Come coltivare il rafano, il cren o la barbaforte, nell’acqua, nel vaso o nell’orto

Foglie di rafano inizio primavera

Dall’acqua al vaso, per poi finire in piena terra ai piedi dell’olivo. La storia della pianta del rafano che ho nell’orto è lunga e piena di peripezie.

Ha inizio a casa della mia amica EvaMaria, austriaca trapiantata da molti anni sulle pendici delle Alpi Apuane e adesso mia vicina di casa. Conoscitrice di rimedi naturali, EvaMaria coltiva il rafano in un grande vaso, convinta che nessuno possa fare senza delle proprietà curative di questa pianta, tantomeno le sue amiche più care.

Per questo ogni anno, quando rinnova la pianta, la estrae dal vaso, prende alcune parti di radice che le occorrono per il suo uso personale, mentre altre le mette in vasetti di vetro pieni di acqua, le fa radicare e le distribuisce alle amiche.

Un buon modo per prendersi cura degli altri.

Proprietà

Il rafano, il cui nome latino è Armoracia rusticana, è conosciuto anche come cren o barbaforte. Ha un sapore molto particolare: dolciastro e forte al tempo stesso. E’ famoso per le sue noti balsamiche acute e piccanti, capaci di insinuarsi su per le narici e ‘tramortirle’, ma benefiche e efficaci contro il raffreddore e qualsiasi malanno dell’apparato respiratorio. Ricchissimo di vitamine (soprattutto della C, ne ha perfino più del limone) e sali minerali (calcio, fosforo, potassio, ferro e magnesio) è considerato un antibiotico naturale, in grado di contrastare le infiammazioni del cavo orale e delle vie urinarie. E’ analgesico, diuretico, digestivo e decongestionante per il fegato. Non c’è dunque da stupirsi che EvaMaria lo reputi indispensabile e ne faccia ampio uso. E non so se è l’effetto del rafano, ma nonostante abbia più anni di me è una vera forza della natura.

Radicamento in acqua

Rafano radicato in acqua

Il rafano è dunque arrivato per la prima volta a casa mia ben radicato in un vasetto pieno di acqua. E’ una pianta che sembra stare benissimo con i ‘piedi’ nell’acqua: vegeta che una meraviglia e se uno lo desidera può già usarne le foglie, coltivandolo in un angolo luminoso della cucina. Anche le sue foglie sono commestibili e curative, non quanto la radice, ma possono arricchire benissimo insalate e zuppe. Meglio usare quelle giovani e tenere perché con il tempo tendono ad indurirsi. Troppo dure per i nostri denti, ma non per quelli delle cavolaie! Ve lo posso garantire per esperienza personale.

Rafano in vaso

Inizialmente ho deciso di trasferire il rafano in un vaso pieno di terra del mio giardino, sia per farlo adattare, sia perché ancora non avevo chiaro quale fosse il posto migliore dove coltivarlo. Per tutto il tempo che è stato in vaso ho dovuto combattere con le cavolaie che si divoravano le foglie prima di me. Il rafano appartiene alla famiglia delle crucifere, la stessa dei cavoli, e come questi viene attaccato costantemente dalle larve della cavolaia. Per arginare il problema occorre controllare spesso le foglie e al primo segnale tentare di eliminarle manualmente oppure usare dei rimedi naturali da spruzzare sulle foglie per scoraggiare gli appetiti degli insetti masticatori. Per avere un rafano sano e rigoglioso meglio usare della terra piuttosto sabbiosa, dove le radici trovano lo spazio per espandersi rapidamente, e scegliere una posizione semi ombreggiata, per evitare di dovere dare acqua in continuazione durante l’estate.

Nonostante le mie poche attenzioni e la terra argillosa, in cui l’avevo costretto ad adattarsi, il rafano ce l’ha fatta non solo a sopravvivere, ma anche a regalarmi qualche fogliolina e qualche pezzo di radice, che ben pulita e asciugata è stata conservata a lungo in frigo, pronta ogni qualvolta volessi grattugiarla per arricchire piatti, salse o tisane.

Il rafano diventato barbaforte

Rafano o barbaforte in giardino

Dopo due anni, pensando di rendergli un grande favore, ho deciso finalmente di togliere il rafano dal vaso e di metterlo in giardino. Una volta studiata bene la posizione ho pensato che l’ombra dell’olivo potesse essere perfetta: leggera ma sufficiente per smorzare l’eccessiva calura estiva.

Purtroppo non avevo considerato che da lì a poco sarebbero dovuti entrare nel mio orto dei mezzi cingolati, per rimediare a dei guai fognari, e che sarebbero passati proprio giusto al fianco del rafano. A poco sono servite alcune canne messe a delimitare l’area: gli operai hanno poco tempo e poca sensibilità quando devono svolgere in fretta il proprio lavoro! Suppongo che non si sarebbero accorti neppure di me, se mi fossi sdraiata al fianco del rafano per segnalarne la presenza e proteggerne l’incolumità!

Quando ho visto l’impronta del cingolo sulla testa del rafano ho pensato che purtroppo c’è sempre qualche vittima al termine di una battaglia. E il rafano era stato sacrificato. E’ passato qualche mese da allora ed è arrivata la primavera quando camminando in giardino ho gettato uno sguardo desolato dove avrebbe dovuto crescere il rafano dell’EvaMaria e con mio grande stupore, tra le erbe spontanee, ho visto dei germogli. Da quel momento ho deciso che lo avrei chiamato per sempre con il suo secondo nome: ‘Barbaforte’.

fiore di barbaforte

Forse il mo barbaforte non crescerà rigoglioso come quello di Mara, altra amica dell’EvaMaria con  in giardino un rafano fortunato della stessa progenie, che cresce nella fertile terra sabbiosa della pianura costiera e così in salute da risultare invadente, ma il mio barbaforte è senza dubbio un campione di resilienza, deciso a restare con me ad ogni costo.

In ogni caso EvaMaria, pur essendo all’oscuro delle peripezie che ha dovuto affrontare il primo barbaforte che mi aveva donato, per essere certa che avrò sempre una scorta di rafano con cui curare il raffreddore, mi ne ha regalato un altro radicato in acqua. Quello per ora è in serra e sta benone, ma ancora non sa cosa potrebbe capitargli! 

Armoracia rusticana

 

 

 

 

 

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