Che fortuna l’orto ai tempi del Coronavirus. Ma che difficoltà!

Fare l’orto ai tempi del Coronavirus non è facile! Tanto per iniziare dobbiamo sperare di non averlo lontano dalla propria abitazione, perché altrimenti non ci è neppure concesso raggiungerlo. Almeno in alcune regioni…è di ieri mattina la notizia che la Regione Toscana ora dà la possibilità agli agricoltori amatoriali di raggiungere, nel proprio comune ma anche fuori, il proprio orto, non più di una volta al giorno e massimo a due persone dello stesso nucleo familiare. E’ già un bel risultato! Perché non sono pochi quelli che hanno un piccolo appezzamento nella periferia del proprio centro abitato, che in questo momento, vista la bella stagione, ‘friggono’ per poterlo raggiungere, per ripulirlo dalle erbacce e poi seminare, trapiantare e avere al più presto qualcosa da raccogliere per alleggerire, anche se di poco, il bilancio familiare, ma soprattutto avere il piacere di assaporare prima possibile il gusto unico dei propri ortaggi.

AVERE L’ORTO E NON POTERLO RAGGIUNGERE

E poi vogliamo mettere il piacere di stare lì a ‘trafficare’ nell’orto: preparare semenzai, travasare le piante appena nate, acclimatare quelle state in serra e mettere a dimora quelle pronte al trapianto. Preparare il terreno, segnare le file, calcolare le distanze, vangare, zappare e finalmente mettere il seme nel solco o accostare la terra alle delicate radici delle giovani piante. Un’enorme fatica a cui non vorremmo mai rinunciare noi che amiamo l’orto, il suo tran-tran e la soddisfazione che ne deriva. Un piacere che oggi viene negato a molti e, scusate se lo dico, non ne capisco bene il motivo dato che fare l’orto è un’attività solitaria e meditativa. Certo l’orto è anche socializzazione se lo si condivide con altri o lo si fa in un luogo pubblico, ma se lo si coltiva per proprio conto è davvero un momento di grande concentrazione e introspezione, un dialogo tra noi e la terra.

Quindi perché non dare, a chi può averla, la possibilità di trarre sollievo e sostentamento dal coltivare il proprio pezzo di terra? Speriamo che qualcuno abbia il giudizio di capire quanto questo sia importante e seguire l’esempio di quanto è appena stato fatto in Toscana!

PROCURARSI SEMI E PIANTE

Ma ammesso e concesso che uno l’orto possa averlo dietro casa e quindi a portata di mano e di zappa, come ho la fortuna di averlo io, provate ad andare in cerca di semi e piantine e poi mi racconterete come anche coltivare qualcosa sia diventato complicato!

Tre giorni fa, dopo avere preparato il terreno, mi sono decisa a scendere in ‘caccia’ di qualche giovane piantina e di qualche seme. Quest’anno l’orto mi ha colto impreparata perché dovevo dare la precedenza a dei lavori strutturali  (nuovi muri a secco, camminamenti, scalette per riunire i terrazzamenti su più livelli, ecc.), ma dovendo bloccare qualsiasi tipo cantiere, mi sono decisa ad improvvisare ugualmente l’orto e a portare avanti gli impianti in giardino, dove questo mi fosse stato possibile. Spinta soprattutto dall’incoraggiamento dei miei figli, che avendo per una volta del tempo per aiutarmi non volevano rinunciare a qualche bella pianta di pomodoro, melanzana, fagiolini, zucchine, insalate, e via e via…

Armata di mascherina e guanti mi sono diretta verso il primo vivaio di orto-frutta della zona. Numeri all’ingresso per gestire la coda per l’afflusso all’interno delle serre e guai se osavi allungare il collo per vedere quali ortaggi erano disponibili, venivi subita reguardita e rimessa al tuo posto.

PRIMO TENTATIVO

Dopo la fila fatta dal fornaio e quella affrontata al piccolo supermercato bio a cui mi rifornisco, ero già cotta e ammetto che stavo perdendo un poco di lucidità. Finalmente il momento di entrare. Il sole riscaldava molto le serre e l’aria era soffocante, la mascherina non aiutava, mi sembrava il luogo adatto per coltivare microbi oltre che piante. Sceglievo le piante indicando e urlando da dentro la mascherina quelle che avrei voluto acquistare, ma manco a dirlo sono caduta sulla venditrice gentile ma ‘saputella’, che mi consigliava a distanza quello che avrei dovuto o non avrei dovrei comprare. Le melanzane? Noooo, troppo presto, hanno previsto nuove gelate! I peperoni? Noooo, peggio mi sento! Ho tentato con i fagiolini. Ma sta scherzando? Ho protestato: da me in collina non ristagna l’umidità e il luogo è riparato. Tanto per accontentarmi mi ha dato una scatola con dei semi, che per il momento avrei potuto seminare in dei vasetti. Ho azzardato allora un timido: quattro o cinque zucchine alberello Sarzana. Finite! Morale, sopraffatta dalla determinazione della signora e dal calore fuori e dentro la mascherina, con le mani appiccicose dentro la gomma, me ne sono andata prima di svenire con 16 piantine di insalate e altrettante di basilico. 

E mi chiedo ma perché le mettono in vendita quelle piante se poi la signora ne scoraggia l’acquisto! Forse aveva acquirenti più simpatici di me? O forse ha l’ordine di centellinare la vendita? Pazienza!

SECONDO TENTATIVO

Mi fermerò per strada all’altra agraria che vende le piante all’aperto, almeno starò all’aria aperta. Peccato che qui servano in primis le persone dentro il negozio e quelle fuori possono morire nell’attesa. Però alla fine anche arriva il mio turno. Otto pomodorini datterini e otto canestrini lucchesi. Poi sento la voce dell’uomo che mi serve suggerire le melanzane: “Le prenda ora, anche se è presto, perché poi rischia di non trovarle più”. Mettetevi d’accordo, ho pensato senza però proferire parola nel timore di colpire la suscettibilità delle persone alle mie spalle, che stufe di aspettare, avevano iniziato a protestare che stavo impiegando troppo tempo a scegliere. Prendo di fretta ancora basilico, due carciofi e scappo. Volevo del terriccio bio, ma non ne avevano.

TERZO TENTATIVO E RITORNO ALL’ORTO

Orecchie basse, frustrata e avvilita, salgo in auto, mi tolgo guanti e mascherina e mi preparo alla terza tappa. Dopo dieci minuti calzo nuovamente guanti e mascherina, esco di macchina e mi preparo all’ennesima fila, che qui è in ordine sparso e quindi parte il litigio ‘chi è prima di chi’. Questa volta prendo sei sacchi di terriccio, ancora basilico, zucchine in pianta e in seme. Esausta saluto e prendo la strada di casa, con la sensazione di essere vittima di un complotto ‘anti-orto’ piuttosto che ostaggio di normative ‘anti-virus’.

Risultato: ho basilico per affrontare almeno i prossimi 14 Coronavirus, zucchine che se le trapianto e le semino tutte posso uscire io dal giardino, ma neppure una melanzana e un peperone. Pomodori e insalate a sufficienza. Fagiolini in seme, ma la loro stagione è lunga. Due carciofi solitari che non so dove mettere.

Riconosco di avere fatto un pessimo lavoro, presa più dalla difficoltà di gestire la situazione, incapace di ragionare con calma e tranquillità, mi sono fatta sopraffare dalla stanchezza e non ho badato all’effettive esigenze dell’orto! I miei ragazzi mi accolgono comunque esultanti, mio marito si palesa con due piante di peperoncino ‘super-piccante’. Purtroppo io che mi vanto sempre di sapere fare tutto nel campo ho fallito miseramente, ma pazienza! Penso alla fortuna di avere un giardino e sono felice di avere solo piccoli problemi e quanto al resto andrà meglio la prossima volta! 

Commenti
2 Commenti a “Che fortuna l’orto ai tempi del Coronavirus. Ma che difficoltà!”
  1. Saverio ha detto:

    Salve,
    il consorzio dove vado di solito consegnano le piantine il giovedì pomeriggio è così due volte al mese sono andato a prendere quello che mi serviva, ho preso tutto, pochissima fila Ciao da Alluce Marrone.
    (Alluce Marrone)

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