Come coltivare e utilizzare le molte varietà del rabarbaro

Il rabarbaro (Rheum rhabarbarum) è ancora poco conosciuto in Italia, mentre ne fanno un gran uso i nostri cugini d’Oltralpe. I francesi lo coltivano un po’ ovunque, perché utilizzano i carnosi piccioli per fare ottime marmellate e gelatine, ma è ingrediente importante anche di molti altri piatti.

Avere sempre qualche ortaggio sconosciuto in giardino stimola la curiosità e l’apprendimento. Perché allora non scegliere il rabarbaro come prossimo ‘ospite’ da scoprire? E’ sicuramente un ortaggio ornamentale, per le grandi foglie e per i fusti rossi presenti in quasi tutte le varietà, e prelibato per il suo sapore unico.

Dove posizionarlo – E’ una pianta perenne che occupa un certo spazio, meglio dunque posizionarlo in una zona dell’orto dove possa crescere senza disturbare ed essere disturbato.

Clima e temperatureIl rabarbaro cresce meglio nelle zone con inverni freschi, se viviamo in zone troppo calde e siccitose è meglio rinunciare. Il rizoma se ricoperto di foglie durante l’inverno riesce a sopportare anche gelati importanti.

Metodi di propagazione

SeminaIl rabarbaro si semina da inizio a metà primavera, oppure in agosto e settembre, in piccoli vasi con torba soffice. Le nuove piante saranno pronte per la messa a dimora in piena terra l’autunno successivo.

Divisione del cespo – In ottobre e novembre, oppure in primavera, si possono rompere le grosse radici rizomatose per creare nuove piante, ma anche per ridare nuova vita alle vecchie. Dopo 5-6 anni i piccioli si fanno via via meno carnosi, significa che dovremo rinnovare la pianta, estraendola dal terreno, dividendo i rizomi e ripiantandoli subito dopo. Ogni pezzo di rizoma che andremo ad interrare dovrà avere almeno due gemme ben visibili.

Una volta pronto il rizoma mettiamolo in una buca, dove prima avremo aggiunto sostanza organica o stallatico maturo. Mantenere un metro di distanza tra una pianta e l’altra. Una volta interrato il rizoma e segnalare con una canna il luogo in cui è stato posizionato.

foto da flickr di OliBac

Coltivazione – Il rabarbaro necessita di un terreno ricco di sostanza organica, profondo e ben strutturato. Durante le estati siccitose, necessita di irrigazioni frequenti.

FiorituraQuando si formano gli steli fioriti, la pianta si esaurisce velocemente, quindi vanno recisi subito, anche perché i piccioli carnosi non avrebbero abbastanza nutrimento. La fioritura però è molto bella e almeno qualche pianta potremmo decidere di mandarla a fiore. Se vogliamo coltivare il rabarbaro a scopo ornamentale saranno sufficienti anche solo due piante, ma se vogliamo fare marmellate è meglio coltivarne almeno 5 o 6.

Epoca di raccoltaLa raccolta inizia nel secondo anno di vita e si effettua in maggio-giugno, con la possibilità di un secondo raccolto in settembre. Si tagliano 4-5 steli per volta, lasciandone sempre alcuni sulla pianta.

Come utilizzarlo – Del rabarbaro si utilizzano i piccioli, poiché le foglie sono troppo ricche di acido ossalico e quindi dannose per la salute. Si possono preparare gelatine, sciroppi, confetture, canditi, mentre con i rizomi si possono prepara dei liquori amari.

Vediamo insieme quali varietà scegliere, sia che lo si voglia coltivare per la sua bellezza, che per la sua commestibilità.

Rheum rhabarbarum – alto fino a 150 cm è la pianta che viene coltivata più frequentemente per la raccolta dei piccioli fogliari.

Rheum palmatum – ha foglie molto grandi e può raggiungere i due metri di altezza. E’ coltivato sempre come pianta ornamentale. Di questa varietà esiste anche l’Atrosanguineum, con foglie color porpora.

Rheum officinale – è la varietà usata a scopi farmaceutici e per fare liquori.

Rheum undulatum – specie coltivata per la produzioni dei piccioli, di colore rosso.

Rheum ‘Victoria’ – Varietà dai piccioli molto grossi e lunghi

CONSIGLIO – Il rabarbaro nell’orto è un buon alleato per combattere gli insetti nocivi. Può essere usato da solo per preparare un macerato contro l’afide nero o la tignola del porro oppure mixato alla felce e alla ruta per combattere afidi e cocciniglia.

Lascia un commento