Un racconto per conoscere gli aspetti botanici e colturali dell’olivo

Pianta di Olivo

Salve Ortisti, una confidenza.

Se dovessi scegliere una pianta per amico, questo sarebbe l’olivo, praticamente un fratello.

Fu Sergio, il mio babbo, che, decenni fa, senza saperlo, me lo presentò, giusto a partire dal tronco.

Accadeva che, a fine estate, mio padre arrivava su un trattore carico di legna mista.

Io lo aspettavo a festa per aiutarlo a prepararci per l’inverno, segando, con sua paziente insegna, quercia, carpine e leccio.

Fra questi pezzi di bosco si nascondeva sempre della legna che proveniva dal nostro campo, era la legna d’olivo. Quell’odore dolce, dalla fine segatura giallastra, è rimasto da allora sempre fra le mie esperienze emotive profonde…un carico di legna mistico, oltre che misto!

Crescendo, poi, ho continuato il mio viaggio di conoscenza dell’olivo e, dal tronco, sono risalito ad esplorarne la chioma, tagliando ed ordinandone i rami. Ancora oggi, come allora, ne sono profondamente affascinato.

Per questo, se volete, ve lo presento.

Legno di olivo

“Piacere sono l’Olivo o Ulivo, mi chiamo Olea Europea e sono il pronipote domestico, coltivato nei campi, del mio bisnonno selvatico, L’Oleastro, Olea europea var. Silvestris.

Non giudicatemi vi prego. Anche se ora sembro un albero ordinato e ‘rileccato’, la mia vera natura è quella di essere un cespuglione arruffato: non uno ma più tronchi mi nascono dalla base (il colletto) rendendomi una pianta a crescita basitona, e nella chioma ho tanti rami fitti fitti. Sono definita una pianta ad alta capacità pollonifera, proprio per la grande quantità di rami che produco

Di certo sono una pianta rustica e frugale. Voi esseri umani mi avete fatto viaggiare dal mio luogo d’origine, le coste del Mediterraneo (Nord Africa, Grecia, Spagna…), fin dentro l’Europa e ultimamente cercate di coltivarmi anche in Giappone. Se non sono adattabile io, chi lo è?

Ho solo bisogno di terreni ben drenati (non pesanti) e di atmosfere soleggiate (sono una pianta eliofila). Mi ammalo, e anche muoio, se mi rimane umidità nelle radici o nella chioma.

Tronco di olivo

Per quanto riguarda la qualità dell’aria mi avvantaggio, oltre che del sole, anche del vento: per cortesia piantatemi dove c’è circolazione d’aria, sto meglio, e mi aiuta nell’impollinazione che è anemofila, cioè è il vento che trasporta il polline.

Vivo anche se mangio poco ma, se mi date azoto (tanto azoto) allora non vi deluderò, producendo per voi chiome verdi e gentili. 

A proposito, sono pianta sempreverde, le mie foglie infatti vivono circa tre anni, le cambio scalarmente e non tutte insieme. Mi cadono in inverno e rinascono in primavera; appena nate, sono tenere, mentre già in estate diventano dure e pungenti. Sono fatte così non per ostilità credetemi ma perché mi servono a resistere al sole e a non cedere alla siccità. Per queste foglie mi classificano come pianta sclerofilla, al pari delle mie parenti mediterranee quali, leccio, corbezzolo, ecc.

A differenza degli altri frutti (ciliegi, peri, meli…miei cugini di campagna) sono pianta ‘borderline’, mi colloco e viaggio cioè sul confine, mai netto, che c’è tra il selvatico e il coltivo, il bosco e la campagna.

Non mi spoglio mai, dicevamo, e per questo non dormo mai completamente in inverno, come fanno le altre piante caducifoglie. Tecnicamente sono pianta quiescente e perciò mai dormiente; significa che sono sempre disposta a crescere, estate e inverno, basta che le condizioni vegetative, di temperatura e di umidità, non siano mai estreme.

Foglie di olivo

Cresco bene da me, anche senza il vostro aiuto agricolo, sviluppo chiome gonfie e armoniche che porto in alto e in largo fino a quando ho spazio, in cielo come in terra.

Certo è che se mi volete addomesticare a misura delle vostre esigenze colturali dovrete tagliare i miei rami legnosi, a partire dall’alto e poi nel centro, affinché la mia chioma risulti più bassa e ariosa.

Potatemi da novembre ad aprile, naturalmente dopo la raccolta e nel rispetto della fioritura.

Per quanto riguarda il materiale che cade con la potatura (la risulta), vi dico che le mie foglie saranno un ottimo compost per la terra che vorrete arricchire; il mio legno, marezzato di marrone scuro può essere utilizzato per produrre oggetti d’arte e artigianato ed è anche ottimo per stufe e camini. Insomma, quello che si dice in Toscana del maiale, vale anche per l’olivo…non si butta via nulla.

Come accade in natura, però, anche per me ci sono un sacco di concorrenti che mi insidiano per  succhiarmi energie. Questi sono principalmente i funghi patogeni come l’occhio di pavone (Cycloconium oleaginum Cast.) o anche la piombatura dell’olivo (Mycocentrospora cladosporiodies Sacc.).

Per prevenire tali malattie, mi bastano leggere potature e, specialmente in primavera ed autunno, un po’ rame fra i capelli (trattamenti alla chioma a base di rame metallo).

Quando si tratta di riprodurmi, lo faccio in abbondanza. In maggio, il miei rami diventano bianchi grazie ai miei tantissimi e piccolissimi fiori (la mignola) e, ricurvi sotto peso della fioritura, piangono lacrime di polline giallissimo.

Dei fiori che produco però solo il 3% diventa frutto (botanicamente una drupa).

Le olive maturano naturalmente da metà ottobre in avanti e secondo natura rimarrebbero sulla chioma anche fino al marzo successivo, se qualcuno non le raccogliesse. Per questo mi raccomando a voi umani, raccoglietele in tempo, ancora non mature del tutto. Oh gente, che sia chiaro… le olive le porto io ma l’olio extra vergine (quello buono) poi lo dovete fare voi.”

Stefano Pissi

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