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Non c’è niente di meglio e immediato dell’humus di lombrico per restituire un po’ di fertilità al suolo! Una polvere scura, fresca e inodore, che al solo guardarla ispira fiducia. Un vero e proprio oro nero per il nostro orto.

Cos’ è l’humus di lombrico

L’ humus di lombrico non è altro che la trasformazione della sostanza organica (letame, residui vegetali, ecc.) da parte dei lombrichi, che insieme all’acqua, all’aria e alla microflora, contribuiscono alla formazione dello strato fertile del suolo. Essendo un prodotto completamente trasformato, l’humus di lombrico è facilmente e prontamente assimilabile dalle piante.

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Adesso che abbiamo capito perché è così importante produrre da soli i propri semi e dopo avere imparato come ottenere quelli di pomodoro, continuiamo su questo percorso e allarghiamo la nostra conoscenza ai peperoni e alle melanzane. Anche questi due ortaggi appartengono, come il pomodoro, alla famiglia delle solanacee, ma i loro semi non sono custoditi nel succo del frutto bensì nella polpa ed estrarli è più semplice. Guardiamo come fare…

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Perché fare la fatica di produrre semi in proprio se è così semplice acquistare una bustina già pronta e confezionata?

Semplice, perché fare i semi in proprio significa selezionare piante adatte al proprio territorio e, andando ancora più nello specifico, adatte al proprio orto e giardino. Facciamo un esempio: se nel mio giardino ho poca acqua e il terreno è sabbioso, le piante che vi coltiverò produrranno semi che svilupperanno, anno dopo anno, i requisiti per meglio sopportare la siccità e il terreno povero e ovviamente li trasmetteranno alla pianta. Quindi nel tempo avrò piante in grado di sopportare meglio le avversità e le problematiche proprie del mio appezzamento di terra. In pratica, utilizzando i nostri semi, spingeremo la pianta verso un sensato e sano adattamento.

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Produrre in proprio i semi permette di avere piante adatte al terreno, al clima e alle caratteristiche ambientali della propria zona. Con il passare degli anni, selezione dopo sezione, si possono ottenere dei semi ad hoc, fatti su misura per il nostro orto. Le piante si ammaleranno meno, avranno meno bisogno di acqua se viviamo in zone siccitose o sopporteranno meglio le piogge se viviamo in zone umide, e diventeranno via via più resistenti agli insetti o ai funghi spesso presenti su quel territorio. Assisteremo ad una sorta di adattamento progressivo all’ambiente in cui normalmente vivono.

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Buongiorno,
io lavoro come operaia nel tessile in un piccolo paesino nella provincia di Vicenza, al confine col Trentino.
Ovviamente sono appassionatissima di orto e ultimamente sto approfendendo delle tematiche che mi stanno particolarmente a cuore: la cura del suolo e la conservazione dei semi.
I semi sono abituata a conservarli, non acquisto quasi mai perchè ritengo che l’autonomia agricola passi innanzitutto da questa prima fondamentale operazione.
Coltivo un orto personale, un orto urbano e un orto condiviso.
Mi piace vivere l’agricoltura anche attraverso la coopeazione, l’aiuto reciproco e lo scambio di esperienze e conoscenze.
Adoro il vosto sito, vi seguo costantemente e imparo non solo dai vostri articoli, ma anche dai commenti degli altri utenti.
Grazie infinite per il lavoro che svolgete!
Quando acquisto le piantine è indicato nella confezione se sono ibride con la dicitura F1, ma nelle buste di semi invece non è indicato.
C’è un modo per capire se si possono conservare i semi ottenuti delle piante nate dalle bustine acquistate?
Grazie.
(Stefania – Vicenza)

Salve Stefania,
la tua storia di orto condiviso che ci racconti è molto sentita e interessante per tutti i lettori di in orto, grazie!
La produzione dei semi dai propri ortaggi è una pratica che appassiona molte persone ma non sono tanti quelli che la eseguono in quanto, acqustare semi in buste e ancor di più piantine già nate è sicuramente più comodo…pratico, anche perchè sappiamo sicuramente quale sarà il prodotto che verrà fuori da quel seme o quella piantina, quello cioè indicato sulla confezione.
Quando invece produciamo seme da piante allevate in ambiente aperto e non controllato quindi, essendoci di mezzo un probabile incrocio di pollini – anche con altre piante simili ma di varietà differente – allora non si sa mai che tipo di ortaggio otteniamo partendo da quella pianta nata..da quel seme; a maggior ragione poi se quella stessa pianta è un ibrido F1.
Concludendo quindi ti diciamo che estrarre il seme da piante ibridi f1 è quasi automatico otenere del seme non certamente fedele alla pianta che lo ha prodotto.
Salute e buon orto.

Pomodori semiEstate è tempo di raccolta! Ma nell’orto si è previdenti e quando raccogliamo dobbiamo già pensare alle semine future e destinare una parte del raccolto alla conservazione dei semi. Adesso è molto di moda fare da soli i propri semi e in ogni angolo d’Italia le fiere e le mostre di scambio semi si moltiplicano sempre più, ma è una moda molto intelligente perché oltre a risparmiare e ottenere sementi a costo zero, possiamo in questo modo conservare e tramandare gli ortaggi tipici di una determinata zona, coltivare quelli più adatti al nostro territorio e contribuire così alla cosiddetta biodiversità!

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Salve, sono un giovane, 38 anni, ex imprenditore nel settore della pelletteria e profondo amante della natura alla ricerca di una nuova avventura che mi garantisca un determinato reddito.
Ho a disposizione due ettari di terreno vicino al fiume Topino nella provincia di Perugia.
Nella zona ci sono gia’persone che coltivano aglio e cipolla, con successo, ormai da innumerevoli generazioni.
Ho studiato agraria, ma non ho alcuna eperienza pratica della coltivazione su campo.
Ho comunque la possibilita’ di essere seguito da una persona che coltiva aglio da 3 anni e da un terzista che provvedera’ ad aiutarmi a lavorare la terra.
Ho intenzione di mettere in atto un progetto pilota per la coltivazione di aglio da vendere almeno all’inizio in blocco all’ingrosso.
In un secondo momento, e con maggior esperienza e tempo, posso valutare di crearmi un portafoglio clienti piu’ricercato e variegato, e di ampliare la superficie di coltivazione fino a 6 ettari cosi da poter spuntare migliori prezzi di vendita.
Cosa ne pensate?
Quale varieta’ di aglio mi consigliate?
Quanto puo’rendermi per ettaro in prodotto secco e ricavo in denaro?(domanda ardita lo so…ma almeno avere un’idea)
Dove posso trovare l’andamento dei prezzi all’origine dell’aglio degli ultimi 5/10 anni?
Con cosa abbinereste questo tipo di coltivazione per la rotazione dei terreni?
In attesa di un Vostro gradito riscontro cordialmente saluto e ringrazio per la collaborazione.
(Alessandro – Perugia)

Risposta

Ciao Alessandro,
il tuo progetto di cambio attività lavorativa ci sembra veramente chiaro e realizzabile, bravo Alessandro!
Se la tua passione è quella di coltivare l’aglio allora ti elenchiamo qua sotto le tre principali varietà, maggiormante coltivate in Itala, che sono:
1 – Aglio Bianco o Comune – “Grosso Piemontese”, “Bianco Napoletano”, ecc ecc. E’ la classica tipologia di aglio a ciclo tardivo, che si raccoglie in estate e cioè adatto alla produzione secca, per la conservazione.
2 – Aglio Rosa – o Precoce: “Rosa Napoletano”, “Rosa di Agrigento” ecc – che produce anche un mese in anticipo e quindi adatto alla produzione di aglio fresco.
3 – Aglio Rosso di Sulmona – consulta il sito -: una varietà a meta strada fra il Bianco e il Rosa, tipico Abruzzese.
Riguardo alle produzioni i valori sono molto variabili, sopratutto in base alla varietà, ma considera un valore di 80 – 100 quintali per ettaro.
Il prezzo di vendita al mercato generale potrebbe essere di 4-5 euro al kg – Aglio da coltivazione biologica. Ma per avere informazioni più aggiornate, specialmente per la tua zona, ti suggeriamo di rivolgerti alle associazioni di categoria quali: C.I.A. o Coldiretti – consulta pure i link.
Considerato il lungo ciclo di coltivazione dell’aglio – dall’autunno all’estate, una coltivazione che protresti associare, dopo la raccolta potrebbe essere quella delle crucifere: Rape in genere – ta radice, da foglie o da fiore.
Salute e buon orto.

Buongiorno,
cosa succede alle mie piante di patata, che sono cresciute finora di mt.1,30?
Che problema può essere se sono così alte? Raccoglierò le patate o no?

Allego anche una foto: LUIGI - PATATE

Grazie per la Vostra risposta,
distinti saluti!
(Luigi – lago d’Iseo – Lombardia)

Risposta

Ciao Luigi,
la pianta della patata deve, prima di produrre i tuberi, svilupparsi bene nella parte verde – sopra terra – proprio perchè sono giusto le foglie e i fusti verdi che forniscono le energie necessarie alla formazione dei tuberi sottostanti.
Quindi fiducia e avanti verso il raccolto!
Salute e buon orto.

Salve,
semplicemente volevo sapere se da il fiore del cavolfiore posso produrre del seme?
Grazie.
(Luca)

Ciao Luca,
certo che si può produrre il seme dalla pianta di cavolfiore. Il primo passo è quello di rinunciare a mangiarsi la tipica palla che altro non è che la gemma a fiore; quindi, lasciandola sviluppare in campo essa produrrà delle belle inforescenze color giallo, dalle quali si svilupperanno dei frutticini – silque, simili a baccellini – inizialmente verdi e che poi matureranno seccandosi, a quel punto, al loro interno, saranno pronti i sospirati semi, tondi e neri, che potrai raccogliere e seminare, per ricominciare il ciclo.
Salute e buon orto!

Salve, complimenti per il vostro sito!
Sono Salvatore faccio il geometra da un paio d’anni, ho 32 anni, sono di San Giovanni in Fiore, provincia Cosenza, e da un po’ di tempo sto leggendo qualcosa sulla coltivazione di kiwi.
Visto i terreni incolti nelle mie vicinanze, con altitudine intorno ai 850 m, volevo intraprendere una coltivazione bio da mandare all’estero, volevo un consiglio per intraprendere una coltivazione di kiwi, è possibile contattare qualcuno di voi esperti e darmi qualche consiglio a riguardo.
Vi ringrazio in attesa di una vostra risposta.
Cordiali saluti.
(Salvatore Barberio – Cosenza)

Risposta

Ciao Salvatore,
grazie per i complimenti che ci riservi per il nostro operato!
Fai bene innanzitutto a documentarti circa la coltivazione del kiwi – consulta pure l’articolo qui linkato; però prima di iniziare fattivamente la coltivazione su campo, specialmente se lo scopo è quello economico – produttivo, ti suggerisco di:
1 – contattare un agronomo esperto della tua zona per fare insieme a lui un sopralluogo al terreno oggetto d coltivazione, lui ti saprà consigliare praticamente cosa fare, anche tramite attente analisi della zona: clima, terreno ecc.
2 – contattare un associazione di categoria di agricoltori della tua zona es la C.I.A. – confederazione italiana agricoltori oppure la coldiretti, per avere una precisa analisi di mercato per la vendita del prodotto.
3 – contattare quest’associazione specifica di coltivatori di kiwi – consulta pure il sito qui linkato.
Ci tieni aggiornati sugli sviluppi futuri?
Salute e buoni Kiwi!

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