Il rinvaso degli agrumi

Arancio su telo da lavoro
#photopissi.

PREMESSA

Le coltivazioni in vaso evocano sempre un’attenzione e un affetto particolare per le piante, come se, obbligandole a crescere lì, le volessimo coccolare e averle sempre vicino a noi.

Romanticismo a parte, proprio perché il vaso è un ambiente di coltivazione artificiale dobbiamo riservare alle piante cure specifiche e sicuramente più frequenti, rispetto a quando coltiviamo in piena terra. Il rinvaso è una di queste pratiche.

RINVASO, SIGNIFICATO E SCOPO

Il rinvaso è la tecnica agronomica di coltivazione che serve a mantenere idonea la dimora delle radici, cioè tutto il “sistema vaso” ovvero il contenitore che raccoglie: drenaggio, substrato di coltura e apparato radicale della pianta, che vive al suo interno.

Le radici, sviluppandosi nel vaso, tendono nel tempo ad esaurire il loro spazio e terreno a disposizione, perciò, dopo un periodo di tempo arriveranno in contatto sia sulle pareti del contenitore che sul fondo, verso il drenaggio, a questo punto la pianta può manifestare una riduzione di crescita e vigoria vegetativa, la chioma si manifesta meno rigogliosa e da questo si intuisce che è giunto il momento di praticare il rinvaso.   

IMPORTANTE: il rinvaso non prevede, necessariamente, l’aumento del volume del contenitore.

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fragole in cassone

Fragole in cassoni di legno

Avete mai sofferto della sindrome ‘invidia di fragola dolce’? Io sì. Ne sono guarita facendomi donare degli stoloni per provare ad avere le stesse fragole nel mio giardino.

Mia sorella da qualche anno coltiva in tre vasi rettangolari delle fragole dolcissime. E ogni volta che in estate transito di fronte a quei vasi il richiamo è irresistibile e mi trasforma in un’irrimediabile ladra di fragole. Il loro sapore è così dolce da consolare anche il mio senso di colpa.

Finalmente lo scorso anno a fine estate i vasi erano stracolmi di nuove piantine che scendevano dai lati di ogni vaso in cerca di terra dove radicare. Non potevo perdere l’occasione e, questa volta previa autorizzazione da parte di mia sorella, ho tagliato una ventina di stoloni che ho subito trapiantato in dei vasetti per ottenere nuove piante. Hanno attecchito tutte. In novembre avrei potuto trapiantarle, ma ho preferito aspettare fine marzo dell’anno successivo, in attesa di una migliore radicazione, con l’intenzione di coltivarle in vaso, così avrebbero trovate condizioni analoghe a quelle dove erano già abituate a vivere.

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come coltivare il cavolo frascone

Cavolo Frascone – foto Francesco Felici

Sembra un cavolo nero, ma non lo è. Il cavolo Frascone dell’Alta Versilia (Brassica oleracea var. acephala) si diversifica dal più famoso cavolo nero nella forma, nel sapore e nella storia. 

Le sue foglie sono più larghe. Sono almeno tre o quattro volte più grandi di quelle strette e puntute del cavolo nero. Sono meno gibbose e più chiare, se non addirittura in alcuni casi bianche. Scurissime quelle del cavolo nero, virano dal verde intenso al bianco quelle del frascone. E se le foglie del primo tendono a svettare verso il cielo, quelle del secondo tendono a ricadere verso terra come le luci consumate di un fuoco di artificio.

Il Frascone ha inoltre un portamento ‘sperlungone’, come lo definisce lo scrittore versiliese Silvano Alessandrini in una sua poesia. Un vero e proprio alberello, che può vivere anni nel nostro orto e chissà, forse trovando le condizioni ottimali, può addirittura diventare perenne. Francesco Felici, bio-eroe dell’azienda agricola ‘Fatti col pennato’, coltivatore custode sulle Alpi Apuane, ha una pianta di frascone di sei anni. E’ lui che ci ha fornito gli step principali della sua coltivazione.

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come fare una compostieraLa compostiera è l’apparato digerente di ogni orto che si rispetti. E così è stata concepita quella in funzione nel mio giardino. Usando vecchi pallet e assi di legno, abbiamo costruito una serie di contenitori, dove i residui vegetali dell’orto e del giardino, gli sfalci e gli avanzi di cucina vengono buttati, mescolati, ossigenati e spostati per ritornare alla terra sotto forma di utile compost.

E’ stato Stefano, amico e prezioso alleato nella cura del mio giardino, l’ideatore di questo sistema a vasche semi-comunicanti. Nella vasca in alto, aperta e facilmente raggiungibile con la carriola, vengono gettati tutti gli sfalci delle potature del giardino. Lì avviene il primo stoccaggio degli scarti vegetali, che una volta appassiti e compressi scendono nella seconda vasca, posta in basso, anch’essa scoperta. Parte di questi residui finiscono nella terza vasca, quella degli scarti della cucina, che necessitano di materiale verde o semi-legnoso per decomporsi al meglio.

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Foglie di rafano inizio primavera

Dall’acqua al vaso, per poi finire in piena terra ai piedi dell’olivo. La storia della pianta del rafano che ho nell’orto è lunga e piena di peripezie.

Ha inizio a casa della mia amica EvaMaria, austriaca trapiantata da molti anni sulle pendici delle Alpi Apuane e adesso mia vicina di casa. Conoscitrice di rimedi naturali, EvaMaria coltiva il rafano in un grande vaso, convinta che nessuno possa fare senza delle proprietà curative di questa pianta, tantomeno le sue amiche più care.

Per questo ogni anno, quando rinnova la pianta, la estrae dal vaso, prende alcune parti di radice che le occorrono per il suo uso personale, mentre altre le mette in vasetti di vetro pieni di acqua, le fa radicare e le distribuisce alle amiche.

Un buon modo per prendersi cura degli altri.

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