Due libri per capire l’importante relazione tra un semplice muro in pietra e l’orto

Il muro in pietra rappresenta per l’orto un abbraccio naturale. E’ il limite perfetto che ne delinea il confine. Oppure è l’elemento, grazie al quale, non sarebbe stato possibile coltivare ad orto un pendio troppo scosceso. Ma un muro in pietra, a guardare bene, è esso stesso un orto. Un piccolo orto in miniatura, nei cui interstizi, crescono piante commestibili, spesso spontanee, di cui trascuriamo l’importanza.

Ci sono due libri che parlano proprio di questo. Il primo “Pietra su pietra – costruire, mantenere, recuperare i muri in pietra a secco” di Donatella Murtas, parla di tutti i muri in pietra a secco che disegnano, da migliaia di anni, il paesaggio in ogni angolo di mondo e in Italia non c’è regione che non se ne fregi. Delle vere e proprie opere d’arte e, non a caso, sono stati nominati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Il secondo ha un titolo divertente e provocatorio “Muro, io ti mangio!” Di Carlo Bava, Alessia Zucchi e Maria Cristina Pasquali, che attraverso il racconto di dodici erbe commestibili, che hanno trovato nel muro il loro habitat ideale, ci mostrano un lato inaspettato, poetico e ‘mangereccio’ del muro.

Il muro in pietra fa parte della trama stessa dell’orto: lo protegge, lo sostiene, lo raccoglie, lo nobilita e lo completa. E in inverno quelle stesse pietre, alla sera, restituiscono alle piante il calore che hanno trattenuto durante il giorno. Ma non tutti i muri sono uguali. Ci sono quelli in cemento, quelli in mattoni, quelli misti e quelli in pietra a secco. E’ di questi che parla il libro di Donatella Murtas, architetto e coordinatrice dell’Alleanza Mondiale per il Paesaggio Terrazzato.

Il libro, poco più grande di una mano, seppure abbia l’aria del manualetto e svolga pure questa funzione, ha un’anima e un respiro ben più ampio e profondo. D’altronde Donatella stessa dice: “Non mi sono mai trovata a mio agio nello sfogliare e consultare manuali. Li ho sempre trovati privi di anima e sensibilità, di calore umano”. E allora lei prova a raccontarceli questi muri, ce ne trasmette la storia e l’importanza, l’umiltà e la tenacia, l’eterna quotidianità. Poi ci spiega con foto e disegni come passare dal dire al fare. Ma prima ci fa venire la voglia di ‘fare’, ci motiva e ci sprona, prima a comprendere e poi a costruire, come se fosse primaria necessità. E forse lo è.

“Questo manuale è rivolto a tutti. A coloro che non vogliono essere – o tornare – analfabeti a casa propria perché non sono in grado di leggere il paesaggio del proprio mondo i suoi elementi costitutivi, capendone funzioni e significati…”. Affinché le costruzioni con le pietre a secco “non si dissolvano nel nulla, non siano inaccessibili ed esclusive, ma divengano consuetudini abituali e nuovamente tramandate…” non più eccezionali, ma comuni. E questo libro è così convincente nel trasmettere il proprio messaggio, che alfine è più facile decidere di fare un muro a secco che privarsene!

L’altro libro, ‘Muro, io ti mangio!”, si presenta con una veste completamente diversa. Tanto il primo è umile e essenziale tanto questo (o forse è più giusto dire questi, perché l’opera comprende due volumi con lo stesso titolo) sono ricercati e curati. Due libri con pagine cartonate di bell’aspetto e rilegatura. Vendute in edizione e copie numerate. Un piacere per il tatto e per la vista.

Ambedue i volumi sono ricchi di foto, illustrazioni e disegni. Ma mentre nel primo volume la ricerca e la presentazione delle erbe spontanee selezionate è solo poetica ed estetica, nel secondo se ne approfondisce l’aspetto storico-scientifico e l’apprezzamento culinario. Le ricette sono, pur mantenendo una loro semplicità, molto raffinate e nobilitano queste piante spesso poco considerate e trascurate, che fanno della resilienza il loro punto di forza. Le foto e i disegni conferiscono a queste piante ‘povere’ e ‘modeste’ un’aurea di solennità.

Stiamo parlando di piante come la Parietaria officinalis, del Centranthus ruber, del Sedum telephium, del Sempervivum tectorum, del Thymus serpyllum, dell’Echium vulgare, dell’Urtica dioica, della Rumex acetosella, della Sanguisorba minor, del Taraxum officinale, della Cymbalaria murales e della Silene cucubalus. Scusate i nomi in latino, ma quelli volgari sono tantissimi e sebbene il libro li riportasse tutti noi abbiamo dovuto scegliere.

Per spiegare l’intento per cui è nata questa opera, usiamo volentieri le parole degli autori “Abbiamo cercato muri capaci di stupirci e nutrirci. Li abbiamo trovati. Abbiamo raccolto i sussurri delle tracce verdi che si insinuano tra le fessure delle pietre e nelle crepe del cemento…Ci siamo stupiti e appassionati leggendo la realtà di un trascurato ecosistema di confine, quasi potesse diventare metafora della complessa società in trasformazione nella quale stiamo vivendo…Nel primo tomo abbiamo raccolto emozioni, stupori e dettagli….Nel secondo ne abbiamo approfondito la conoscenza, alla ricerca di relazioni tra piante e ambiente, tra vegetali e animali, uomo compreso!”

Dall’insieme di questi libri scaturisce una vera e propria ‘ode al muro’, come elemento irrinunciabile vibrante e ‘vivente’. A renderlo tale è la sua storia, la relazione che ha con il paesaggio e con gli esseri viventi che ospita e protegge.

In fondo l’orto ideale altro non è che un quadrato di terra ben ordinato e disegnato, dove moltissime varietà di fiori e ortaggi crescono in libertà circondate da un muretto in pietra, a ‘secco’. aggiungerebbe la Murtas.

E se proprio non abbiamo della terra coltiviamo un muro!

Commenti
4 Commenti a “Due libri per capire l’importante relazione tra un semplice muro in pietra e l’orto”
  1. Maria Cristina Pasquali ha detto:

    Grande emozione nel leggere una recensione sorprendente e bellissima! Quale gioia condividere una pagina con Donatella Murtas! Grazie di cuore!

     

  2. Donatella Murtas ha detto:

    Grazie a voi!
    Le parole di Nara rafforzano le mie motivazioni a continuare a dedicarmi all’affascinante mondo dei muri in pietra a secco.
    Uniamo le forze!
    (Donatella – Sardegna)

Lascia un commento