Perché coltivare il mirabolano, rustico, adattabile e dai frutti dolci e succosi

Se dico la parola susino, nella mia mente riaffiora l’immagine di un albero di media grandezza, carico di tantissimi piccoli frutti gialli o rossi, dolci e succosi. Sotto a quella chioma ci facevamo delle scorpacciate incredibili, seguite dall’inevitabile mal di pancia, derivato dall’abuso.

DOVE COLTIVARE IL MIRABOLANO

Il susino del mio immaginario altro non è che il Prunus cerasifera o mirabolano che dir si voglia. Una pianta rustica e resistente ai parassiti, che si adatta a qualsiasi tipo di terreno, ma predilige quelli asciutti e di media fertilità. Cresce preferibilmente in zone aperte, arieggiate e soleggiate. Proprio per questa sua straordinaria adattabilità viene utilizzato spesso come porta innesto per molte altre specie di drupacee.

Si può moltiplicare per seme o per talea legnosa. La semina andrà fatta in primavera, mettendo i semi in piccoli vasetti, ma è il sistema più lento e non garantisce gli stessi frutti della pianta madre, per questo spesso viene preferita la propagazione per talea. In quel caso in estate sceglieremo un giovane ramo legnoso per ottenere delle talee lunghe circa 6 cm. Se invece decidessimo di acquistare una piccola pianta in vivaio, la sua messa a dimora andrà effettuata da marzo a ottobre.

PORTAMENTO E FRUTTIsusino in fioritura

Il mirabolano appartiene infatti alla famiglia delle Drupacee o Rosaceae ed è originario del Caucaso, ma è stato introdotto in Europa già in epoca romana. La sua altezza può raggiungere i 6-7 metri e la sua chioma è espansa e compatta, proprio come una grande nuvola. I suoi frutti, dal sapore antico, possono essere sia rossi, simili a grosse ciliegie dal sapore di prugna, che gialli che con l’avanzare della maturazione assumono toni ambrati e rosati. Dolcissimi dal sapore mielato, non hanno niente da invidiare a frutti molto più blasonati, si possono mangiare appena colti oppure trasformati in marmellate o dolci golosi.

In Francia il mirabolano è molto coltivato e stimato, soprattutto in alcune regioni, dove i le sue drupe, le ‘mirabelle’, piccole sfere gialle dalla buccia lucida, dolci e molto profumate, sono molto apprezzate in pasticceria nella preparazione di dolci .

ALCUNE VARIETA’ DI PRUNUS CERASIFERA

I mirabolani crescono spesso allo stato selvatico nelle radure e nei campi collinari, la loro fioritura precoce, formata da tanti piccolissimi fiori bianchi, regala, insieme a quella dei mandorli, dei momenti di grande suggestione nel paesaggio d’inizio primavera. Tuttavia non tutti sono precoci: ci sono varietà i cui frutti possono essere già raccolti a fine giugno, come la varietà ‘Del Secchia’, che dà frutti rossi e buonissimi da mangiare appena colti, oppure c’è la varietà gialla ‘di Nancy’ che si raccoglie a metà agosto. Quest’ultima è molto resistente alla moniliosi e richiede pochissime cure, ma la sua produzione è molto copiosa.

Una varietà conosciuta per la sua valenza estetica le sue foglie color porpora è il Prunus cerasifera ‘Nigra Pissardi’. Quest’albero è utilizzato  ovunque, nei parchi cittadini, ai bordi delle strade e nei giardini delle case. La sua chioma elegante catalizza lo sguardo e anche i suoi frutti, contrariamente a quanti molti possono pensare, sono commestibili e buoni.

PERCHE’ COLTIVARLO

Nel mio vecchio giardino in Maremma, avevo due o tre ‘Nigra Pissardi’, per movimentare alcune zone altrimenti piatte e monocromatiche, avevo un piccolo frutteto con peschi, albicocchi, prugne e fichi e infine avevo, su un pendio fuori mano dimenticato da tutti, un mirabolano dai frutti dorati. Non riceveva mai una cura, né acqua né potature né concimazioni, ma fra tutti era quello che i miei bambini preferivano. In estate andavano ad osservare i frutti verdi e aspri diventare gialli e succosi. Facevano piccoli assaggi e quando arrivava il momento della completa maturazione era una gara a chi ne mangiava di più. Tutti gli altri frutti passavano in secondo piano e venivano, almeno momentaneamente, ignorati.

Ecco perché vi dico che il Mirabolano è un albero da riscoprire, a cui non possiamo rinunciare se abbiamo della terra libera a disposizione.

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