La vangatura manuale del terreno…come, quando, dove e perché

Che cos’è la vanga

Vangare il terreno è un’operazione colturale antichissima, che l’uomo pratica fin da quando ha  iniziato a coltivare la terra.

Come è fatta la vanga

Lo strumento manuale utilizzato, la vanga, è costituito da un manico adatto all’impugnatura con entrambe le mani, di materiale e dimensioni tali da renderlo leggero e comodo nell’uso.

Sul manico è inserita la LAMA, di materiale metallico (ferro). La lama può essere di diverse forme e dimensioni che variano in base al tipo di terreno – più o meno argilloso – per il quale viene utilizzata.

Il vanghile

Sopra la lama, sul manico, è montato un altro elemento metallico detto VANGHILE, serve ad appoggiarci il piede per affondare al meglio la vanga, sfruttando il peso del corpo.

Vanga azzurra - InOrto
Vangatura manuale dell’orto - InOrto

Perché vangare

Se volessimo coltivare un orto, partendo da un terreno da molto tempo non lavorato o in generale duro e compatto, sarebbe quasi impossibile farci crescere le piante.

Per rendere il terreno coltivabile, l’operazione colturale da effettuarsi in primis sarebbe la vangatura.

Attenzione: se sul terreno fosse presente anche vegetazione spontanea, prima di vangare sarebbe necessario eliminarla tramite sfalci o decespugliamento.

Effetti positivi della vangatura manuale

Aumento della superficie specifica

Il terreno, da piatto e duro che era, dopo la vangatura risulta più voluminoso e per questo offre una maggiore superficie agli agenti atmosferici come acqua, sole, vento, gelo.

Aumento della fertilità fisica

L’alternanza tra gelo e disgelo, umidità e siccità favorisce l’ammorbidimento delle argille che compongono il terreno, rendendolo più morbido, maggiormente penetrabile dalle radici e quindi più fertile fisicamente.

Aumento della profondità coltivabile e arieggiatura del terreno

Tramite la vangatura si ottiene un maggiore volume di terreno a disposizione delle radici delle piante coltivate.

Ridistribuzione della fertilità biochimica

Secondo alcuni, rivoltando le zolle, la parte di terreno più fertile, inizialmente in superficie, viene spostata verso il basso, contribuendo a fertilizzare anche la parte più profonda. Questo però è un aspetto un po’ discusso, perché si sovverte un po’ la stratigrafia e si alterano gli equilibri della vita e dei microrganismi presenti. Diciamo che qui si entra nel merito delle scelte e che non c’è una verità assoluta!

Diserbo biologico del terreno

Le radici delle piante spontanee (concorrenti a quelle coltivate) con il rivoltamento delle zolle vengono messe a contatto con l’atmosfera e quindi muoiono seccandosi.

Dissodamento del terreno

Scavando in profondità emergono pietre e sassi – ostacoli fisici alla coltivazione dell’orto – che, una volta in superficie, possono essere facilmente raccolti ed eliminati.

Vanga, forcone e rastrello - InOrto

Come effettuare la vangatura manuale

La vangatura è una lavorazione che si svolge praticando sulla superficie del terreno dei tagli verticali allo scopo di formare delle fette di terra – le zolle.

Queste, una volta staccate dal suolo, andranno riposizionate nel posto da cui sono state prelevate, ma capovolte di 180 gradi rispetto all’inizio: in poche parole, la terra viene rivoltata, una zolla per volta.

Si continua con questa operazione procedendo in fila, a formare delle strisce di terreno lavorato, completando da cima a fondo tutta la superficie.

Si vanga quindi andando indietro e lasciandoci davanti a noi il terreno vangato.

Come faticare meno vangando:

  • scegliere una vanga con manico lungo, che ci consente di non inclinarci troppo
  • Fare forza più con le gambe che con la schiena
  • Prendere “fette” corte di terreno: ci metteremo forse più tempo ma sarà tutto più leggero
  • Se possibile, distribuiamoci il lavoro in più giorni, soprattutto se abbiamo un orto grande da lavorare.

Quando vangare

La vangatura si esegue preferibilmente da fine estate a inizio inverno. Se effettuata a fine estate permette alla terra di rimanere esposta agli agenti atmosferici, all’alternanza di pioggia e sole tipica dell’inizio autunno; se effettuata a inizio inverno, dà modo di esporre il terreno all’alternanza di gelo e disgelo tipica della stagione invernale.

Si vanga in pratica quando dobbiamo preparare il terreno per le future semine o trapianti e intendiamo aiutarlo a strutturarsi meglio e ad incrementare le riserve idriche durante il periodo delle piogge.

Attenzione in caso di terreni umidi, secchi o gelati

Mi raccomando però…evitiamo di vangare terreni eccessivamente umidi o eccessivamente aridi, qui sì che la fatica è sprecata davvero! Bisogna anche evitare di vangare quando il terreno è gelato.

Quando vangare non occorre

Ci sono vari casi in cui vangare non è necessario e allora possiamo risparmiarci la fatica.

  • Terreni sabbiosi: questi terreni sono favolosi da coltivare perché non si compattano. Basta zappettarli e rastrellarli, tenendoli sempre puliti dalle erbacce, e in questo modo dopo una coltura sono pronti per accoglierne un’altra. Certo, ogni cosa ha i propri pro e contro: terreni sabbiosi in estate ci richiedono molte più irrigazioni, ma sotto l’aspetto delle lavorazioni sono senza dubbio più comodi
  • Coltivazione dell’orto su aiuole rialzate e sempre mantenute: in questo caso non si calpesta mai coi piedi lo spazio di coltivazione perché utilizziamo sempre i camminamenti divisori. La terra si mantiene più soffice e sarà sufficiente allentarla con la zappa. Volendo dissodarla in profondità, possiamo però lavorarla con un forcone o una grelinette;
  • In estate col cambio di colture, da quelle primaverili-estive a quelle autunnali: in genere, soprattutto se è presente una pacciamatura, nel passaggio tra una coltura e l’altra in estate non occorre vangare
ARTICOLI CORRELATI
ARTICOLI CORRELATI
COMMENTI
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© 2021 Bonduelle InOrto