Coltivazione dei lupini: tutti i segreti

Il lupino: scopriamo la pianta

In un orto ricco di biodiversità, perché non lasciare spazio ad un legume minore ma interessante, nutriente e dalla fioritura colorata? Il nome di questa pianta deriva dal latino lupus, attribuitogli, secondo alcuni studiosi, dal fatto il lupino era considerato un tipico alimento per le classi sociali basse.

Di lupini si trovano varie specie, la cui più comune per scopo alimentare è il lupino bianco (Lupinus album). Notizie della sua coltivazione nel Mediterraneo risalgono ad oltre 3000 anni fa: era nota al tempo di Greci e Romani e anche nell’antico Egitto.

Un dettaglio importante da ricordare è che il seme del lupino non può essere mangiato tale e quale, a differenza di piselli e fave che si possono anche assaggiare crudi passeggiando nell’orto. Il lupino crudo infatti è amaro è un po’ tossico e amaro, pertanto va prima trattato opportunamente per un certo tempo. In compenso ha un elevato tenore proteico (almeno il 37%) che lo rende un alimento utile nella dieta.

Fiori di lupino - InOrto
Foglie di lupino - InOrto

Sotto il profilo colturale, ciò che rende preziose le luguminose è la loro capacità di instaurare simbiosi positive con batteri azotofissatori, i quali traggono zuccheri dalla pianta per il proprio sostentamento e cedono l’azoto fissato. Grazie a questa peculiarità, le specie di questa famiglia lasciano il terreno in condizioni più fertili di come lo trovano.

La pianta del lupino non si sviluppa molto in altezza (raggiunge al massimo 1 metro) ed ha una radice fittonante che va in profondità. Steli e foglie hanno una consistenza un po’ pelosa. Ma ciò che rende così’ attraente il lupino è la sua fioritura spettacolare, con vistosi fiori a racemo di colore dal bianco all’azzurognolo e al viola scuro, che si aprono pian piano dal basso verso l’alto. I fiori attirano molto gli insetti impollinatori, tra cui api e farfalle, e quindi la loro presenza negli orti è utile anche a fini ecologici. Dai fiori, dopo la fecondazione, si generano i baccelli da cui a maturazione si estraggono i semi.

Esigenze ambientali del lupino

Il lupino mostra una certa resistenza al freddo invernale, ragione che lo rende adatto anche alle coltivazioni al nord o in zone montane.

Quanto al terreno, predilige una tessitura piuttosto sciolta o sabbiosa, e un PH acido o subacido (tra 5 e 6) con poco calcare e senza ristagni di acqua. Per non rischiare un insuccesso, prima della semina è utile misurare il PH dell’estratto acquoso del terreno. Si tratta di un’operazione semplice articolata in pochi passaggi:

  • Prendere un campione di terreno composta da una mescolanza di più campioni, presi al di sotto del primo strato superficiale di suolo
  • Immergere un campione in acqua demineralizzata
  • Attendere circa 30 minuti
  • Immergervi una cartina di tornasole con legenda (ad ogni colore corrisponde un PH)

Se il PH del terreno non risultasse adeguato, per abbassarlo basta distribuire dello zolfo, effettuare una successiva misurazione del PH e valutare se aggiungerne dell’altro o meno.

Zappa a punta - InOrto
Semina a file - InOrto

La semina del lupino

Preparare il terreno

Il terreno deve essere lavorato accuratamente come per la semina di tutti gli altri ortaggi, con un dissodamento profondo e con zappatura successiva.

Come e quando seminare i lupini

La semina dei lupini deve essere realizzata in periodi diversi a seconda della latitudine in cui ci si trova e in base all’effettivo decorso stagionale.

Nelle aree a clima mite si possono seminare in autunno, tra ottobre e novembre, mentre nelle aree più fredde è meglio attendere l’inizio della primavera.

La semina ideale è quella a file, distanti circa 50 cm, tenendo poi 20 cm circa tra un seme e l’altro sulla fila. I semi non sono altro che lupini stessi impiegati per la semina, sono molto grandi e ciò rende molto semplice una distanza corretta.

Per seminare si tracciano dei solchi, ad esempio con una zappa a punta, seguendo linee dritte (utile usare una cordicella fissata a due paletti alle estremità della fila), si mettono i semi e si ricoprono.

Esigenze colturali del lupino

Il lupino è una specie abbastanza rustica ma è comunque importante che riceva delle attenzioni nei momenti cruciali del proprio ciclo.

Irrigazioni

Il lupino non ha elevati fabbisogni idrici, soprattutto se seminato in autunno e tenendo conto che ha un apparato radicale fittonante capace di esplorare il suolo a fondo. Se la primavera è secca dovremo intervenire, altrimenti bastano le piogge a sopperire alle esigenze della pianta.

Bombo su fiori di lupino - InOrto
Fioritura del lupino - InOrto

Possibili malattie

Le piante del lupino possono andare soggette ad alcune malattie fungine come la muffa grigia (botrite), delle fusariosi (malattia dei vasi interni della pianta) o la sclerotinia, che si individua notando marcescenze basali e ammassi cotonosi bianchi sulla pianta.

Per prevenire tali problemi è fondamentale praticare delle ampie rotazioni colturali e avere cura della sostanza organica del suolo, che rende il terreno più ricco di vita e anche quindi anche la presenza dei funghi buoni antagonisti.

Afidi

Tra gli insetti ricordiamo gli afidi, che succhiano la linfa alle piante ma si possono facilmente controllare col sapone di Marsiglia o il sapone molle di potassio, entrambi da sciogliere in acqua (circa 15 ml/litro) e irrorare.

Gestione dell’erba infestante

Fortunatamente il lupino diventa abbastanza competitivo data la sua altezza di 80-100 cm, ma nelle prime fasi di sviluppo conviene tenere controllato lo sviluppo dell’erba, sarchiando con un tridente o zappettando tra le file. Altrimenti si stende della pacciamatura tra le file.

Lupini - InOrto
Lupini macinati - InOrto

Raccolta, usi e benefici dei lupini

La raccolta dei lupini avviene in tempi diversi a seconda dell’epoca di semina e della stagione. Lupini seminati in autunno che hanno attraversato un inverno relativamente mite arrivano già a giugno a maturazione, mentre lupini seminati a inizio primavera possono maturare solo nell’estate inoltrata. Il ciclo è quindi abbastanza lungo ma l’importante è che le piante e i baccelli siano ben secchi.

Il lupino è un legume utilizzato sia per l’alimentazione umana sia come costituente dei mangimi per gli animali allevati.

Benefici alimentari del lupino

Tra i maggiori benefici alimentari del lupino ricordiamo l’alto contenuto proteico e di oli di qualità. Ma, come anticipato sopra, per consumare i lupini bisogna prima fare un trattamento che elimini gli alcaloidi tossici che contiene e anche il sapore amaro originario.

Vanno quindi sottoposti ad un procedimento un pochi lungo:

  • Metterli a bagno per un intero giorno
  • Bollitura per eliminare l’amaro, per circa mezz’ora
  • Altro ammollo di 3 o 4 giorni, cambiando spesso l’acqua

Come conservare i lupini

Nel caso di abbondanti produzioni è utile sapere anche come conservare i lupini raccolti e trattati:

  • Salamoia: mettere i lupini trattati come sopra in barattoli di vetro coperti da salamoia, procedura che li mantiene fino ad un mese in frigorifero
  • Congelamento, in sacchettini classici da freezer;

Il lupino come pianta da sovescio e come concime

Il lupino è una delle specie maggiormente utili allo scopo di sovescio o concimazione verde. Allo scopo si seminano i lupini devono essere seminati senza l’obiettivo di arrivare al raccolto, ma per essere interrati ad un preciso momento della loro fase. Con questa pratica si arricchisce il terreno di preziosa sostanza organica.

Lupini macinati come concime - InOrto
Agrumi concimati con lupini - InOrto

Lupini macinati per gli agrumi e le piante acidofile

I lupini macinati sono un classico concime per gli agrumi che deriva dalla sola macinazione meccanica dei semi e si impiega per distribuito a fine inverno. Si tratta di un prodotto ideale per piante che richiedono un pH acido del substrato o del terreno, o leggermente acido. Come concime, consente un rilascio lento dell’azoto che contiene, fornendo nutrimento graduale. Nei negozi di agraria potete acquistarlo in sacchi da pochi kg, o anche sfuso a peso, e dovrete distribuirne una quantità di circa 100-150 grammi/mq, incorporandolo nel terreno con una zappetta o un sarchiatoio.

Indicativamente, sotto la chioma di un arancio o un limone adulto possiamo considerare una proiezione della chioma da uno a qualche metro quadrato in funzione della grandezza, ricordando di non spargerlo solo alla base della pianta ma anche verso la periferia della proiezione della chioma, dove sotto si trovano le radici più sottili.

Allo stesso modo, il lupino macinato va benissimo anche per concimare altre piante acidofile come l’ortensia, l’azalea e la camelia.

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