Un esperto ci racconta punto per punto la semina del pomodoro in ambiente protetto

Gennaio è presto per seminare pomodori, ma non se si possiede un letto caldo, se si ha urgenza di produrre delle piante per la commercializzazione o se vogliamo provare il piacere di mettere una primizia in tavola. E se non possediamo un semenzaio adeguatamente riscaldato, possiamo sempre ricorrere al tepore di un ambiente domestico, una veranda o semplicemente un angolo luminoso, dove si possono raggiungere temperature intorno ai 22°, ideali per la germinazione dei pomodori.

Per questo motivo siamo andati a trovare Brando Sammicheli, giardiniere e proprietario del Vivaio Campolungo, che possiede circa 300 varietà di pomodori e che quest’anno ne metterà in produzione 160. Per fronteggiare questi numeri è chiaro che uno deve partire presto, molto presto. “Inizio adesso le semine perché ho bisogno di piante già pronte per le mostre orticole dei primi di aprile, seminerò poi in febbraio per le mostre d’ inizio maggio e poi a scalare, ma ovviamente più andiamo avanti con la stagione e più i tempi, per avere una pianta pronta  si riducono”.

Ma se non si hanno esigenze così particolari ha senso partire così presto con le semine? “Con i bancali riscaldati si ottengono buone piante, ma quel minimo di forzatura alla germinazione, le rende leggermente più delicate. Gli steli sono più filati e un po’ meno robusti. Se uno non possiede un letto caldo, sia elettrico come il mio, o con il letame come si usava una volta, è meglio rimandare la semina a febbraio o marzo. A meno di non avere del posto in casa per ospitare i semenzai fin da subito”.

Che si parta a gennaio, a febbraio o a marzo, è comunque interessante capire come si procede per una corretta semina. “Di per sé è molto semplice, ma per noi che possediamo tantissime varietà, occorre metodo, pazienza e dedizione – spiega Giulia, preziosissima assistente di Brando – Usiamo vassoi in plastica, con tante piccolissime cellette, e in ciascuna mettiamo un solo seme, perché essendo varietà antiche o comunque rare, evitiamo ogni tipo di spreco”. Per varietà più diffuse, noi ‘comuni seminatori’, potremo mettere anche due semi in ciascuna celletta, per avere maggiori probabilità di germinazione, o usare cellette più grandi o anche piccoli singoli vasi. Il substrato utilizzato è un normale terriccio biologico da semina, che Brando si procura in un agraria specializzata della zona.

Una volta appoggiato il seme sul terriccio, Giulia prende della vermiculite e la spande sopra il semenzaio per riempie le cellette, con un semplice cartone, spazzerà poi via la vermiculite in eccesso. A cosa serve la vermiculite? “La vermiculite trattiene l’umidità – specifica Brando – permettendomi di bagnare meno e quindi avere un seme più asciutto e sano, con meno problemi di botrite e di marciume”. Ma in qualche modo dovranno pure essere annaffiati questi semi se vorremo vederli germinare? “Una volta terminata la semina e messi tutti i cartellini per il riconoscimento delle varietà, procediamo con la nebulizzazione di acqua addizionata di macerato di ortica e equiseto. L’ortica dà forza e energia e l’equiseto protegge dalla malattie fungine”. Per nebulizzare basterà una semplice bottiglia con spruzzatore, mentre i macerati, se non si è avuto il tempo di prepararli da soli, si possono trovare in commercio, anche sotto forma di semplici polveri da miscelare in acqua.

 

A questo punto abbiamo terminato l’operazione di semina e non resterà che porre i vassoi nel bancone riscaldato o in un luogo altrettanto adatto. Per mantenere l’umidità e la giusta temperatura, i semenzai andranno coperti con dei fogli di plastica o del plexiglass. “D’ora in poi – prosegue Giulia – li bagnerò soltanto quando vedrò che la vermiculite sta cambiando colore e da scura sta diventando chiara, il che significherà che si sta asciugando. Il prossimo lavoro importante, lo faremo quando trasferiremo le giovanissime piante in vasetti più grandi (7 cm), ma non sarà il solo travaso che compieremo, perché prima di essere pronte per la vendita e quindi per il trapianto definitivo nell’orto, dovranno andare in un vaso ancora più grande, quello di 10 cm. Ogni volta dovremo aspettare che le radici abbiano visitato tutto il contenitore, rivestendone leggermente le pareti. Per avere una pianta pronta occorrono in genere un mese e mezzo o due, dipenderà come sempre dalle temperature stagionali”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi potremo anche semplificare le cose, seminando direttamente in un vassoio di terracotta e una volta che le piante avranno raggiunto i 10 cm di altezza, tirarli su con la radice nuda e trapiantarli direttamente in singoli vasetti o se la stagione lo consente, anche direttamente in piena terra nell’orto. Dovremo comunque aspettare 10-20 giorni per vedere i primi germogli. Ma i tempi si sa, variano molto a seconda delle condizioni ambientali a cui ciascun seme e ciascuna pianticella sarà sottoposta.

Buona semina a tutti! 🙂

Lascia un commento