Come coltivare e consumare la malva, guaritrice di ogni male

MalvaLa malva (Malva sylvestris) era considerata, già in epoca rinascimentale, “guaritrice di ogni male”. La sua fama ha origini lontane e la sua efficacia è comprovata dall’uso prolungato che ne è stato fatto negli anni. Generazione dopo generazione, la malva resta uno dei rimedi più affidabili contro tosse, raffreddore, laringite, mal di denti, gengiviti e arrossamenti della pelle (ottima applicata sui foruncoli o sull’acne) . Personalmente ricordo il vasetto di malva, custodito gelosamente da mia madre, sempre a portata di mano in inverno! In primavera si passava direttamente ‘dal campo alla tazza’. Al primo accenno di malessere c’era la tazza di malva e le parole di mia madre che dicevano ‘sfiamma e depura’.

Per un bel po’ di anni non ne ho fatto uso, ma da poco ho ripreso a somministrarla ai miei ragazzi e a mio marito contro la tosse. Con l’ingresso nel mio nuovo giardino ho preso a proteggerla dai tagli del decespugliatore e a liberarla dalle altre erbe spontanee, per farla crescere più robusta e vigorosa, per poterla raccogliere in giugno con la fioritura in atto e sperando l’anno prossimo di ritrovarla disseminata nel giardino.Foglie malva

Cresce un po’ dovunque dal mare fino a 1200 metri, nei luoghi incolti, sui ruderi e detriti e perfino ai lati delle strade. Predilige terreni freschi e ricchi, ma è così adattabile che talvolta al si può trovare anche in zone povere e apparentemente inospitali.

Coltivazione – Se tuttavia volessimo avere qualche pianta di malva sempre a portata di mano sia in giardino che nell’orto, sappiate che è oltre ad essere molto gradevole per portamento, fogliame e fioritura, è molto facile anche da coltivare. I frutti tondeggianti contengono una decina di semi gialli da potere utilizzare per avviare la coltivazione.

Si moltiplica per seme da distribuire a fine inverno in semenzaio o in piccoli vasetti, da trapiantare in piena terra in maggio-giugno, o seminare direttamente a dimora in primavera. Una volta spuntata la quarta foglia di ogni piantina, diraderemo, lasciando almeno 25 cm tra una pianta e l’altra. Se annaffieremo in modo corretto e costantemente, la malva germinerà velocemente.

Raccolta e conservazione – Da giugno a settembre si raccolgono i fiori ancora in boccio o schiusi da poco e le foglie ancora giovani e tenere. Conviene effettuare la raccolta la mattina presto. I fiori andranno essiccati in luoghi ombrosi e asciutti, mentre le foglie si possono esporre direttamente anche al sole per qualche giorno, ma l’ideale è creare dei mazzi da appendere a testa in giù in luogo ventilato e ombreggiato. Una volta essiccati conserviamoli in vasi di vetro o sacchetti di carta.

Malva in insalataTisana alla malva – Ecco le indicazioni per una tisana adatta ai più svariati malanni, ma anche come semplice tisana depurativa e rinfrescante: 15 gr di foglie e fiori essiccati, messi in mezzo litro di acqua bollente e lasciare riposare per 15 minuti. Consigliati invece i gargarismi contro le infiammazioni del cavo orale.

Tisana alla malva contro la tosse – Fare sobbollire in un litro di latte una manciata di foglie di malva appena colte. Filtrare e dolcificare con miele. Se ne possono bere anche quattro o cinque tazze al giorno.

Come usarla in cucina – I germogli, le giovani foglie, ma anche i fiori freschi (molto decorativi) vanno benissimo nella composizione di gustose insalate, anche solo così la malva potrà fare sentire i suoi benevoli effetti antinfiammatori. I fiori in boccio possono invece essere conservati sotto sale o sott’aceto come i capperi. Infine le foglie e le cime dei fusti più teneri rappresentano un’ottima verdura cotta, da consumare condita con sale e olio oppure come ingrediente di frittate, risotti e minestre. E’ possibile anche consumare il midollo dei fusti più grossi, se avremo la pazienza di sbucciarli dalla fibra esterna.

Qualche curiosità storica – Sembra che Cicerone fosse ghiotto dei suoi germogli e che il poeta Orazio ne mangiasse le foglie in insalata con olive e cicoria, mentre il poeta Marziale la usava sia tavola che come digestivo. Un tempo si usava somministrare l’infuso di malva alle partorienti perché rilassava la muscolatura uterina e facilitava il parto.

foto fa flickr di M Fletcher e di Klasse im Garten

 

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