Come raccogliere un seme nel bosco e farlo diventare un albero

Abbiamo chiesto a Pino Baggiani, ricercatore e coltivatore di piante indigene, di spiegare ai bambini come fare crescere un albero

Imparare dalla natura

Pino Baggiani è un appassionato, ricercatore, coltivatore e divulgatore di piante indigene. Ascoltarlo è un po’ come portarsi a casa un pezzo di bosco. Le sue parole raccontano le bellezze vegetali di cui i nostri territori sono ricchi: gli arbusti della macchia mediterranea e gli alberi che popolano le nostre colline e si arrampicano sulle pendici dei nostri monti.

Quercia, come farla crescere da seme

Già a 5 anni seguiva baldanzoso i suoi genitori e suoi zii, nelle passeggiate nei boschi. Tornava a casa con i graffi sulle gambe, procurati dalle spine di qualche arbusto troppo irruente, ma con le tasche piene di semi da piantare e di foglie da osservare. Una volta a casa entrava nel giardino e nell’orto con la nonna, che con fiori e ortaggi contribuiva a cimentare ancor più nella sua mente la passione per le piante. Tanto che da adulto ha deciso di mettere su un vivaio dedicato alle piante indigene toscane, un segmento un po’ ‘snobbato’ dal vivaismo attuale perché considerato poco commerciale.

La curiosità di Pino verso il mondo vegetale non si è mai spenta. “La soddisfazione di vedere nascere una giovane pianta è immensa. Dare la vita ad un essere vivente, più superiore e evoluto di noi, è molto gratificante. Sulla loro superiorità non c’è alcun dubbio, basti pensare che le piante sono esseri sessili, che non si possono muovere, e nonostante tutto sono qui da prima di noi e resteranno qui dopo di noi. E da loro dipende la nostra vita”.

Pino cammina ancora oggi nei boschi, fa lunghe passeggiate alla ricerca di qualche pianta da aggiungere alle sue collezioni. Con gli occhi piantati addosso alle fronde degli alberi e ai cespugli del sottobosco, alla ricerca di bacche, semi e fiori. I più preziosi e ambiti sono quelli che appartengono agli esemplari più belli e monumentali, saranno quelli che utilizzerà nel vivaio per la riproduzione di nuove piante. Piante madri e semenzai si susseguono nel suo vivaio, dove la capacità di attecchimento di qualsiasi seme è elevatissima. Forse usa un terriccio miracoloso? Pino sorride e dice: “Per le semine uso solo torba, stallatico del pastore e cippato ottenuto dalle potature degli olivi”.

Mentre rientro a casa, dopo avere parlato a lungo con Pino e averlo immaginato perfino bambino, mi chiedo che mondo sarebbe se ancora oggi fosse data ai bambini la possibilità di conoscere meglio le piante e di sviluppare la loro spontanea curiosità verso ciò che li circonda e dà loro vita… Sicuramente un posto migliore.

Piantare un albero è un gesto utile e simbolico

Spinta da questa convinzione ho pensato che nessuno meglio di Pino avrebbe potuto raccontare ad un bambino quali passi occorre compiere per fare crescere un albero. Sono pochi, semplici e se ben fatti porteranno a un successo sicuro: un nuovo albero nel nostro orto o nel nostro giardino o meglio ancora in un luogo triste e vuoto a cui dare nuova vita. Perché di questo si tratta. Piantare un seme e fare crescere un albero significa partecipare attivamente al ‘mistero della vita’.

E’ un gesto utile quanto simbolico. Utile perché sappiamo che ogni albero fornisce a noi e alla terra refrigerio, ossigeno, acqua e cibo. Ma sappiamo anche che se ciascuno di noi piantasse un nuovo albero contribuiremmo a risolvere un problema così difficile e complicato come quello del cambiamento climatico. Simbolico perché non esiste gesto più eloquente ed efficace per connettersi alla vita, alla natura e al sacro.

Dal seme all’albero

Il primo passo da compiere è quello di cercare e trovare il seme. “Il modo più semplice è fare una passeggiata nel bosco. In pianura, in collina o vicino al mare poco importa, ogni luogo ha le sue piante, nelle zone più umide troveremo le farnie, in quelle più siccitose vicine al mare le sughere e in collina troveremo le roveri, in ogni caso sarà difficile tornare a casa senza avere trovato una ghianda”. La quercia può essere un buon punto di partenza perché ha il 90% di probabilità di germinare.

Ma quale è il periodo migliore per raccogliere il frutto? “E’ la natura che ce lo dice. Se impareremo ad osservare la natura non sbaglieremo mai. Quando il seme è maturo la pianta lo rilascia e noi potremo raccoglierlo e questo avviene dai primi di ottobre a dicembre. Alle nostre latitudini quasi tutti gli alberi fanno cadere i loro frutti nel periodo autunnale”.

Una volta in possesso della ‘nostra’ ghianda dobbiamo sapere quando e dove metterla a dimora. “Anche in questo caso dobbiamo guardare a come si comporta la natura. Se la pianta in autunno perde le ghiande significa che quello è anche il momento migliore per interrarle. E’ possibile conservare i semi ma solo se ci sono delle buone motivazioni. I nostri contadini conservavano i semi di alcuni ortaggi fino a primavera perché erano così preziosi da non volerne perdere neppure uno. Un inverno troppo gelido o troppo piovoso avrebbe potuto compromettere la salute del seme e la nascita delle nuove piante, ma nel nostro caso non ha senso, anche perché un seme va conservato molto bene se non vogliamo sia soggetto a muffe, malattie, insetti”.

Quindi procuriamoci dei vasetti di 10 cm di diametro riempiamoli con del terriccio può essere universale, di bosco o semplicemente della terra di giardino, l’importante è che sia friabile e non argillosa, e poniamoci dentro il seme. Come dobbiamo posizionarlo? Pino risponde alla mia domanda con un’altra domanda “Come cade per terra? In piedi o in orizzontale? Come ti ho già detto basta osservare la natura per avere la risposta”.

“Per aumentare le probabilità di attecchimento, possiamo anche mettere due ghiande in ogni vasetto, magari ben distanziate, in modo che se nascessero ambedue, una può essere facilmente estratta e messa in un altro vasetto”. Per tutto l’inverno non dovremo fare niente se non lasciare i nostri contenitori all’esterno, in modo che possano avvalersi delle piogge stagionali. “In aprile-maggio, se saremo stati bravi e un poco fortunati vedremo spuntare i germogli”.

Una volta spuntato il germoglio dovremo aiutare il nostro giovane albero a crescere. “L’acqua è importantissima e di conseguenza le annaffiature sono fondamentali. In primavera bagneremo quando il terreno è mediamente asciutto, mentre in estate, quando le temperature si alzano, annaffieremo tutti i giorni”.

Quando la pianta sarà alta circa 15 centimetri dovremo pensare al rinvaso. Procuriamoci un vaso di 20/25 centimetri di diametro e poniamoci dentro la giovane pianta, avendo cura di riempire gli spazi vuoti con del buon terriccio, premendo leggermente. 

L’ultimo step sarà la messa a dimora dell’albero.  “A metà ottobre del terzo anno, quando la nostra pianta avrà raggiunto il metro di altezza, sarà giunto il momento di toglierla dal vaso e metterla nel luogo che desideriamo. Ancora una volta sarà la natura a parlarci: se la pianta è abbastanza robusta da superare le erbacee che la circonderanno, se è abbastanza alta da potersi guadagnare il sole, significherà che per lei è arrivato il tempo di essere messa in piena terra”.

Sarà sufficiente scavare una buca un po’ più grande del vaso in cui è contenuta, accertarsi che il terreno sia abbastanza leggero e non argilloso, e che il luogo sia privo di ristagni di acqua. In caso contrario dovremo provvedere a mettere sul fondo dei sassetti o dell’argilla espansa.

Riempiamo la buca di terra , comprimendo bene e mettiamo un piccolo tutore per proteggerla dal vento forte o da altri fattori che potrebbero mettere a rischio la sua stabilità. Potremo sospendere le annaffiature fino a primavera, ma poi dovremo riprenderle rispettando gli stessi criteri che ci guidavano quando era in vaso. Dovremo dare il tempo alle radici di riprendere la crescita e alla pianta di acclimatarsi nel nuovo luogo. Sospenderemo le cure e le irrigazioni dopo il secondo anno.

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