Il racconto dell’orto: ‘Odore di cipolle’

Questa volta i liceali di Presezzo hanno preparato per InOrto un racconto straordinario: la storia di Lena la lavandaia e Primo il cipollaro. E’ un racconto per tutti, grandi e piccini. La storia di un amore che profuma di paese, di sapone e di….cipolle. Perché le cipolle mica puzzano!

ODORE DI CIPOLLE

Primo fa il coltivatore di cipolle. Vive e dorme in una casetta di mattoni. Cura le cipolle dall’alba al tramonto. Il padrone dell’azienda è molto soddisfatto di Primo. Primo è giovane e non è ancora sposato. Gli piacerebbe avere una famiglia ma lui fa il cipollaro ed è difficile che una donna voglia sposare un cipollaro.

Non per altro, ma per l’odore. Quell’odore dolciastro e appiccicoso che penetra ovunque, negli armadi, sotto le unghie, nei capelli. Primo ormai non lo sente più, c’è talmente addentro che non lo avverte.

A Primo piace Lena, la lavandaia; tutti in paese se ne sono accorti, ma Primo non ha ancora osato dichiararsi. Quando la Lena passa per strada con la sua tinozza di panni, Primo la segue con gli occhi. Non sorride. Tutto il suo interesse è lì. La Lena fa finta di niente, ma si sente addosso quello sguardo: non le fa male, forse addirittura la lusinga un po’, ma lei non ci pensa nemmeno. Lei è abituata alla lisciva, al sapone, all’amido, all’odore fresco del bucato e quell’odore di cipolla proprio non lo sopporta.

Una mattina fredda di Dicembre, prestissimo, Primo aspetta alla fontana del lavatoio che la Lena arrivi. Lei sbuca dalla strada con la sua tinozza e, quando vede Primo lì fermo, mostra indecisione nel passo. E’ titubante: le gambe non sanno se andare avanti o indietro. Poi va avanti, verso di lui; si arresta perchè sente già da lì l’odore che teme. Lui capisce, non la vuole forzare, le parla a distanza, eppure sussurra:” Lena, non aver paura. Sono qui così presto perchè sapevo che ti trovavo sola al lavatoio. Non ti vedo che qui o all’uscita della Messa. E lì c’è troppa gente per avere il coraggio di parlarti. Io, sì io…insomma mi piaceva conoscerti, mi piaceva…potremmo uscire insieme qualche volta, se vuoi…”. “ Io non ho tempo per uscire, ho sempre tanto da fare. Il lavoro non mi dà respiro”. “ Ho intenzioni serie, non credere. Sì, insomma, con il mio lavoro guadagno bene, sai. Potresti non lavorare più”. “ Sì…” e la Lena in una folata di vento sente l’odore di Primo così forte addosso a lei che si ritrae, ma non da lui, bensì dal suo odore. Primo comprende che non c’è nulla da fare e si sente spezzare il cuore. “ Ti avevo portato questo” le dice e le passa accanto quasi fuggendo; le mette fra le mani un fazzoletto ricamato. Lei torce il naso, butta il fazzoletto nella tinozza e poi – al lavatoio – lo sbatte sulla pietra e lo tuffa saponandolo nell’acqua ghiacciata con tutta la forza che ha. A casa, lo appende sopra la stufa, lo stira e lo avvolge con un rametto di lavanda, ma l’ombra dell’odore dolciastro non è svanita: la seppellisce nel fondo di un cassetto e con lei anche il pensiero di Primo.

Il gelo ha reso i ciottoli del vicolo maledettamente pericolosi. Lena ha le mani impegnate dalla tinozza; scivola, annaspa, non sa dove aggrapparsi. Si stringe alla tinozza, non sa dove altro stringersi. Cade di schianto all’indietro e la testa sbatte sui ciottoli col tonfo d’un frutto che l’albero si scrolla di dosso. La Lena resta per terra come morta. La trovano le donne che vanno a prender l’acqua. Urlano che la Lena è morta, che non rinviene. Qualcuna va a chiamare il dottore. Il dottore accorre, afferra il polso della Lena, si abbassa con l’orecchio sul suo petto. “ No, che non  è morta” dice “ma bisogna portarla all’ospedale, subito”. Il dottore nota che, con la caduta, dal naso alla Lena è colato un rivoletto di liquido. “Uhm, potrebbe essere grave”. “ Ma no, è il freddo. Il freddo le ha fatto colare il naso. Chissà quanto tempo è rimasta lì per terra, sui ciottoli gelati” dicono le donne.

Ma la Lena, trasportata in ospedale, resta in coma tre giorni, poi d’incanto apre gli occhi e le sembra tutto normale. Ma i medici dell’ospedale hanno dato ragione al dottore di paese e il travaso di liquido dal naso ha tolto alla Lena il gusto e l’olfatto; sarà pressochè impossibile che li possa recuperare. La Lena nella sua stanzetta sgrana gli occhi di stupore: beve brodo e caffè-latte e le sembrano la stessa cosa. Odora le lenzuola dell’ospedale e non sente nulla. Ma che cosa le è successo?

Oggi pomeriggio un’infermiera le dice:” Lena, c’è una visita per te. Un bel ragazzone alto”. Primo è sulla porta. E’ impacciato, tiene in mano un sacchetto. La Lena non sente alcun odore. Lui le si avvicina, lei non si scosta. “ Mi posso sedere qui?”. La Lena fa cenno di sì con la testa. Primo prende una sedia di ferro e la mette vicino al letto. Lei si siede sul bordo del letto e scruta Primo. Non ha più alcun odore. “ Ti ho portato queste. Come stai?”. Primo fa intravedere nel sacchetto di carta grossa marrone cinque cipolle. La Lena chiude gli occhi: le sembra di sentire un odore pulito e dolce. Ma non è un odore percepito col naso; è un odore del ricordo. La Lena apre gli occhi; ha paura che il ricordo scompaia troppo in fretta.  Adesso il suo Primo odora di buono. “ Mi hanno detto che cosa ti è successo. Mi dispiace”. Ma la Lena continua ad annusare le cipolle e annusa annusa…le sembra un odore buonissimo: è successo che la Lena non ha riacquistato tutto l’olfatto ma può sentire l’odore di cipolle che ora è per lei l’odore più buono di tutti!

Così può festeggiare il fidanzamento con Primo.

foto di postbear da flickr

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