Un film-documentario per mostrare che ‘l’orto’ dei sogni può esistere

La fattoria dei nostri sogni

Talvolta ci scoraggiamo davanti ai danni fatti dalla dorifora sulle patate, dalle lumache sulle insalate o dalla cavolaia sui cavolfiori. E ci chiediamo come sia possibile non usare veleni quando tutti questi insetti sembrano avercela con il nostro orto o si accaniscano contro il nostro frutteto.

Questo film-documentario ci mostra come la soluzione non sia facile, ma c’é. Nel film “La fattoria dei nostri sogni – La natura come non ve l’hanno mai raccontata”  John e Molly Chester, i protagonisti, nonché proprietari della fattoria, ci raccontano la loro avventura, sulla carta inizialmente impossibile: costruire una fattoria biologica su 80 ettari di terra sfruttati e sterili, senza l’aiuto di antiparassitari dannosi all’ambiente, senza l’ausilio di diserbanti o concimi chimici.

Nella terra di John e Molly succede in larga scala quello che succede ogni giorno nel nostro orto e alla fine ci suggeriscono quello a cui dobbiamo puntare, sia che si coltivino 200 metri di terra che se ne coltivino 20 ettari: dobbiamo provare a ritrovare un equilibrio perduto con l’ambiente circostante. Ritrovare tra noi, la nostra terra e la natura, quell’armonia che porta alla salute di tutte le creature che la abitano.

Da che parte iniziare? Cercando un dialogo nuovo con la natura, ampliandone la conoscenza e la comprensione. Sembra tutto molto astratto e campato in aria, ma se entriamo nell’ottica che ogni organismo presente in natura ha una sua utilità, se cerchiamo di scoprirla, allora si apriranno nuovi scenari e avremo delle sorprese in attese. Quella che all’apparenza può sembrare un erbaccia, magari può rivelarsi una buona pacciamatura per gli alberi da frutto e quell’insetto tanto odioso può diventare cibo per degli animali da cortile.

La coppia Chester, dopo tanta fatica e sconforto, riesce a ricreare all’interno di ‘Apricot Lane’ (così si chiama la loro fattoria californiana) quel cerchio vitale infinito dove ogni elemento ha un suo ruolo, in cui la natura presenta ogni giorno un problema nuovo, ma con esso anche la soluzione per risolverlo.

Le riprese, fatte dallo stesso John, sono durate ben otto anni, gli anni che sono stati necessari a John e Molly per capire di avercela fatta e per rendere ‘Apricot Lane’ un luogo magico, in grado di ospitare 850 animali e un’incredibile biodiversità vegetale coltivata con l’agricoltura biodinamica.

Il film ha riscosso un inaspettato successo di critica e di pubblico, benché la tematica ‘contadina’ non sia così popolare sugli schermi cinematografici. Forse perché ci siamo allontanati così tanto dalla terra, che vedere oggi la nascita di un vitello o di un agnellino ci fa commuovere e osservare la vita che ritorna in un luogo inospitale ci riempie di stupore. Ma è sopratutto la speranza non delusa che ci fa amare questa pellicola, quella speranza che spinge tutti quelli che lavorano per ‘Apricot Lane’ a non mollare.

Se andremo a vedere questo film usciremo con la convinzione che, se non perdiamo la fede e la volontà di farcela, quello che sembrava impossibile e fuori dalla portata delle nostre energie può accadere. E tutto ciò che di miracoloso e prodigioso accade in questo film si deve solo  alla natura. Quella Natura che ci è stata data da custodire, ma che noi, al contrario, troppo spesso maltrattiamo.

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