Natale non è Natale se non regaliamo almeno un libro! E talvolta cosa c’è di meglio che farsi una ‘coccola’ e regalarlo a noi stessi? Questa volta vi suggerisco ‘E il giardino creò l’uomo’ di Jorn de Précy, il cui sottotitolo recita: “un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi e giardinieri”.
Se siete in cerca di consigli sulla coltivazione degli ortaggi o dei fiori, smettete di leggere questo post, perché questo libro a poco a che fare con le tecniche colturali, ma a molto a che fare con l’amore per la terra. Se invece siete dei romantici idealisti e pensate che “il giardino (e l’orto) sia l’ultimo rifugio della spiritualità e della poesia; l’ultima frontiera al di qua della barbarie e dell’alienazione” allora avete trovato ‘pane’ per la vostra mente.

I romani definivano se stessi ‘fortissimi viri et milites strenuissimi ex agricolis’, ovvero un popolo valoroso che proviene dal mondo agricolo. Erano legati alla terra perché ne conoscevano l’importanza per il sostentamento della popolazione, e scrivevano tanto di filosofia quanto di agricoltura. Tra gli autori di trattati di agricoltura, in prosa o in versi, troviamo Catone, Varrone, Virgilio, Plinio e Colummella.( * ) E molte delle cose scritte allora sono ancora oggi validissime!
«Zappatori, seminatori, aratori, uomini e donne, che ora devo disegnare continuamente. Devo osservare e disegnare tutto ciò che fa parte della vita di un contadino, come molti altri hanno fatto e stanno facendo. Non sono più così inetto come un tempo davanti alla natura». Così scriveva Vincent Van Gogh al fratello Theo nel 1881. Evidentemente all’epoca ci fu un periodo di grande attenzione verso tutto ciò che riguardava la terra e la natura: erano in atto, allora come oggi, grandi cambiamenti e guardare alla bellezza, alla semplicità, all’umiltà della terra era a seconda dei contesti ‘rassicurante’ o ‘trasgressivo’.
E’ incredibile come gli orti stiano diventando sempre più un valore aggiunto in termini di qualità della vita. Il poter raccogliere verdure fresche da portare subito in tavola è per tutti un piacere innegabile. Per questo motivo molti luoghi pubblici si muniscono del proprio orto per creare maggiore ‘appeal’ intorno alla propria attività, soprattutto i ristoranti, ma non solo. Per esempio in Maremma, vicino alla spiaggia che in estate frequento con maggiore assiduità, c’è un campeggio con piazzole ben ordinate e alberate e sul fondo un orto a disposizione di tutti. Si tratta dell’orto di Rita, dell’
Il loro nome parla chiaro: ‘Orti degli anziani’. L’unica prerogativa indispensabile per accedere a questi orti è infatti l’età pensionabile. Se sulla carta d’identità sei classificato come ‘pensionato’, ecco allora che puoi fare la domanda per avere uno di questi quaranta orti viareggini.
Due sono le isole da sempre dedicate alla coltivazione degli ortaggi all’interno della laguna veneziana: S. Erasmo e Mazzorbo. Anche se la prima per ampiezza e vocazione (l’isola di S.Erasmo è più alta sul livello dell’acqua) è quella che offre maggiore offerta e varietà, Mazzorbo gode di una sua precisa caratterizzazione e di un fascino tutto particolare a cui è difficile sottrarsi.
Ci sono orti di città, orti didattici, orti storici e orti così belli da diventare luoghi di evento. Poi c’è l’orto-
Finalmente l’orto-giardino anche in fiera!
Ogni volta che arriviamo in prossimità delle vacanze, siano esse estive o invernali, ci ‘scappa’ un consiglio per la lettura. Questa volta vi propongo ‘L’anno del giardiniere’ di Karel Capek. Si tratta di una raccolta di articoli scritti da questo protagonista del novecento letterario praghese, quando, dopo avere acquistato nel 1925 una casa con del terreno, divenne un vero fanatico del giardinaggio. Nonostante gli anni trascorsi il libro è quanto mai attuale, e dimostra che la passione per il giardinaggio, a differenza del compost, non si degrada, ma è inossidabile.
E così ora anche Firenze, come molte altre città italiane, ha il suo Community Garden: 
