Una rete e una casa comune per custodire e difendere i semi e la biodiversità

L’Italia è piena di associazioni, gruppi, singole persone a cui sta a cuore la terra, i suoi frutti e un certo tipo di agricoltura, rispettosa dell’uomo, dell’ambiente e della cultura che da questa scaturisce. Tante volte mi sono chiesta perché tutte queste voci sparse non si unissero in un coro unico per meglio fare sentire le proprie parole. Mi struggevo perché non vedevo qualcuno e qualcosa che potesse raggrupparne le finalità, per aver più peso e trasmetterne con più incisività gli intenti.

LA RETE DEI SEMI RURALI

Ebbene qualcuno c’è, si trova a Scandicci e oltre tutto ha come sede la casa dell’Agrobiodiversità, dove vengono conservati, custoditi e difesi un gran numero di varietà di semi. La Rete dei Semi Rurali, fondata nel 2007, è un’associazione di secondo livello che raggruppa un folto gruppo di realtà, quarantadue in tutto, legate da un comune interesse per la terra e per la cultura contadina. Per una volta Nord e Sud uniti da un ideale comune: la diversità agricola, la sua conservazione e valorizzazione.

Dai liguri del Consorzio della Quarantina, da cui è nata la scintilla, alla modenese Arcoiris, dal Distretto di Economia Solidale della Brianza alla Simenza, compagnia siciliana sementi contadine. Nella Rete dei Semi Rurali sono presenti anche le associazioni nazionali delle aziende biologiche e biodinamiche, che hanno delegazioni e agricoltori in ogni regione.  Per non fare torto a nessuno consultate il sito Rete Semi Rurali e troverete l’elenco dettagliato di tutti coloro che ne fanno parte.

 

“Abbiamo impiegato molti anni e molte energie per arrivare dove siamo adesso – spiega Riccardo Bocci, direttore tecnico della Rete – All’inizio eravamo solo un gruppo di persone, poi sono arrivate le associazioni. L’intento era parlare di semi e scambiare informazioni, creare un’organizzazione culturale dall’anima contadina”.

SVILUPPI E ATTIVITA’

La Rete Semi Rurali oggi può contare su uno staff tecnico che è di supporto a tutto il movimento. Dieci persone che lavorano a tempo pieno, più altre che offrono le loro competenze e il loro aiuto quando possono. Le risorse economiche arrivano soprattutto da progetti europei di cui la Rete fa parte, mentre i soci pagano soltanto 50 euro l’anno per avere un servizio informativo continuo.

“Per dodici anni abbiamo lavorato in un ufficio di 30 mq a casa mia – racconta Riccardo Bocci – dall’anno scorso finalmente possiamo contare su una sede vera e propria qui a Scandicci, che abbiamo battezzato Casa dell’Agrobiodiversità. L’abbiamo inaugurata con una bellissima festa dove hanno partecipato tutti: soci, amici, organizzazioni affini, cittadini interessati o anche semplici curiosi. C’è stato un interesse sincero e inaspettato”.

La quantità di attività che fanno questo ragazzi è enorme. Riccardo ha provato a trasmettermi tutto l’operato con cura e puntualità. Ma lo ammetto, dopo un po’ mi sono persa e credo fareste la stessa cosa voi, leggendomi, se riportassi in dettaglio tutti i progetti e i tavoli di discussione a cui partecipano, quindi mi limiterò a riassumere in breve il lavoro che svolgono nei settori in cui sono operativi: relazioni istituzionali, sperimentazione e ricerca, conservazione.

RELAZIONI ISTITUZIONALI

Dove si parla di semi la Rete partecipa e dice la sua. Sia che si tratti del tavolo delle sementi del Ministero dell’Agricoltura, dove fino a ieri partecipavano solo Coldiretti e CIA (Confederazione Agricoltori Italiani). Rete Semi Rurali si interfaccia con le Commissioni europee che si occupano del nuovo regolamento Bio riservato alle sementi, si confronta con le istituzioni regionali. Si rapporta con l’ex-ENSE (Ente Nazionale Sementi Elette) e il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) del Ministero dell’agricoltura. Ha portato a Bruxelles le richieste degli associati e collabora con la FAO per quanto concerne le risorse genetiche vegetali per l’agricoltura, l’alimentazione e le sementi

Lavoro ‘rognoso’ ma quanto mai importante in un momento in cui il mercato sta dimostrando curiosità verso la diversità varietale e registrando significativi cambiamenti nell’impiego di nuovi semi. “Lo studio e l’approfondimento di leggi e regolamenti, il controllo della loro legittimità si fanno particolarmente complessi con la rincorsa del mercato a cavalcare l’onda delle ‘antiche varietà’. – spiega Claudio Pozzi, coordinatore Rete Semi Rurali, nell’editoriale pubblicato sul notiziario dell’associazione – Lo spazio di interpretazione delle diverse autorità di controllo è ampio: lo sforzo che qui facciamo è nel tentare di sbrogliare le carte e dare alcune indicazioni di lettura valide e solide”.

“Fino a poco tempo fa quando parlavamo di biodiversità, sementi e sovranità alimentare, ci prendevano per pazzi – aggiunge Riccardo Bocci – oggi siamo tra i soggetti con cui parlare e confrontarsi”.

RICERCA E SPERIMENTAZIONE

Dai testi legislativi alle mani nella terra. La Rete Semi Rurali non potrebbe avere voce in capitolo, se alle spalle non avesse l’esperienza diretta della sperimentazione sul campo.

“Facciamo ricerca agricola, sperimentiamo tecniche innovative e alternative – spiega ancora Bocci – Disponiamo di campi sperimentali in alcune aziende accoglienti e ben disposte al cambiamento. Qui verifichiamo il comportamento delle sementi e i metodi migliori per coltivarle. E alla fine i ricercatori espongono a tutti i risultati ottenuti”.

La Rete Semi Rurali serve anche a questo: divulgare tra i soci le informazioni raccolte . “I momenti di incontro sono indispensabili. Occorre condivisione e partecipazione per trovare le giuste motivazioni per portare avanti una visione d’insieme a cui appartenere. Qualcosa che vada aldilà dei soli interessi commerciali o sindacali”.

La localizzazione è un altro aspetto fondamentale a cui la Rete pone enorme attenzione. Ogni territorio ha una sua specificità, così come i semi e i prodotti in questi coltivati da generazioni. Oggi più che mai, vista la richiesta crescente del cibo locale, che caratterizza, fa risparmiare energia e risponde concretamente alle problematiche legate ai cambiamenti ambientali in corso.

CONSERVAZIONE

Un occhio al passato ma con grande attenzione al futuro. Alla casa dell’Agrobiodiversità arrivano spesso semi del passato che possono migliorare il nostro futuro. “Semi che vanno puliti, pesati, catalogati e conservati – specifica Bettina Bussi, agronoma della Rete – Mais, riso, grano, lenticchie, pomodori, l’elenco è lunghissimo. Alcuni possono venire anche da molto lontano, abbiamo una varietà di riso che proviene dalle Filippine e un girasole che arriva dagli Stati Uniti”. Tutti classificati e custoditi in stanze dalle condizioni e dalle temperature ideali.

La Rete dispone di un catalogo che tutti possono consultare e richiedere: istituti agrari, coltivatori, ma anche semplici amatori. “Noi lavoriamo sulle popolazioni e sugli incroci per rendere i semi rispondenti alle nuove esigenze climatiche e adatti ad essere riprodotti e moltiplicati anche dalle singole aziende” conclude Bettina. Realtà agricole che hanno bisogno sì di spazi di libertà, ma anche regole condivise per potere sopravvivere e crescere.

Ma come è possibile che così tante anime riescono a stare sotto lo stesso cappello? Come dice Riccardo Bocci, c’è un patto sociale che lega tutti gli associati e gli obiettivi, condivisi da tutti, sono il collante.

Tanti piccoli semi dalla forza di volontà granitica che come Pollicino stanno lasciando traccia ovunque. Chi li ama li segua.

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