Un orto per esprimere la propria creatività

La funzione primaria dell’orto è la coltivazione del proprio cibo. Ma c’è di più. Insieme al cibo coltiviamo anche la nostra mente e la nostra creatività. Sicuramente lo ha fatto chi ha curato l’orto in cui mi sono imbattuta l’altro giorno, percorrendo una strada poco distante da casa mia.

Ho dovuto rallentare, fermarmi e scattare qualche foto. Era così tanta l’attenzione dedicata a quell’orto-giardino che era impossibile restare indifferenti. Ho immaginato il tempo trascorso dal proprietario ad assemblare fiori, ortaggi e oggetti in disuso a cui ha ridato anima e ruolo. Scale, biciclette, carriole recuperate e nobilitate e perfino una barca che naviga su un prato guidata da un orsetto.

Una piccola ‘opera d’arte’ a cielo aperto, di cui tutti passando potevano beneficiare. Era commovente pensare all’impegno meticoloso dedicato a quel pezzo di terra. Da quell’orto traspariva la necessità di comunicare, oltre che le proprie capacità, anche i propri sentimenti. C’era la volontà di contribuire così alla bellezza di un luogo.

Può piacere o non piacere, ognuno ha il suo modo di esprimersi, ma una cosa è certa: chi coltiva quell’orto attraverso la cura sapiente delle piante ha voluto raccontare e condividere una storia. Ciascuno può leggerla come vuole. Quella che ho letto io era tenera e commovente, fatta dal desiderio di esprime con semplicità la propria creatività.

Venendo via mi sono ricordata le parole di Pia Pera: “Tra le piante si prova la sensazione di avere trovato con estrema facilità il nostro posto al mondo. Di trovarci esattamente dove dovremmo essere. Che questo avvenga per la più primordiale delle complementarità, quella tra animale e pianta? Tra creature opposte che si nutrono l’una del respiro dell’altra? Non saprei. Ma l’importante è questo: funziona”.

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