L’orto-giardino di Stefania, un intreccio di erbe spontanee, ortaggi, alberi e arbusti

A Pietrasanta Stefania ha creato un orto-giardino che si inserisce in armonia e quasi impercettibilmente nel paesaggio che lo accoglie, dove le ‘erbacce’ sono di casa per salvaguardare la fertilità della terra e la biodiversità

La storia dell’orto-giardino

Doveva diventare un campo di calcio e in invece si è trasformato in un orto-giardino. Inizia così la storia di questo pezzo di terra ai margini di Pietrasanta, nell’entroterra versiliese ai piedi delle Alpi Apuane.

L’orto-giardino di Stefania Brandinelli, pittrice, scultrice, contadina e tessitrice in pectore, è ancora giovane. Stefania insieme al suo compagno e ai suoi figli arrivano qui nel 2015, quando la passione della terra, che si era insinuata nell’animo di Stefania, necessita di un luogo dove mettere radici.  L’intento iniziale è di dare un piccolo orto a Stefania e trasformare il resto della terra in un campetto di calcio. Ma la passione di Stefania diventa incontenibile, dilaga e invade le terre limitrofe e il progetto del campetto di calcio viene presto dimenticato. Stefania molla definitivamente pennelli e scalpello e impugna la zappa.

Gelso in orto-giardino -InOrto

La curiosità e la necessità la spingono a raccogliere il maggior numero di informazioni possibili per capire quale sia l’impronta più adatta alla sua ‘nuova opera’, fatta di terra, di piante, di acqua, di humus, di microrganismi e animaletti vari. Si apre per lei un periodo di corsi, di incontri, di apprendimento, alla ricerca di un’impronta leggera e meno impattante possibile sull’ambiente, Stefania studia e approfondisce pensieri e tecniche ‘alternative’ che limitano l’intervento dell’uomo allo stretto necessario, che impiegano le ‘erbacce’ per salvaguardare la fertilità del suolo e la biodiversità, e che consociano spontanee, arbusti, alberi e piante ortive per ottenere cibo con il minor dispendio di risorse e energie.

Il risultato della sua ricerca è oggi sotto i nostri occhi: un orto-giardino quasi impercettibile che si inserisce in punta di piedi, senza rumore e senza forzature nel paesaggio che lo accoglie. Un intreccio tra piante spontanee e piante coltivate, dove leggera si è inserita la mano di Stefania, per tessere una tela naturale e viva che non disturbi niente e nessuno, ma che anzi possa donare verzura, rifugio, ristoro e cibo alle piante, agli animali, all’uomo. E Stefania gli assomiglia.

Non ci resta che andare a visitarlo…

La descrizione dell’orto-giardino

Un cancello sul verde è l’accesso all’orto-giardino di Stefania. Fuori dal cancello una falciatrice arrugginita e soffocata dalle erbe anticipa quello che troveremo dentro, come a dire a chi entra: “Se non amate le erbacce potete restare fuori”.

Dentro ci accoglie un gelso enorme i cui rami, mai potati, toccano terra. Sotto la sua chioma, un rifugio d’ombra. Quel gelso è forse il punto di riferimento spaziale più forte all’interno del giardino, assieme al grande bambuseto che ne delimita il confine di sinistra.

Orto-Giardino : Calendula e finocchi - InOrto

Un primo senso di smarrimento e meraviglia e poi iniziamo a camminare. Con un po’ di attenzione si riescono o a individuare i sentieri, gli unici luoghi che conoscono la lama della falce, dove l’erba è più bassa. Tutto intorno è caos verde.

I viottoli cercano di seguire le curve di livello del terreno, segnate dalle alberature preesistenti, e sono delimitati perlopiù da canne di bambù stese a terra, a cui sono addossati spessi strati di pacciamatura derivata dagli sfalci, con l’intento di trattenere più umidità possibile. L’acqua è risorsa preziosa e molte scelte, in questo luogo, sono dettate da questa consapevolezza.

Stefania raccoglie in grandi contenitori l’acqua piovana che scende dal tetto del piccolo annesso agricolo, che funge anche da serra, e la usa per i momenti di emergenza. Finita quella per le piante c’è solo la sete. C’è anche un piccolo stagno, ma serve per creare biodiversità vegetale e animale e non per irrigare.

Le erbe spontanee spadroneggiano rigogliose e fanno da cuscino ai numerosi alberi da frutto: meli, peri, cachi, nespoli, giuggioli, kiwi, feijoe, susini e perfino un piccolo arancio che reclama sole tutto il giorno.

Orto-giardino : Bieta e ranuncoli - InOrto

Gli ortaggi si confondono in quel mare vegetale di maggio, ancora umido e fiorito: occhieggiano, si nascondono, spariscono e riappaiono. Occorre avere un occhio allenato per individuarli tutti, così come per le aromatiche. I riferimenti visivi a cui appellarsi non sono molti: le canne dei pomodori, la pergola in legno predisposta per i kiwi e qualche cartellino che Stefania dissemina qua e là per ricordare l’esatta ubicazione di alcune piante.

Va meglio con gli arbusti e gli alberi che emergono e con la loro altezza danno struttura, ombreggiano e offrono riparo a quegli animali che non trovano ricovero tra l’erba. Fra questi ho intravisto aceri, teucrium, viburni, eleagni e molti altri. Difficile fare un elenco dettagliato dei vegetali presenti nell’orto di Stefania, meglio tuffarsi e farsi trascinare dai sensi.

Qui la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto e il gusto trovano sfogo e nutrimento, ma occorre anche ‘conoscenza’ se vogliamo nutrire il nostro corpo oltre che la nostra anima. I piedi devono sapere dove posarsi se non vogliamo calpestare ciò che è vivo, gli occhi devono sapere riconoscere le piante per suggerire alle mani ciò che può essere raccolto e mangiato.

Il pensiero dell’orto-giardino

Nell’orto-giardino di Stefania quasi tutto è commestibile, ma mentre è facile piantare un pomodoro e poi mangiarlo è più complicato conoscere tutte le piante spontanee, le loro proprietà e qualità, e sapere se sono edibili o no.

Le piante spontanee si mischiano ovunque a quelle coltivate. Ortica, borragine, silene, cicerbita, equiseto, cardo del lanaiolo, centocchio, aglio triquetro, tarassaco, menta, melissa, consolida si uniscono in unico abbraccio con sedano, origano, salvia, rosmarino, ravanelli, biete, cipolle, fave, finocchi, piselli, pomodori, carciofi, fragole, zucche.

Ma quanto può produrre un orto così? Questa è la domanda che sorge spontanea tra chi è abituato a coltivare secondo tradizione, tra chi, seppure adottando tecniche assolutamente sostenibili e rispettose della terra, guarda all’orto come a un luogo deputato alla produzione di cibo in quantità.

Orto-giardino di Stefania Brandinelli - InOrto

“Sono in piena sperimentazione e ancora devo comprendere come ottimizzare al meglio le risorse disponibili – spiega Stefania – ma già al momento questo luogo offre cibo a me e alla mia famiglia e non spreco energie nella pulizia e nel mantenimento di un ordine non sempre necessario. Forse richiede qualche sforzo in più nell’individuazione dei luoghi di coltivazione e nella preparazione del  terreno per gli ortaggi, ma sono certa di fare la cosa più utile per il pianeta. Non c’è bisogno di sprecare acqua quando grazie all’inerbimento e alla pacciamatura posso conservare e immagazzinare maggiore umidità nel terreno, non c’è bisogno di aggiungere concimazioni quando le stesse piante decomponendosi possono restituire fertilità al suolo, non c’è bisogno di preoccuparsi di pidocchi o funghi quando si interviene il meno possibile e si rispetta l’equilibrio creatosi, lasciando alle piante il compito di auto-difendersi”.

Il pensiero di Stefania è chiaro: meglio qualche frutto in meno, ma più rispetto per la terra e per i suoi abitanti. Meglio un uomo meno contadino e più custode.

Non sempre è facile conciliare le esigenze produttive con la necessità di consumare meno suolo possibile, conservandone l’integrità originaria e l’enorme patrimonio di biodiversità. Quale è il punto di incontro di queste due strade e fino a dove possiamo spingerci per dare soddisfazione a entrambe?

L’orto-giardino di Stefania è stato fonte d’ispirazione, ci ha instillato dubbi e ha fatto sorgere domande ma le risposte non si trovano in un solo luogo, ma in mille luoghi.

Trovare un equilibrio tra vecchio e nuovo, tra colto e incolto, tra selvaggio e domestico è la sfida di questo tempo, dove cambiamenti repentini sembrano essere dietro l’angolo. Non c’è una ricetta giusta, una formula sicura, mia piuttosto la necessità di ascoltare la voce di tutti per poi trovare un proprio equilibrio, che tenga conto e sia in armonia con la vita degli altri.

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