Campo granoSono andata nel Cilento alla scoperta dei grani antichi. Oppure come ama definirli Antonio, un amico che ho conosciuto lì, dei grani del futuro. Esattamente a Caselle in Pittari, un piccolo paese arroccato sul cocuzzolo di una collina, come ce ne sono tanti in quella parte della Campania. La differenza è che a Caselle in Pittari da dieci anni a questa parte ogni luglio si tiene il Palio del grano, una festa che celebra il grano, la terra e la voglia di stare insieme. Non è una festa per chi è in cerca di folclore annacquato, finte ricostruzioni o tiepide rimembranze (anche perché quest’anno la calura era tale che di tiepido non c’era niente), ma è una festa dai sapori e dagli intenti forti: il sapore dei grani del luogo che hanno nomi e radici antichissime, Russulidda, Ianculidda, Carosella di Pruno e molti altri, tutti recuperati e coltivati ancora oggi su quelle terre.
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Zucchina patissonVi ricordate delle verdure antiche che si coltivano a Poggio Diavolino? Bene, siamo andati a trovare Fabiano, perché volevamo vedere quali ortaggi particolari ci fossero in estate nel suo orto. Avete presente quando si portano i bambini al luna park? Che si guardano intorno e non sanno più su quale giostra salire? A me è successa un po’ la stessa cosa quando mi sono trovata a Poggio Diavolino l’altra sera: zucche di ogni forma e colore, pomodori rossi, gialli e blù, meloni che sembrano zucche, zucche che sembrano meloni. Insomma un vero spettacolo, da rimanere a bocca aperta!
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PanoramicaGli orti ultimamente nascono ovunque, anche in luoghi insoliti e curiosi. E’ il caso del BibliOrto, l’orto nato all’interno della BiblioteCaNova all’Isolotto, un quartiere storico della periferia fiorentina. “Qui gli orti prima erano ovunque – spiega Stefano Beltramini, bibliotecario ortista, responsabile del progetto – adesso invece sono relegati in una striscia lungo l’Arno. Fare un orto qui dunque, è stato un po’ come tornare alle origini”.

Il BibliOrto fiorentino è stato un precursore, se così si può dire, della tendenza che ha come obiettivo l’inserimento degli orti nei tessuti urbani a scopo didattico ed educativo. E’ infatti dal 2009 che sono iniziati ‘i primi colpi di zappa’ tra i libri di questa frequentatissima biblioteca, grazie all’impegno di un gruppo di volontari e all’aiuto di SlowFood Firenze.
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Cavolo valèL’altro giorno, andando a spasso per l’orto di Valeriano, mi sono trovata ad affrontare un mistero: il mistero del cavolo nero! Che cavolo di mistero è? Direte. Ebbene, di misteri ce ne sono di ogni tipo, così pure di cavoli – appunto!

Ma adesso vi spiego. Come spesso faccio, stavo curiosando qua e là nell’orto altrui, in questo caso in quello di Valeriano, quando a un certo punto vedo dei cavoli enormi cresciuti a dismisura, e dico: “Cosa fai andare a frutto i cavoli neri per raccoglierne i semi?”. E lui mi risponde: “Non sono mica cavoli neri, sono frasconi”.

 

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Osvaldo patateCi sono patate e patate, e posso assicurarvi che quelle che coltiva Osvaldo sono le più buone di tutte. Sarà perché la sua terra si trova a 800 m di altitudine e guarda il mare, sarà perché ha un’esperienza ultra-decennale, ma posso assicurarvi che la qualità delle sue patate è veramente superiore! Nel suo caso possiamo proprio dire che “con la patata di mezza montagna il gusto ci guadagna”!

Osvaldo ha 72 anni e pianta patate da quando ne aveva sei. “Tornavo da scuola e aiutavo i miei genitori a mettere le patate nei solchi che loro avevano preparato. E non ho cambiato quasi nulla da allora nel coltivarle!”. Soltanto che adesso si aiuta con la  motozappa, mentre prima la lavorazione del terreno avveniva tutta con la vanga a mano e considerato che Osvaldo non si accontenta di seminare qualche metro quadro il risparmio in termini di fatica è stato notevole.

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