Febbraio-marzo e le prime semine nell’orto e in serra

Vasetti per seminaE’ arrivato il momento. Non vedevo l’ora di inaugurare la mia piccola serra e mettere nella terra un po’ di semi. Fino ad ora, quella piccola costruzione che domina il giardino dall’alto, si era dovuta accontentare di tenere all’asciutto solo qualche talea, ma di semi neppure l’ombra. In verità c’erano, ma all’interno di buste ben nascoste in una scatola di legno.

Per le semine non occorre avere fretta, iniziare presto è rischioso: le gelate tardive sono sempre in agguato. Non solo per le semine in piena terra, ma anche per quelle in serra se, come nel mio caso, non è riscaldata. Conviene pazientare e nel frattempo, se le giornate sono buone, stare in giardino a ripulire le aiuole e preparare il terreno per le semine e i trapianti futuri.

Arrivati a fine febbraio però non ho più resistito. Ho tirato fuori i semi dalla scatola e ho deciso a chi sarebbe toccato per primo. Sono sempre in grande imbarazzo quando penso alle semine, perché il mio orto è piccolo e devo sempre fare delle scelte obbligate e sofferte. Vorrei potere avere di tutto e di più, sia nell’orto che nel giardino, ma è fisicamente impossibile per lo spazio che ho a disposizione, quindi tanto vale fare le giuste valutazioni e accontentarsi.

 

Semine in piena terra o in semenzaioBustine di semi in varietà

Alcune semine ho potuto farle fuori, dove delle parcelle avevano ancora alcuni spazi disponibili. Tra le piante di fave, ormai cresciute, ho messo delle biete, delle barbabietole e degli spinaci. In un’aiuola spoglia al centro ho invece seminato della rughetta a spaglio. Tutti ortaggi a crescita medio-rapida che potranno lasciare a breve lo spazio alle colture estive, quando anche fave e piselli avranno lasciato libero il campo.

Terminato il lavoro fuori sono rientrata in serra e ho guardato i semi che mi erano stati spediti da Seed Vicious, l’associazione di scambio semi a cui appartengo, e ho pensato di dedicare a ogni specie due vasetti, escluso la zucca Hokkaido che seminerò direttamente nell’orto, ma molto più avanti quando anche le temperature notturne saliranno e si stabilizzeranno intorno a 7°. La stessa cosa ho fatto con le 11 varietà di semi di pomodoro di cui due cari amici mi hanno fatto dono: 2 vasetti per tipo. I semi che avanzeranno li terrò a titolo precauzionale, nel caso qualcuno non dovesse germinare, e poi li scambierò o li regalerò a qualche amico.

Una volta scelti i semi e decisi i quantitativi, ho preparato tutto l’occorrente: vasetti bio-compostabili sforacchiati sul fondo con un grosso ago per fare drenare l’acqua, humus di lombrico, vermiculite, un cucchiaio per aiutarmi nel riempimento e un pennarello per scrivere su ogni vasetto il nome di ogni pianta. 

 

La semina qualcosa di più che un semplice gesto

Ecco adesso ero pronta per il ‘rito’ della semina. Ogni seme mi incute rispetto e timore, prendere fra le dita quei minuscoli ‘esserini’ mi crea un certa soggezione e avverto prepotente il senso profondo di quello che sto facendo. Un sentimento di riverenza guida la mia mano quando deposito il seme sulla terra, sia questa contenuta in un vasetto o in un’aiuola. I semi sono così minuscoli che per poco le mie dita neppure li percepiscono eppure è enorme il loro compito.

Li appoggio sulla terra piano, evitando che vadano l’uno sull’altro o troppo vicini, e cerco di non fare confusione tra i vari vasetti, sui cui ormai ho scritto il loro nome. Poi li copro, prima con un velo di terra e poi con la vermiculite. Comprimo appena la terra. Annaffio leggermente con un nebulizzatore. Compio ogni gesto con delicatezza estrema chiedendomi continuamente se quello che sto facendo sia troppo o troppo poco.

Poi penso che tutto quel riguardo forse non è necessario, che forse ogni seme sta sorridendo di me, perché sono molto più forti di quanto io riesca a immaginare o la loro stazza lasci presupporre. La loro forza si chiama vita, e certo non si lascerà scoraggiare da una mia piccola incapacità! :))

Per ora nel mio semenzaio ci sono: Tagete erecta e nano, Pisello odoroso, Amaranto sanguineo, Celendula, Cisto rosa, Verbascum lychinitis. A questi si aggiungono i pomodori: Hazel Mae, Mortage Lifter Radiator Charlie, Old Ivory Eggs, Nepal, Garden Peach, Piennolo del Vesuvio, Belmonte Calabro, Santorini, Black cerro, Banana legs, Indian Moon Navajo. Considerato che poi aggiungerò il locale Canestrino lucchese e qualche varietà di Datterino di cui non riesco a fare a meno, credo che dovrò inventarmi il primo orto con le aiuole a castello…o voi conoscete un’altra soluzione per avere più spazio?

 

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