Location: colline toscane. Regista: Roberta. Protagonisti: fagiolini, fave, pomodori.
E’ veramente un bel film l’orto che Roberta ci propone. Un orto dove tutto sembra studiato con attenzione: i pomodori con la loro scenografica selva di canne pronte a fare da sostegno, le aromatiche (salvie, rosmarini, lavande) che ne delimitano il perimetro, i fiori che fanno capolino dalla terrazza sovrastante.
E i risultati sono sorprendenti: le foto con le ceste piene di buoni prodotti lo dimostrano.
Non c’è dubbio è un orto pieno di cura e di…amore. I pomodorini parlano chiaro.




Tutte le foto naturalmente sono di Roberta

Dopo New York, Parigi, Londra e molte altre città europee anche a Roma gli orti condivisi stanno sempre più prendendo piede, o forse è più corretto dire terreno. Spazi verdi, per lo più pubblici, abbandonati e senza manutenzione, sottratti all’incuria e al degrado da gruppi o associazioni di cittadini volenterosi di dare dignità ad aree dimenticate. Grazie all’iniziativa degli abitanti queste aree si trasformano con il tempo in orti, piccoli giardini, aree gioco, dove è possibile incontrarsi e lavorare insieme ad un progetto. In nome della natura si creano dei luoghi di aggregazione dove ciascuno è responsabile di uno piccolo spazio urbano e del verde che ne fa parte.
Volete aspettare che vostro figlio allontani il piatto da sotto il naso per spiegargli cosa sia un cavolo, una zucca o una rapa? Spero di no.
In Inverno l’orto è a riposo, dorme di un sonno profondo. I colori si sono spenti e le verdure sono pietrificate dal ghiaccio. Sembra che l’unica attività possibile sia quella di girarci i pollici.

Ponete in un piattino lo strato di ovatta ben bagnato sul quale appoggiare i fagioli, copritelo con un altro di uguale dimensione e posizionatelo in un luogo illuminato. Unico accorgimento: non fatelo mai asciugare del tutto e non tenetelo in un luogo troppo freddo. Ben presto il fagiolo radicherà e spunterà il germoglio e a quel punto potete decidere di porre le giovani piantine in un vasetto pieno di terriccio, leggermente distanziate tra loro, e continuare a osservare la loro crescita. Se i vostri figli sono in età scolare potete invitarli a documentare l’esperimento prendendo appunti e scattando foto. L’importante è che alla fine capiscano che le piante hanno bisogno, di acqua, luce e di qualcuno che si prenda cura di loro.
Inauguriamo questa sezione con un orto che non appartiene ad un singolo individuo o a una famiglia, ma addirittura ad una intera città. Durante uno dei tanti viaggi studio mi sono imbattuta negli orti urbani di Monaco di Baviera, situati vicino al magnifico Olimpiapark.

Lo so non è certo una novità, ma ogni appassionato di orto dovrebbe averlo nella propria libreria: si tratta di “GLI ORTI FELICI” di Paolo Pejrone.
