“Chi vuol fare un buon agliaio lo ponga a gennaio”, ecco dunque il primo ortaggio da mettere in terra in questo inizio d’anno, se non l’abbiamo già fatto nei mesi scorsi.
Ricordiamoci di usare gli spicchi esterni più grossi e metterli in terra a 4 cm di profondità, non di più!
Cipolle e scalogni potranno fare compagnia all’aglio. Poniamo i bulbilli a 3 cm di profondità. Teniamo in mente questa regola: se il terreno è leggero e sabbioso, potremmo mettere i bulbilli anche un poco piò a fondo, se invece il terreno è argilloso e pesante, occorre stare più in superficie.
Ottimo in questo periodo anche dedicarci al compost: sebbene in inverno la trasformazione degli scarti si fermi a causa delle basse temperature, noi possiamo arieggiare il mucchio di resti e arieggiarlo col forcone, in modo che in seguito possa decomporsi meglio grazie ai microrganismi che riprendono vita.
Proteggere il terreno e le colture dal freddo
La maggior parte degli ortaggi non tollera le temperature di 0°C o inferiori con danni irreparabili: vedremmo cavolfiori che diventano neri, e finocchi e radicchi che “lessano”. Quindi, per tutti gli ortaggi che ancora non sono arrivati al momento del raccolto, è importante una protezione.
Cavolo nero, rapa e porro sono ortaggi invece molto resistenti, ma si avvantaggiano anch’essi di una copertura del suolo, cioè una pacciamatura, che preservi il terreno dal gelo, e quindi salvi le radici.
Negli inverni miti la pacciamatura serve anche in inverno, seppur limitatamente, a ostacolare la nascita delle erbe infestanti, tra cui la Stellaria media, o Centonchio, tipica erba spontanea invernale, che però è anche commestibile!
La pacciamatura può anche avere lo scopo di coprire il terreno lavorato in autunno nell’attesa delle prime semine di fine inverno. In questo modo si manterrà più soffice perché meno soggetto alle piogge battenti.
Materiali consigliati
Per realizzare la pacciamatura possiamo scegliere materiali naturali come paglia, foglie secche, fieno, cippato di legno, compost maturo. Tutti questi prodotti che di fatto sono scarti di altri lavori, vanno messi in strati di spessore di 5–10 cm, evitando almeno in inverno degli accumuli eccessivi che possono favorire marciumi o ristagni idrici.
Protezioni fisiche
A gennaio gli orti possono ancora ospitare gli ultimi broccoli e cavolfiori, radicchi ed endivie e persino finocchi. Tutto questo va protetto perché arrivi al raccolto senza danni da freddo.
Può anche capitare che si abbiano le fave già in fioritura, a causa di una semina autunnale e un inverno mite. Le piante in fioritura sono a rischio quindi è opportuno coprirle con:
- teli di tessuto non tessuto, (TNT) da stendere sopra la coltura fissandoli alle estremità mediante ciocchi di legno o pietre, in modo che non vengano strappati via dal vento. Questo materiale è isolante, ma traspirante e consente anche alla pioggia di raggiungere la coltura.
- Serre o tunnel, di cui esistono tantissimi modelli di varie misure, anche pensati per i privati. Possiamo anche crearci autonomamente dei mini tunnel, usando come archi dei rami di salice, notoriamente flessibili, e coprendoli con del film plastico. Gli stessi archetti potranno in futuro essere riciclati per metterci delle reti, ad esempio per proteggere le fragole dagli uccelli, quindi sono un buon investimento! Se si allestiscono serre, tunnel e mini tunnel, poi diventa fondamentale la gestione dell’aerazione e della condensa: bisognerà aprire periodicamente le coperture nelle giornate miti e nelle ore centrali, per evitare le malattie fungine. A volte si rendono necessarie delle protezioni aggiuntive se molto freddo: ad esempio stendere il TNT su colture che si trovano già sotto tunnel. Ma è bene limitare questa pratica per evitare sovraccarichi di copertura, con rischio di scarsa luce e soffocamento delle piante.