L’orto improvvisato con i ragazzi è più bello di quello programmato

L’orto in maggio richiede molte attenzioni e nessuna distrazione. Personalmente ogni mattina appena alzata faccio un giro di perlustrazione e controllo che tutto vada bene, se noto qualche difficoltà provo ad aiutare come posso le piante bisognose. La supervisione quotidiana aiuta a capire i problemi sul nascere e quindi a risolverli con maggiore facilità.

Premetto che il mio orto è giovane, come i miei figli. Sono stati loro quest’anno a chiedermi espressamente di impiantare e coltivare ortaggi, costretti a casa dal Covid 19, hanno insistito per occupare le aree libere con coltivazioni di insalate, pomodori, zucche, zucchine, melanzane, cetrioli, fagiolini, peperoncini e l’immancabile basilico.

L’ORTO IMPROVVISATO

La terra non era pronta e loro meno che mai. Così abbiamo improvvisato. Io che sono ‘Miss Precisetti’ non sopportavo di fare tutto alla rinfusa, senza nessuna pianta in semenzaio, senza nessuna parcella delineata e preparata, senza niente di pronto e programmato. Ma loro non si sono persi di animo e armati di vanga, forcone e zappa hanno preparato dei piccoli quadrati di terra qua e là, e a suon di “va bene se faccio così?” e “adesso cosa dobbiamo mettere?”, hanno scavalcato qualsiasi mia preclusione e calmato le mie ansie da prestazione.

Risultato abbiamo mendicato un po’ di concime maturo da qualche amico, comprato del terriccio biologico per alleggerire il suolo un troppo pesante, scartato le radici delle infestanti e impastato il terreno come fosse pane. Poi abbiamo comprato le piante e i semi all’agraria e piantato e seminato come non ci fosse stato un domani. Abbiamo riempito ogni spazio a disposizione e i semi avanzati di zucchine e fagiolini, li abbiamo messi in dei vasetti per le piantagioni a scalare, che andremo a fare nei prossimi giorni.

E’ incredibile ma in barba al mio scetticismo, oggi abbiamo un orto. Non è perfetto, non sappiamo che cosa accadrà e cosa ci darà, ma l’orto c’è e loro se ne stanno prendendo cura come possono. Non faccio in tempo a dare un consiglio che lo hanno già ascoltato e eseguito. Il bello è che anch’io ho preso gusto a questa improvvisazione. Sto vivendo questo ‘orto di passaggio’ (perché magari già l’anno prossimo quelle stesse parcelle andranno spostate) come momento di sperimentazione, senza preoccuparmi troppo di quello che succederà: raccoglieremo quello che natura vorrà e se qualcosa andrà storto, cercheremo di imparare dagli errori commessi.

 

SEMINE, TRAPIANTI E SOSTEGNI PER GLI ORTAGGI

Un esempio? I ragazzi non avevano mai preparato i sostegni ai pomodori o ai cetrioli. Ho dato loro delle indicazioni di base e poi hanno provato, usando il loro istinto e la loro creatività, a unire delle canne di fiume e delle canne di bambù una volta formando una spalliera, un’altra volta una capanna, un’altra volta ancora un quadrato. Risultato: non c’è un sostegno uguale all’altro! Magari non avremo diversità colturale ma quella di sostegni è assicurata.

Idem con la pacciamatura o con le buche d’impianto. Alcuni aiuole hanno pomodori pacciamati con del vecchio cippato recuperato, altre con dello sfalcio appena fatto e lasciato seccare qualche giorno, altre piante ancora abbiamo preferito non pacciamarle, togliendo le erbacce che cresceranno.  Alla fine confronteremo i risultati. Per non parlare del trapianto…alle zucche sono state riservate delle buche, in cui potevamo sprofondare fino a mezza gamba, alle zucchine dei crateri in cui trattenere l’acqua, mentre i fagiolini a cespuglio sono stati seminati direttamente in piena terra dovunque ci fosse uno spazio da riempire e, manco a dirlo, sono nati tutti, tanto che abbiamo dovuto buttare quelli di troppo.

Adesso è il momento dell’osservazione, delle prime irrigazioni e delle domande.

– “Mamma ci sono le formiche tra le zucchine!” Risposta: “Poco male arano la terra”.

– “Mamma ci sono delle parti ingiallite sulle foglie di melanzana!” Risposta: “Forse le abbiamo messe troppo presto e hanno sofferto gli sbalzi di temperatura. Aspettiamo e vediamo come reagiscono. A una togliamo le foglie malate all’altra no e dopo vediamo chi starà meglio”.

– “Mamma, Stefano dice di togliere le foglie in basso alle piante di pomodoro per non farle toccare terra ed evitare la peronospora e Fabiano dice di rincalzare i pomodori due volte per fare crescere nuovi getti alla base…cosa facciamo?” Risposta: “In un’aiuola facciamo come dice Stefano e nell’altra come dice Fabiano”

– “Mamma, secondo me abbiamo annaffiato poco il basilico, adesso che do più acqua sembra meno giallo. Pensavo che fosse la pianta più facile” Risposta: “Sembra perché è la più piccola, ma in fondo è la più permalosa, talvolta vuole il sole, altre preferisce la mezz’ombra e quando individuiamo dove sta bene conviene ricordarlo!”

Difficilmente interveniamo con preparati naturali, mai con quelli chimici, adesso ci stiamo interrogando se dare o meno il rame ai pomodori. La stagione caldo umida lo richiederebbe, ma noi preferiremmo che si arrangiassero da soli. Se continuiamo ad osservare con attenzione arriverà il suggerimento migliore.

D’altronde la conoscenza viene con l’esperienza. E da questa esperienza una cosa l’ho imparata: talvolta l’orto improvvisato insieme ai ragazzi, che devono imparare tutto dalla terra, dà maggiore soddisfazione di un orto minuziosamente programmato, che non lascia spazio all’immaginazione e alla sperimentazione. 

 

P.S: Se siete interessati a sperimentare dei consigli o delle tecniche per il vostro orto leggete i link riportati di seguito:

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