao Luigi,
grazie per i tuoi apprezzamenti al nostro lavoro, sempre di squadra.
Il letame che utilizzi è praticamente il migliore; quando tu dici che fai il colaticcio intendi dire che metti in bagno d’acqua tutta la massa di letame e poi irrighi con tale soluzione, giusto? In quel caso molte delle sostanze finiscono nella soluzione concimante è non vanno disperse, invece la massa residua avrà meno potenza, ma comunque sarà sempre ottima da mischiare alla tua terra…che ti ringrazierà sempre.
Salute e buon orto.

Buonasera, coltivo un orto completamente biologico da 4 anni. Sono un appassionato di tecniche di coltivazione e sementi antiche.  Ho qualche gallina che amo vedere razzolare.

Ho visto il buon risultato che dà la consolida, ma cosa la differenzia dall’ortica? Conoscete il compost tea? Volevo inserire un commento, ma non ci sono riuscito…

(Marco-Brescia)

Risposta

Ciao Marco, direi che la consolida ha caratteristiche più fertilizzanti (rende il terreno più ricco e fertile) di quante non ne abbia l’ortica, ma l’ortica ha proprietà più curative (contro afidi, cimici e parassiti vari) pure avendo anch’essa caratteristiche energizzanti. L’una tuttavia non esclude l’altra e insieme possono creare una sinergia veramente utile al benessere dell’orto.

Il compost tea non lo conosco personalmente, ma ho letto qualcosa sulla sua efficacia e sulla facilità di somministrazione.

Quanto al commento che non sei riuscito ad inviare, posso solo dirti che ne ricevo molti e forse c’è stato solo un problema momentaneo in rete. Riprovaci ma se avrai ancora difficoltà fammelo sapere.  Un saluto e Buon Orto?

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