San PietroE’ sempre stimolante trovare per il nostro orto essenze particolari e poco conosciute. Questa volta vi propongo l’erba di San Pietro (Balsamita major o Tanecetum balsamita) un’aromatica dal profumo e dal sapore inconfondibile, lontanamente simile a quello della menta, fresco, gustoso e gradevolmente amarognolo.

L’erba di San Pietro vanta una infinita varietà di nomi, quasi uno per ogni regione d’Italia: erba di Santa Maria, erba amara, erba buona, fritola, erba greca o erba della Bibbia, sembra infatti che le sue foglie essiccate venissero utilizzate dai monaci, che già la coltivavano nel medioevo, come profumato segnalibro. Potremmo provare anche noi ad imitarli per ‘aromatizzare’ le nostre letture, senza però dimenticare che l’erba di San Pietro il maggiore contributo lo dà in cucina, per arricchire frittate e insalate o insaporire torte salate, ravioli e tortelli. Ma usiamola con parsimonia se non vogliamo che il suo gusto amarognolo diventi predominante!

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Ribe 1Tra i frutti di bosco il ribes, che sia allevato a cespuglio, ad alberello o a spalliera, è tra i più ornamentali. I suoi frutti sembrano dei piccoli grappoli di uva in miniatura, le cui bacche di un bel colore rosso brillante (ma esiste anche nella varietà bianca con chicchi gialli luminescenti) hanno un sapore che sta a metà strada tra l’acidulo e il dolce. Il Ribes rubrum, appartiene alla famiglia delle Sassifragacee e pur adattandosi a diversi suoli preferisce un terreno né troppo secco né troppo umido, con ph neutro o tendente all’acido. Inutile provare a coltivarlo in zone troppo calde perché ama gli inverni freddi e anzi dove questi sono miti tende a fruttificare di meno. Soffre la siccità e quindi in estate necessita di irrigazioni costanti.

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IpoE’ da molto che volevo parlarvi delle ipomee, ma ho sempre desistito dal farlo perché non sono ortaggi e non sono neppure fiori commmetibili, fatta eccezione per l’Ipomea batatas ovvero patata dolce o patata americana, del cui tubero abbiamo ampiamente parlato in un precedente post.

Ma allora perché insistere su questi fiori? Perché sono splendidi e regalano fioriture continue durante tutta l’estate, da giugno a ottobre nei climi più freschi e fino ad agosto in quelli più caldi.

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FioriLa fioritura del pesco è l’emblema della primavera e tutti dovremmo avere l’occasione di ammirarla almeno una volta l’anno. Basterà fare una passeggiata in campagna perché il nostro occhio venga catturato da questa fioritura rosa, leggera e innocente, come solo la fioritura del pesco sa esserlo. Ma se disponiamo di un piccolo orto o giardino perché non pensare di piantarvi un pesco? Lo so il pesco ha una pessima reputazione riguardo alle malattie: ha la nomea di essere ‘deboluccio’ e di ammalarsi continuamente, ma se provassimo a coltivarlo correttamente, magari scegliendo la giusta varietà, forse potrebbe darci delle grandi soddisfazioni.

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AlchechengioDifficile trovare una pianta commestibile più curiosa dell’alkekengi: sia per nome che per aspetto è tra le più originali! La Physalis alkekengi appartiene alla famiglia delle solanacee, come i pomodori, le patate, i peperoni, le melanzane e molti altri ortaggi, ma i suoi piccoli frutti giallo oro si mangiano come ciliegie una volta scartate dal loro ‘croccante’ involucro.

Eh sì, avete capito bene! I frutti dell’alkekengi sono avvolti in piccoli gusci di foglie, che formano dei palloncini ‘cartacei’, in tutto e per tutto simili a delle piccole lanterne cinesi.

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