Fiaba di Natale: Pinuccio e Verdina

L’ultima fiaba non poteva essere che quella di Natale. E non poteva essere che una fiaba d’amore. Ma gli amori che nascono nell’orto si sa sono sempre un po’ strani…. Come può un abete innamorarsi di una zucchina? Magie dell’orto!

Leggiamo questa storia, l’ultima scritta per i bambini di InOrto, dai ragazzi che lo scorso anno frequentavano il Liceo Scientifico di Presezzo.

Le loro storie ci hanno accompagnato per tutto l’anno, ne abbiamo pubblicata una al mese. Tutte inedite, interessanti e con l’orto o le verdure al centro del racconto. Divertenti o malinconiche, romantiche o realistiche, tutte sono nate con l’intento di fare amare un po’ di più il mondo dell’orto ai bambini.

Ma ritorniamo alla fiaba di questo mese: Pinuccio e Verdina….

******    PINUCCIO E VERDINA   ******

Talvolta capitano storie d’amore speciali, con conseguenze che nessuno potrebbe

immaginare.

C’era un paesino che si chiamava Montedolce. Gli abeti crescevano dritti e liberi,

senza padrone, fitti lungo le pendici dei monti come gli aghi di un porcospino,

formavano un cerchio verde attorno al paese. L’ultima fila di abeti sfiorava la casetta

del Signor Gustavo.

Un bel giorno il Signor Gustavo volle avere un orto nel suo piccolo appezzamento

di terra ai bordi della montagna, dove finora teneva solo prato. Ma il Signor Gustavo

era impaziente e così volle un orto già bell’e che fatto. Non gli andava di aspettare che

le piante piccole crescessero e dessero frutti. Troppo tempo doveva trascorrere e lui era

già anziano e non si poteva permettere attese lunghe. Voleva subito addentare qualche

prodotto del suo orto. Allora spedì un ordine d’acquisto ad un negozio di città, dove le

piante delle verdure si vendono già grosse.

Zucche, pomodori, melanzane, cavoli, peperoni.

Quelli della serra gli dissero però che in montagna le piante si dovevano adattare e

probabilmente non avrebbero fruttato per un paio d’anni oppure avrebbero prodotto

frutti piccoli e bruttarelli, ma poi si sarebbero fortificati e sarebbero stati belli e buoni.

Così nell’orticello un po’ arrampicato del Signor Gustavo in una giornata di sole

arrivò un camion dalla città e furono interrate le piante già cresciute.

Gli abeti, dalle pendici della montagna, guardavano con curiosità le piante

dell’orto del Signor Gustavo.

L’ultimo albero della fila, un giovane abete verde scuro di nome Pinuccio, guardò

con grande ammirazione la pianticella di zucchine interrata appena oltre la steccata di

confine del Signor Gustavo.

Pinuccio approfittò di un soffio di venticello di montagna per mescolare al suo

fruscio di rami parole rivolte alla pianta di zucchine.

“Ciao, io mi chiamo Pinuccio e tu?”.

“Verdina” rispose timida e spaesata la pianta.

I due in poco tempo si affezionarono come non mai e si addormentavano ogni

sera augurandosi la buona notte e aspettavano di svegliarsi la mattina per salutarsi di

nuovo. Sfruttavano il vento per parlarsi e per protendersi come potevano. Una volta che

ci furono due venti contrari che cozzavano fra di loro, Pinuccio e Verdina riuscirono

persino a sfiorarsi attraverso la steccata. Pinuccio regalò folate d’aroma di resina alla

sua innamorata e lei lo ricambiò con le zucchine primizie più belle dell’orto, piccole e

rotonde.

Il Signor Gustavo non osava raccogliere quelle zucchine tanto erano belle.

Ma un giorno di fine Novembre arrivarono dalla città i venditori di abeti che

volevano straziare la montagna per rallegrare di luci e colori il Natale di città. Con le

motoseghe troncarono tutta l’ultima fila di abeti attorno a Montedolce. Il terzo a cadere

fu proprio Pinuccio.

Verdina urlò di dolore in risposta alle urla disperate d’addio di Pinuccio, ma le

urla degli alberi non le sente nessuno – se non gli interessati – e cadono nel silenzio

degli uomini e nel fracasso delle motoseghe. Verdina lasciò persino cascare le proprie

zucchine nella terra in segno di lutto, ma nessuno vi badò, nemmeno il Signor Gustavo

che scrutava i lavori dei tagliatori d’abeti.

Il Signor Gustavo provava una pena infinita nel vedere la montagna sfigurata e

decise di comprare un abete tagliato, tanto per tenersi un  po’ il ricordo degli abeti e

addobbare il suo soggiorno per Natale. Scelse proprio Pinuccio; non ne sapeva il

motivo ma glielo disse il cuore di scegliere quell’abete verde scuro.

A sera le motoseghe tacquero e la montagna rimase mutilata.

Il Signor Gustavo si addormentò triste con il corpo di Pinuccio, tagliato, nel

soggiorno, con i rami odorosi di resina che già cominciavano a seccare un po’.

Verdina invece era ben desta e dolorante; fuori nel freddo della notte,  stava

meditando qualcosa di tremendo.

Quando al mattino il Signor Gustavo uscì nel suo orto trovò la pianta di zucchine

completamente spoglia, secca come pane raffermo, e, ai suoi piedi, i frutti e le foglie

cadute. Le piccole zucchine sembravano congelate, dure come il marmo.

Il Signor Gustavo non sapeva proprio che cosa pensare perché solo Verdina era

morta così, d’improvviso, ma il Signor Gustavo non sapeva che solo Verdina era

innamorata di Pinuccio.

Con grande tristezza l’uomo raccolse le zucchine, ora immangiabili, e poi troncò

la pianta morta.

Il Signor Gustavo, con le zucchine di pietra nel cestino, ebbe l’idea di addobbare

l’abete che teneva nel soggiorno.

Legò nastri e zucchine ai rami di Pinuccio e – ad ogni frutto attaccato – ebbe

l’impressione che i colori brillassero di più. E forse non era un’impressione.

Infatti fuori, presso la steccata, i tronchi recisi, nonostante il gelo, emisero gocce

di linfa e diedero chiari segni di vita.

*   *   *

Oggi il Signor Gustavo non c’è più, ma ci sono i suoi figli e i suoi nipotini che

vivono tuttora a Montedolce. Nell’orto e appena oltre la steccata ci sono due piante

stranissime: molti anche vengono di proposito per vederle e la loro fama si è diffusa nei

paesi vicini.

Con gli anni sono cresciuti due abeti gemelli, verde scuro, che hanno fruttato

piccole zucchine rotonde e di ottima qualità.

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