ORTAGGI INVERNALI DIMENTICATI

Alcuni ortaggi, hanno perso il nome durante anni di coltivazioni. Riscopriamo insieme il Rutabaga, il cavolo rapa e la Scorzonera.

Ci sono degli ortaggi, che piano piano sono scomparsi o sono stati sostituiti da varietà simili.

A volte parlando con contadini, veniamo a conoscenza di ortaggi dal nome mai pronunciato, Rutabaga, Scorzonera…

Molto spesso sono scomparsi per ragioni produttive. Le rese erano scarse e non conveniva più produrli perché poco interessanti. Anche il sapore può essere una ragione per la quale un ortaggio perde il suo nome. Ci sono poi verdure che richiedono tecniche di cottura e preparazione particolari. Altri invece, sono rimasti padroni di piccoli paesi e hanno trovato il loro posto lì. Tra le mani di guardiani di biodiversità.

Nel mio orto ho deciso da tanti anni, di seminare alcune varietà dimenticate per scoprire il loro sviluppo e sapore. 

Che scoperta assaggiare la scorzonera che un po ‘assomiglia alla carota. E la rutabaga? Un mostro che fuoriesce dal terreno dal sapore delicato e sorprendente.

La biodiversità nel mondo degli ortaggi non ha fine. Io continuo ogni anno a meravigliarmi di varietà di ortaggi dimenticate che piano piano cominciano ad apparire nei supermercati o fruttivendoli. Ricordiamoci che siamo i guardiani della biodiversità sulla terra.

La Rutabaga

La rutabaga, o navone, appartiene alla famiglia delle Brassicacee.

Si tratta di una radice simile alla rapa ma ancora più grossa! Ha una grande resistenza al freddo rigido e si conserva bene anche dopo il raccolto.  La semina avviene verso il mese di giugno, in serra preferibilmente. Altrimenti basterà mettere a dimora le piantine già sviluppate verso fine estate, appena le temperature diventano più miti. Inizialmente tenderà a svilupparsi la parte fogliare, poi pian piano si svilupperà la radice. A voi decidere in che stadio raccoglierla . C’è a chi piace giovane e piccola e chi invece la raccoglie grossa e dura a novembre. Solitamente la raccolta si effettua circa 60/90 giorni dalla piantagione o trapianto.

La rutabaga preferisce terreni drenanti e un esposizione pieno sole.

Trovarlo in commercio non è così semplice, ma non arrendiamoci al primo fallimento. Coltivarlo è un successo ed assaggiarlo anche. La rutabaga infatti è buona cotta al vapore, alla griglia o anche grattugiata in insalata. Il suo sapore ricorda la terra e la radice, mescolato al delicato sapore di rapa.

Il Cavolo Rapa

Il cavolo rapa è molto più semplice da trovare nei negozi specializzati di ortaggi. Anche lui è appartenente alla famiglia delle Brassicacee. Il suo sviluppo, al contrario della rutabaga è totalmente in superficie della terra. Infatti, il prodotto che andremo a cogliere, sarà una sfera verde o viola al livello del terreno. Le foglie crescono piccole intorno alla rapa in modo buffo e circolare.  La semina del cavolo rapa si effettua a fine agosto, inizio settembre. Si può effettuare in pieno campo o in serra. Il trapianto sarà necessario dopo circa un mese e mezzo dalla semina. Molto interessante è la versatilità di questo ortaggio. È possibile infatti coltivarlo sia in autunno che in primavera. Tollera le mezze stagioni e i primi freddi, ma non sopporta i ristagni di acqua ed il caldo estivo.

Il cavolo rapa, come un po’ tutti i cavoli, non ha esigenze specifiche sulla tipologia del terreno. L’importante è che il suolo non sia completamente argilloso. In tal caso possiamo alleggerire il terreno lavorandolo spesso e incorporando materia organica. Lasciamo circa 50 cm tra una pianta e l’altra per agevolare il suo sviluppo. La radice non tende a crescere tanto, ma le foglie si! Il cavolo rapa è pronto quando raggiunge la dimensione di circa 15 cm. Se raccolto giovane, il prodotto sarà tenero, al contrario se colto troppo tardi risulterà duro e fibroso. 

In cucina è versatile. Si può mangiare cotto al vapore, ripassato in padella, ma il suo sapore si esalta ancor più se mangiato crudo grattugiato, con parmigiano limone sale e pepe.

La Scorzonera

La scorzonera, è un ortaggio a radice, dimenticato ma dal sapore deciso.E di facile coltivazione, e molto interessante. Si tratta di una radice, simile alla carota, appartenente alla famiglia delle Asteracee. Il suo fiore ricorda quello del Tarassaco, giallo e a stella. 

Il suo ciclo vegetativo è abbastanza lungo. Infatti, per avere il raccolto in autunno è bene seminare verso primavera. La scorzonera non tollera assolutamente il freddo rigido e il caldo estremo, come il cavolo rapa. La semina quindi, a primavera, si deve effettuare in pieno campo poiché non sopporta i trapianti (come gli ortaggi radice in generale).

Si può seminare a filari con una distanza di circa 30 cm tra un seme e l’altro. Invece tra un filare e l’altro possiamo lasciare anche meno di 20 cm, in modo da evitare lo sviluppo di piante avventizie.  Durante lo sviluppo, rimuoviamo possibili erbe, che andrebbero in competizione con la scorzonera, e lavoriamo leggermente il terreno.

Un po’ come con la carota, per controllare se è pronta ad essere raccolta, possiamo spostare la terra al colletto e controllare se la radice è ingrossata. Dovrebbe risultare lunga e leggermente cilindrica. La buccia è nera e dura. La scorzonera non ha lunga durata fuori terra, tende a perdere velocemente la sua durezza. Il sapore è delicato con note dolciastre. La scorzonera prima di essere cotta deve assolutamente essere privata della buccia che risulterebbe fibrosa e dura. Solo le giovani radici possono essere consumate crude e con la buccia. 

Si mangia fritta, cotta in padella o anche lessata. Tipica delle zone del Nord come Friuli o Piemonte.

ARTICOLI CORRELATI
ARTICOLI CORRELATI
COMMENTI
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ARTICOLI CORRELATI
ARTICOLI CORRELATI
COMMENTI
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© 2021 Bonduelle InOrto