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Se maggio è il mese delle rose, forse vale la pena dedicare un po’ di attenzione alla regina delle selvatiche: la rosa canina, chiamata anche rosaspina, rosella, spina novella e molti altri nomi dialettali.

Quel ‘canina’ deriva dal fatto che Plinio il Vecchio, antico scienziato romano, raccontò che un legionario era stato guarito dalla rabbia contratta dal morso di un cane, grazie ad una pomata ricavata appunto dalla rosa canina. Quanto questo sia vero non ci è dato saperlo, ma più tardi Linneo nel 1700, nell’attribuire i nomi a ogni specie botanica, restò fedele a quanto riferito dal suo predecessore romano, e la qualificò come Rosa sylvestris inodora seu canina  ovvero ‘Rosa selvatica inodore altrimenti detta canina’. Oggi anche gli anglosassoni la chiamano dog rose.

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Foglie di rafano inizio primavera

Dall’acqua al vaso, per poi finire in piena terra ai piedi dell’olivo. La storia della pianta del rafano che ho nell’orto è lunga e piena di peripezie.

Ha inizio a casa della mia amica EvaMaria, austriaca trapiantata da molti anni sulle pendici delle Alpi Apuane e adesso mia vicina di casa. Conoscitrice di rimedi naturali, EvaMaria coltiva il rafano in un grande vaso, convinta che nessuno possa fare senza delle proprietà curative di questa pianta, tantomeno le sue amiche più care.

Per questo ogni anno, quando rinnova la pianta, la estrae dal vaso, prende alcune parti di radice che le occorrono per il suo uso personale, mentre altre le mette in vasetti di vetro pieni di acqua, le fa radicare e le distribuisce alle amiche.

Un buon modo per prendersi cura degli altri.

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Come coltivare il giacinto in piena terra o in vaso

Hyacinthus orientalis in piena terra

Mi piace avere in casa dei fiori. Non solo quelli del mio giardino, ma anche quelli che trovo nei boschi o lungo le strade di campagna quando vado a camminare. Fiori, foglie, frutti, rami… va bene tutto, basta portare dentro le mura di casa un po’ di ciò che c’è fuori. Un colore, un profumo, una stagione. Qualcosa che solletichi i sensi, spesso addormentati e poco utilizzati.

Questa volta ho deciso di portare in casa l’attesa. Ho acquistato tre bulbi di narciso. Tre bulbi, tre euro. Lo sforzo economico è stato minimo. Ma invece di interrarli in giardino come faccio sempre, ho deciso di portarli dentro casa. Immagino che tutti conoscano la bellezza e il profumo di questo fiore, perché in questa stagione vengono venduti un può ovunque, perfino nei supermercati.

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come coltivare il fico d'IndiaColtivarlo è facile, basta prendere una pala (così si chiama la sua foglia) e conficcarla per metà nel terreno. Poi farà tutto da solo. Il fico d’India (Opuntia ficus-indica) non è una pianta per tutti i palati e neppure per tutti gli orti. Le sue spine fanno di tutto per rendere il suo frutto poco simpatico e inaccessibile. Tuttavia la sua bellezza è indiscutibile e una volta che avremo preso confidenza con il suo sapore inconsueto e dolciastro, difficilmente riusciremo a farne a meno.

 

POSIZIONE E TERRENO

Dovremo piantare il fico d’India in una zona del giardino poco frequentata, dove si passa raramente per evitare contatti ravvicinati con le sue spine. Per una volta non dovremo preoccuparci della qualità del terreno, se è arido, sassoso e poco fertile al fico d’India non importa un ‘fico secco’, perché si adatterà ugualmente e produrrà generosamente i suoi frutti ambrati, dolci e succosi.

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Come coltivare la liquiriziaNon è semplicissimo, ma può essere divertente coltivare cespugli di liquirizia! Il suo sapore è dolce, piacevole e amato da tutti. Della liquirizia (Glycyrrhiza Glabra) si usano soprattutto le radici dure e fibrose, ma una volta trasformate in bastoncini ed essiccati, possono essere utilizzati in svariati modi.

C’è chi ama succhiarli e masticarli così come sono, approfittando della loro azione pulente e antinfiammatoria o chi, come me, preferisce tritarli per dolcificare le tisane, i dolci e i liquori. Se proverete una volta ad aggiungere dei piccoli pezzetti di radice di liquirizia alle vostre tisane non smetterete più: perché  assumono un gusto irresistibilmente gradevole.

La glicirrizina contenuta nelle radici risulta essere 50 volte più dolce dello zucchero!

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Se dico la parola susino, nella mia mente riaffiora l’immagine di un albero di media grandezza, carico di tantissimi piccoli frutti gialli o rossi, dolci e succosi. Sotto a quella chioma ci facevamo delle scorpacciate incredibili, seguite dall’inevitabile mal di pancia, derivato dall’abuso.

DOVE COLTIVARE IL MIRABOLANO

Il susino del mio immaginario altro non è che il Prunus cerasifera o mirabolano che dir si voglia. Una pianta rustica e resistente ai parassiti, che si adatta a qualsiasi tipo di terreno, ma predilige quelli asciutti e di media fertilità. Cresce preferibilmente in zone aperte, arieggiate e soleggiate. Proprio per questa sua straordinaria adattabilità viene utilizzato spesso come porta innesto per molte altre specie di drupacee.

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Quest’anno ho dovuto rivedere la terrazza dell’aromatiche, perché non tutte le essenze che avevo piantato si sono comportate come avrebbero dovuto o forse, è meglio dire, come io avrei voluto. Hanno seguito la loro indole e si sono insediate, come meglio credevano, nel luogo che avevo loro assegnato. Ma praticare giardinaggio sostenibile in fondo è proprio questo: osservazione, comprensione e adattamento. Occorre assecondare le esigenze delle piante e correggere ‘il tiro’ per mantenere almeno un po’ il disegno che abbiamo in mente.

Per esempio avevo pensato di raccogliere nella prima terrazza cinque diverse varietà di menta. Una di fianco all’altra. Non va bene!

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Del topinambur, come di molte altre piante familiari all’orto, ho già scritto su questo blog. Tuttavia questa volta voglio raccontarvi come sono arrivata ad avere un raccolto sorprendente, da un solo tubero di topinambur, piantato là, un po’ per caso, nel bel mezzo del mio orto-giardino, che è ancora ‘tutto da fare’, avendo cambiato casa da poco.

Il topinambur è arrivato, insieme a Stefano, l’amico che mi dà una mano in giardino, all’inizio della primavera scorsa. “Ho qualche Topinambur di troppo – ha detto – Li vuoi? Dove possiamo metterli?”. Io, che dalla mia terra non mando via nessuno, neanche l’erba più infestante, mi sono guardata intorno un po’ smarrita. In quel marasma, che è il mio giardino in divenire, nessuna pianta sa ancora dove stare, per questo quando devo trovare posto ad un nuovo arrivato, vengo assalita da un leggero sgomento.

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La gelata tardiva dello scorso anno, quando le temperature sono scese a -7°, ha fatto molti danni nel mio giardino. Oltre alla morte di qualche olivo, ha decretato anche la morte di alcune piante di aloe. Avevo una bellissima Aloe arborescens e qualche Aloe vera, quando è arrivata la gelata alcune erano già in fioritura. […]

Il rabarbaro (Rheum rhabarbarum) è ancora poco conosciuto in Italia, mentre ne fanno un gran uso i nostri cugini d’Oltralpe. I francesi lo coltivano un po’ ovunque, perché utilizzano i carnosi piccioli per fare ottime marmellate e gelatine, ma è ingrediente importante anche di molti altri piatti.

Avere sempre qualche ortaggio sconosciuto in giardino stimola la curiosità e l’apprendimento. Perché allora non scegliere il rabarbaro come prossimo ‘ospite’ da scoprire? E’ sicuramente un ortaggio ornamentale, per le grandi foglie e per i fusti rossi presenti in quasi tutte le varietà, e prelibato per il suo sapore unico.

Dove posizionarlo – E’ una pianta perenne che occupa un certo spazio, meglio dunque posizionarlo in una zona dell’orto dove possa crescere senza disturbare ed essere disturbato.

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