Giardinaggio sostenibile? Partiamo dalle aromatiche

Quest’anno ho dovuto rivedere la terrazza dell’aromatiche, perché non tutte le essenze che avevo piantato si sono comportate come avrebbero dovuto o forse, è meglio dire, come io avrei voluto. Hanno seguito la loro indole e si sono insediate, come meglio credevano, nel luogo che avevo loro assegnato. Ma praticare giardinaggio sostenibile in fondo è proprio questo: osservazione, comprensione e adattamento. Occorre assecondare le esigenze delle piante e correggere ‘il tiro’ per mantenere almeno un po’ il disegno che abbiamo in mente.

Per esempio avevo pensato di raccogliere nella prima terrazza cinque diverse varietà di menta. Una di fianco all’altra. Non va bene!

La piperita ha preso il sopravvento sulle altre e invece di fare un bel cespo compatto quasi tutte si sono sparpagliate in ogni dove. Avevo il sospetto che sarebbe potuto succedere, sapendo che la menta ‘cammina’ ed è invadente, ma speravo che si sarebbero contenute a vicenda e avendole vicino a casa, il mio sguardo sarebbe bastato a controllare la loro natura anarchica. Mi sono illusa! Adesso sono dovuta correre ai ripari, ho tolto tutte le varietà di menta o quel che restava di loro e le ho trasferite in spazi più liberi e incolti, e ho inserito, tra il rosmarino, l’erba aglina e l’erba cipollina, due vasi di cotto, a cui ho tolto il fondo, e li ho interrati fino al bordo. Dentro ho inserito due varietà di menta: una piperita e una menta peruviana dalle belle foglie grandi e ambrate. La mia speranza è che questa volta, avendo a disposizione il perimetro circoscritto dal vaso, riescano a stare al loro posto e creare un bel cespo profumato. Vi farò sapere!

Si è invece comportata come mi aspettavo la maggiorana, inserita tra delle achillee, la Salvia elegans (quella che profuma di ananas per intendersi), l’erba pepe e il timo comune (Thymus vulgaris). Quest’ultimo sta bene, ma non benissimo, perché preferisce suoli ancora più poveri e sassosi, quindi ho provveduto a mettere altre due piante della stessa varietà in zone che abbiano caratteristiche più consone alla sua natura. Ma è una pianta che uso tantissimo e la tentazione di averla in questa terrazza a due passi dalla cucina era altissima. Il ‘peporino’ come lo chiamano in lucchesia, è l’ingrediente principe del minestrone che faceva mia madre, era il tocco in più per cui tutti impazzivano, e che io provo ad emulare.

Sulla terrazza di sopra il Thymus serpyllum si è invece trovato così bene che ha tappezzato ovunque gli fosse consentito. E’ invadente ma con garbo. Riesce a capire dove si può insinuare e riesce a comportarsi da perfetta tappezzante, rispettando la vicina nepeta, andando sotto la salvia officinale a foglia grande (buona da friggere) e sotto la piccola pianta di Mirto pumila, che con il tempo dovrà dare ossatura alla terrazza e prendere il posto di un  carciofo che ho voluto là nel mezzo per le bellissime foglie argentate, ma che prima o poi finirà la sua vita produttiva. Sul fondo dell’aiuola, una bellissima Salvia leucantha arricchisce il tutto con la sua inesauribile fioritura da fine estate all’inizio dell’inverno. Al suo fianco è avvenuta un’altra cosa negativamente sorprendente: il finocchio dalle foglie ambrate ha l’aspetto di un brutto anatroccolo, non è morto, ma neppure è cresciuto. Tenuto conto che in questa zona i finocchi selvatici abbondano ovunque, non si capisce perché ‘lui’ lì non ci voglia stare. Misteri della vita! Allora l’ho sostituito con una Santolina etrusca a foglia verde scura, che invece sembra gradire posizione e compagnia.

L’ultimo lavoro sarà quello di togliere almeno una parte dell’origano (Origanum vulgare) per contenere la sua eccessiva esuberanza. Nella terrazza in alto ha colonizzato ogni millimetro libero, con un’energia tale che l’issopo vicino si è intimorito, così come l’altra pianta di Thymus vulgaris (peporino). Delle robuste nepete provano invece ad arginarne l’avanzata, per permettere a dei garofani, bianchi e profumati, di prosperare sotto quella che dovrebbe diventare una bouganvillea, ma che al momento è solo un ramo in attesa di capire se quello è proprio il posto dove decidere di crescere. Alla calendula, che ho messo contro il muro a chiudere l’aiuola, non importa invece di niente e nessuno e da quella postazione, con l’aiuto del vento, è partita alla conquista di tutto il giardino fermandosi dove più gli aggrada.

La terrazza delle aromatiche non è che un esempio di come ogni anno il giardino e l’orto si evolvono e cambiano. Cercare di leggere il comportamento delle varie piante e cercare di andare incontro alle loro esigenze nel tentativo di coniugarle alle nostre è fare giardinaggio sostenibile. Non si può costringere le piante a stare dove non vogliono, perché in quel caso saremo costretti a curarle, dare loro pesticidi o magari più acqua di quanta non ne abbiamo. Quindi armiamoci di sensibilità, spirito di osservazione e buon senso!

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