In un’oasi l’orto collettivo di…Hart Chou

In viaggio si fanno scoperte di ogni tipo. Le mie molto spesso combaciano con visite ad orti e giardini. Mai però avrei immaginato di andare per orti in Marocco. Inaspettatamente le oasi abbondano di tanti piccoli appezzamenti verdi, che catturano lo sguardo per l’intensità, il contrasto e la freschezza del loro colore. Ma quello di cui vorrei parlarvi, più che un pezzo di terra coltivato, è un’esperienza di vita e di condivisione. Ascoltate questa storia.

Il ‘Giardino collettivo di Hart Chou’ sorge vicino alla cittadina di Agdz, alle porte del deserto marocchino. Ovunque, lì intorno, lo sguardo si perde su vaste distese di terre arse dal sole, le attraversa come una lama il fiume Draa con i suoi verdi palmeti.

Al limitare di questi palmeti un gruppo di abitanti ‘visionari’ ha coraggiosamente creato un bellissimo orto collettivo.

Un’impresa improba, ma le motivazioni che determinarono la nascita di questo orto sono state molto forti. La siccità è un problema in continuo aumento e molte famiglie, negli ultimi anni, sono state private di terre coltivabili e acqua e con esse di cibo fresco da potere consumare.

Questa carenza ebbe fin da subito delle ripercussioni negative sulla salute degli abitanti, ma soprattutto dei bambini sempre più stanchi e privi di energia. Spinto dalla necessità di trovare una soluzione, il villaggio si vide costretto ad operare delle scelte comunitarie. E in poco tempo venne individuato un appezzamento di terreno libero, non troppo distante dall’abitato e con un pozzo abbandonato che fu presto reso funzionante.

L’acqua, il compost, il terreno venne condiviso e utilizzato a turno dalle famiglie e nel giro di qualche anno questo progetto inizialmente impossibile si  concretizzò, diventando un’oasi fertile e produttiva, capace di fronteggiare, con tre raccolti l’anno, l’80% delle esigenze alimentari di un centinaio di famiglie. La missione era compiuta: ai bambini era stata assicurata una dieta sana ed equilibrata.

Ancora oggi la finalità che lo tiene in vita è sempre la stessa e l’area destinata all’orto collettivo Hart Chou è cresciuta ulteriormente, ma l’acqua e le risorse sono sempre meno. Gli aiuti sono ovviamente sempre ben accetti e chiunque si trovi a passare di là può visitare l’orto, fare quattro chiacchiere con chi lo accudisce e, se vuole, contribuire con una donazione. Per fortuna negli ultimi anni l’interesse turistico verso il deserto è cresciuto sensibilmente e anche nella zona le presenze di visitatori si sono moltiplicate.

Molti sono stati i viaggiatori che sono andati lì per capire le dinamiche di un orto nato in condizioni quasi estreme e per la gente del luogo è stato sorprendente scoprire che in ogni angolo del mondo c’erano esperienze simili alle loro, magari attuate in condizioni più facili, ma con il medesimo obiettivo: condividere un piccolo pezzo di terra per procurarsi cibo fresco, sano e naturale.

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