Ecco i consigli di Fabiano per avere in tre mosse un orto dove risparmiare tempo e fatica

Orto LasagnaEd eccoci di nuovo a Poggio Diavolino! Vi ricordate l’agriturismo dove Fabiano coltiva ortaggi antichi  con l’uso del cippato di ramaglie per avere suolo fresco e fertile quasi senza acqua? Ebbene siccome Fabiano oltre che curioso è anche un grande sperimentatore, abbiamo scoperto che possiede anche una piccola serra dove combina insieme le più disparate tecniche colturali: il terreno è ‘a lasagne’, le verdure sono coltivate in piccole prode rialzate delimitate da assi e queste a loro volta sono suddivise in piccoli quadrati di 30 cm per 30 cm per razionalizzare al meglio semine, consumi e rotazioni.

La cosa fantastica è che un orto così una volta avviato richiede pochissimo tempo e pochissime energie, perché non vi crescono ‘erbacce’, ha bisogno di poca acqua, non necessita di lavorazioni e gli ortaggi si raccolgono secondo la nostra necessità, ovvero senza sovrapproduzioni, e tutto questo senza l’uso di concimi chimici e antiparassitari. In pratica Fabiano è  riuscito a mixare diverse tecniche colturali, arrivando ad ottenere un luogo dove raccogliere ortaggi da portare a tavola durante tutto l’arco dell’anno.

Ma cerchiamo di capire meglio quali sono queste tecniche e quali step dobbiamo compiere per realizzare un orto a prova di ‘tempo e fatica’.

 

Primo step: preparazione del terreno – “Come sempre dobbiamo partire dalla preparazione del suolo – spiega Fabiano – e in questo caso lo abbiamo preparato a ‘lasagne’ ovvero a strati, seguendo quelli che sono alcuni principi della permacultura.

Fabiano lo fa così: creando cinque strati. 

. il primo strato è di rena, solo qualche centimetro per controbilanciare l’argilla presente sul suo terreno e favorire il drenaggio dell’acqua in eccesso. Se invece ci trovassimo in presenza di un suolo sabbioso è chiaro che questo strato non sarebbe necessario; 

. il secondo strato è di cippato di legna, minimo 20 centimetri, preferibilmente di diverse essenze. A Poggio Diavolino avendo 700 olivi usano i residui delle potature, ma ciascuno può utilizzare il legname che gli è più facile reperire. Il cippato aiuterà il terreno a trattenere l’acqua e l’umidità e fornirà un ottimo substrato di terriccio a base carbonica;

. il terzo strato è di stallatico, per avere un terreno fertile, evitando concimazioni continue. Come sempre meglio se maturo.;

. il quarto strato è di terra vagliata dai sassi. Questo perché la terra di una certa regione, con i suoi oligoelementi e microorganismi conferisce l’impronta gustativa e sensoriale agli ortaggi tipica di ogni luogo specifico.

. il quarto e ultimo strato sarà di paglia, il più alto possibile (almeno 10cm) per ottenere una pacciamatura asciutta e permeabile, che limiti il più possibile la nascita di erbe infestanti.Orto quadrati

Prima di chiudere però con questo step ci vengono in mente un paio di domande da rivolgere a Fabiano. La prima è se i materiali con cui realizzare gli strati debbano per forza essere quelli da lui elencati e la seconda se questo tipo di terreno a ‘lasagne’ è più indicato per l’orto in serra. “I materiali da utilizzare possono essere molteplici – risponde Fabiano – c’è chi usa terriccio, compost, sfalcio d’erba, la vermiculite, ma anche carta o cartoni. Direi che l’importante è conoscere la provenienza e l’assoluta bontà di quello che andremo a utilizzare, onde evitare di immettere nel terreno residui tossici o importare parassiti o malattie. L’orto a ‘lasagne’ può essere preparato ovunque: sia in serra che all’aperto. Personalmente ho realizzato questo piccolo orto sotto serra perché posso lavorarci quando piove, perché mi dà la possibilità di coltivare piante sensibili al freddo, come per esempio il ginger o il gombo, e perché in ambiente protetto posso permettermi qualche primizia e ortaggio fuori stagione”.

Il terreno così preparato non è immediatamente pronto, ma nel giro di pochi mesi lombrichi e microorganismi provvederanno lentamente a uniformarlo e renderlo adatto alle coltivazioni. A questo punto potremmo anche decidere di fermarci e usare questo terreno stratificato per preparare un orto con i ‘controfiocchi’, dove il suolo è fertile, friabile e ben drenato. Suolo che rimarrà tale anche per diversi anni senza bisogno di nessuna lavorazione meccanica, addio zappa e vanga! Non lavorando più il terreno e coprendolo con la pacciamatura, la nascita di erbacce sarà ridotta quasi a zero, eliminando la necessità di estirpare le erbe infestanti.

Insomma, potremmo già accontentarci di questo orto che si coltiva quasi senza lavoro, Fabiano però ha preferito andare avanti e aggiungere un’ulteriore tecnica culturale, subito sopra alle lasagne, per rendere il suo orto ancora più efficace e funzionale.

 

Orto strati

Secondo step: preparazione di aiuole rialzate – Il secondo step prevede la delimitazione di alcune aiuole o parcelle da adibire alla coltivazione degli ortaggi. Per farlo Fabiano ha usato delle assi alte circa 15 cm con cui ha creato dei rettangoli larghi 120 cm e lunghi 160cm. L’altezza è ridotta, rispetto ai classici letti di semina rialzati, costruiti con tavole di circa 30cm di altezza, perché al di sotto delle aiuole si trova tutto il “magazzino di fertilità” costituito delle lasagne. In ogni caso “L’importante è realizzare delle aiuole la cui larghezza non superi i 120 cm, perché questa è la misura massima consentita per potere lavorare bene sia da un lato che dall’altro e raggiungere con facilità il centro della parcella – spiega Fabiano – lo sapevano già gli antichi romani! Un altro consiglio è quello di fare in modo che le misure di larghezza e lunghezza siano multiplo di 30 o 40, per potere successivamente suddividere lo spazio in piccoli quadrati di queste dimensioni”. Ma questo è un dettaglio che riguarda già lo step successivo, quindi fermiamoci per il momento alle aiuole rialzate e alla realizzazione di camminamenti larghi almeno 50 cm, tra l’una e l’altra, per evitare di calpestare il terreno di coltivo, che dovrà rimanere sempre soffice e ben drenato.

Una volta costruiti con le assi i rettangoli, andremo a riempirli con del terriccio auto-prodotto o acquistato (in questo caso bisogna preferire il terriccio biologico), ottenendo così dei perfetti letti di semina. “Basterà porre il seme alla profondità desiderata per vedere spuntare gli ortaggi prescelti” afferma Fabiano. Il terriccio è l’ambiente ideale per il seme nelle prime fasi di crescita, gradualmente poi le piante andranno ad esplorare le lasagne con le loro radici, dove troveranno tutte le riserve di nutritivi e acqua di cui hanno bisogno.

In pratica, con delle aiuole così, fertili, friabili, ben drenate e prive di erbe spontanee, potremo evitare i semenzai e piantare direttamente a dimora, questo ovviamente a maggior ragione se avremo realizzato qualche aiuola sotto serra.

A questo punto potremmo di nuovo dichiarare conclusi i lavori e passare finalmente alla semina! Ma Fabiano non si accontenta mai e vuole aggiungere un terzo step per perfezionare maggiormente il suo orto.

 

Orto FabianoTerzo e ultimo step: preparazione orto a quadrati – Per avere sempre sotto controllo la propria produzione di ortaggi, ovvero per ottenere quantitativi adeguati alle esigenze familiari, evitando sovrapproduzioni e garantendo una varietà colturale, la tecnica migliore sembra essere quella dell’orto a quadrati. In cosa consiste? Nel suddividere le nostre aiuole rettangolari in quadrati di 40x40cm invece delle classiche linee. In questo modo si possono quantificare molto più facilmente i propri bisogni. Quanti quadrati di insalate mi servono mediamente al mese? Quanti di cipolle e quanti di carote?

Per perimetrare questi quadrati sarà sufficiente tirare uno spago da un asse all’altro e fermarlo con un piccolo chiodo. Questa tecnica chiamata in inglese ’Square foot gardening’, è stata inventata da un americano, e se ben organizzata consente davvero di ottenere un raccolto vario e adeguato ai propri consumi. Dovremo fare attenzione alle consociazioni (come abbinare insieme i vari ortaggi) e alle rotazioni (quali ortaggi devono seguire o precedere gli altri) elementi che dobbiamo conoscere anche per la gestione di un qualsiasi altro orto. “Bisogna considerare con attenzione la dimensione che i vari ortaggi assumeranno una volta cresciuti, ma forse la cosa più importante è calcolare bene anche la velocità di crescita – raccomanda il nostro ‘tutor’ – per evitare che gli uni possano andare a disturbare e talvolta perfino a sovrastare gli altri”. In genere ci vogliono un po’ di anni per imparare a gestire al meglio questo sistema complesso dove diversi tipi di piante coabitano gomito a gomito, ma la soddisfazione è assicurata! Fra l’altro, il mischiarsi di colori e di forme, il susseguirsi di varie tonalità di verde, la regolarità dei letti di semina divisi in quadrati, avvicina molto l’orto a quadrati ad un giardino, rendendolo particolarmente gradevole anche per gli esteti più esigenti.

Un altro dato da tenere in considerazione è la quantità di frutti che ogni singola pianta può produrre quando è in ‘perfetta forma’: una pianta di pomodori può fornire nel tempo 20 kg di frutti, così come una zucchina ci regala uno o due frutti al giorno per due mesi. L’orto a quadrati è un sistema intensivo di coltivazione, in genere bastano pochissimi quadrati per soddisfare il fabbisogno familiare, anche tenendo conto del fatto che appena un quadrato si libera andrebbe occupato con la coltura successiva o con un sovescio.

“Ci vuole allenamento, buon senso e tanta esperienza, ma una volta che ne avremo compreso i vari meccanismi questa tecnica è veramente efficace e di grande aiuto. Sicuramente, l’orto a quadrati è il mio modo preferito di coltivare ortaggi” conclude Fabiano.

 

E’ chiaro che questo post non può e non vuole essere esaustivo, perché sono argomenti complessi su cui potremmo soffermarci a lungo e non mancheremo di farlo in futuro. Questo dunque è un primo approccio, ma ciò che ci piace di Fabiano è il fatto che studia e recepisce ogni sorta di tecnica e insegnamento, senza preclusioni, a patto che siano rispettose dell’ambiente. Una volta terminato l’apprendimento, se ne appropria sperimentandolo e infine usa il buon senso come filo per cucire su misura ciò che gli occorre, in questo caso un orto adatto alle esigenze sue e del luogo dove vive.

Commenti
4 Commenti a “Ecco i consigli di Fabiano per avere in tre mosse un orto dove risparmiare tempo e fatica”
  1. Paolo ha detto:

    Salve,
    in uno square foot garden, composto da 16 quadrati, devo coltivare in ognuno una coltura diversa? O posso coltivare anche la stessa pianta in ogni quadrato, per esempio 16 piante di pomodori?
    Grazie, ciao!
    (Paolo)

    • Stefano Pissi ha detto:

      Ciao Paolo,
      il sistema di square foot garden è così concepito in quanto garantisce una minima quantità di ogni ortaggio per la nostra alimentazione, avendo diviso le aiuole in siffatta maniera…se tu coltivi tutti pomodori è come se tu avessi un’unica aiuola, ma se questa è la tua esigenza nessuno protesterà.
      Salute e buon orto.

  2. Paolo ha detto:

    L’orto di Fabiano è veramente il massimo della praticità…
    Io sminuzzo tutte le potature degli alberi da frutto e non brucio piu’ nulla.
    Tutti gli sfalci d’erba ed i cartoni che trovo in giro li uso come pacciamatura….Una cosa che ho fatto,(sapendo che il glifosate si degrada nel terreno in poco tempo, a meno che non venga spruzzato sul grano transgenico come fanno negli USA) è stato quello di usarlo una volta sola all’inizio e solo sui ciuffi di gramigna.

    Dopo non ho piu’ usato alcun diserbante nè chimico nè narturale… Se non usate (solo la prima volta!) il glifosate sulla gramigna avrete un orto rialzato in cui strappate continuamente la gramigna perchè le radici affondano nel terreno e le parti spezzate ricacciano vigorosamente in un terreno così ricco..(e non c’è cartone che tenga perchè la gramigna salirà dai lati dell’aiuola rialzata.).
    Io sono un chimico in pensione e, per controllare, ho fatto analizzare il terreno…..NON esisteva neanche una parte per milione di residui di glifosato…In tutte le cose basta non esagerare..NB).
    Negli Usa e in Canada spruzzano glifosate anche sei volte in una stagione sui campi di grano transgenico per evitare il diserbo manuale.
    Il Glifosate entra nella crusca e poi nel chicco e ve lo ritrovate nella pasta.
    Se invece lo utilizate con senno e solo sulla gramigna che cresce intorno all’aiuola avrete un orto da favola.
    (Paolo)

    • Stefano Pissi ha detto:

      Ciao Paolo,
      grazie per la tua testimonianza che ci aiuta a capire sempre meglio tante questioni MA….
      Considerato che uno dei fondamentali scopi di in-orto è quello di insegnare ad amare e rispettare la natura tutta…Gramigna compresa…cercando di non utilizzare MAI nessun tipo di sostanza chimica o comunque sostanza che non rientra nel ciclo della natura.
      MI RACCOMANDO di NON USARE DISERBANTI nel nostro orto…piccolo o grande che sia è il nostro paradiso terrestre personale!
      Salute e buon orto.

Lascia un commento