L’associazione Seed Vicious ci racconta come e perché diventare ‘custodi di semi’

Seed ViciousDonare un seme è un atto rivoluzionario, un atto di gentilezza estrema attraverso il quale regalare la vita stessa. E di questi tempi un atto così è merce rara. Scambiare i semi va ancora oltre, perché la reciprocità del gesto include anche amicizia, solidarietà, umanità.

Ma aldilà dell’atto simbolico, procurarsi i semi significa anche avvicinarsi in modo consapevole al proprio cibo e se poi facciamo in modo che questi semi non vadano perduti compiamo un atto di salvaguardia nei confronti della biodiversità del pianeta. Ecco perché c’è un popolo di scambiatori di semi che sta crescendo sempre più. I cosiddetti seed savers o salvatori di semi.

Ma com’è possibile che parole così grandi stiano dietro ad un gesto così piccolo e semplice? L’abbiamo chiesto a Tommaso Turchi, fondatore dell’Associazione no profit Seed Vicious, custodi di semi dal 2013. “Tutti indistintamente possono diventare custodi di semi, dal bambino che sa appena leggere e scrivere al pensionato che ormai stanco si muove appena e coltiva il suo orto in un piccolo vaso. L’importante è avere un briciolo di curiosità. Noi regaliamo semi perché un semplice seme può innescare questa curiosità in ciascuno di noi. Dietro ad ogni seme c’è una banca dati con informazioni di ogni genere. E’ come se fosse un libro e chiunque abbia voglia di leggere questo libro capirà di avere un potere infinito tra le mani. La consapevolezza e la padronanza della propria alimentazione. Sapere scegliere cosa mangiare è una libertà incredibile”. Forse è per questo che gli orti spuntano ovunque e non si limitano più ad essere un semplice fenomeno di ‘moda’.raduno Seed Vicious

“Quando l’avventura Seed Vicious è iniziata – racconta Tommaso – mi prendevano per un visionario, mentre adesso ci chiamano ovunque e il nostro numero di soci è in continuo aumento così come i nostri semi ‘salvati”.

L’Associazione è impegnata nella riproduzione delle più disparate varietà vegetali. I suoi soci sono sparpagliati in tutto il mondo, sono nati e si coordinano via internet, ma sono radicati alla terra e alle tradizioni locali. Producono semi di varietà orticole, aromatiche e floreali di tutto il pianeta, ne salvaguardano le peculiarità e le biodiversità, mettono a disposizione e condividono le loro sementi con chi vuole iniziare la carriera di custode di semi.

Come abbiamo detto per iniziare questa carriera occorre un pizzico di curiosità e sensibilità. “E poi – prosegue Tommaso – la volontà di volere custodire qualche seme a cui siamo affezionati, perché rappresenta il luogo in cui viviamo, perché ce lo ha consegnato un amico o un vecchio contadino o semplicemente perché ci piace mangiare il suo frutto o annusare il profumo del suo fiore. Quando si possiede un seme è bello poi trovare dei compagni di viaggio con cui scambiare semi e conoscenza, quindi l’ideale è iscriversi ad un’associazione. E ormai ce ne sono ovunque in Italia!”. Seed Vicious a Firenze, Civiltà Contadina in Lombardia, Coltivar Condividendo nel Veneto, Il Consorzio della Quarantina in Liguria e molte altre, non avrete che l’imbarazzo della scelta.

semi“Quando si decide di produrre i semi in proprio occorre armarsi di santa pazienza – suggerisce Tommaso – la natura ha dei tempi che non sempre sono i nostri e ti obbliga a seguire altri ritmi. Se per esempio voglio i semi di una bella cipolla dolce dovrò aspettare due anni per averli. Perché la cipolla va a seme il secondo anno. Devo prima trovare i semi, poi seminarla e aspettare due anni. Ogni varietà cambia nella modalità di raccolta, nello stoccaggio e nella germinabilità. Per esempio i semi della stevia, pianta amata perché tanto zuccherina, una volta secchi perdono subito il 50% di germinabilità e in un anno la esauriscono”.

Ma c’è qualcosa di facile, facile per gli aspiranti custodi di semi? “Il basilico è una pianta semplice, perché basterà raccogliere le cime fiorite piene di piccoli semini neri, scuotere i fiori per fare uscire i semi e conservarli in bustine di carta. L’importante è che il luogo dello stoccaggio sia asciutto e buio, il più possibile privo di umidità, se poi li conserviamo in frigo ad una temperatura di 3°- 4° ancora meglio. Dobbiamo comunque sapere che il seme appena raccolto ha una germinabilità pari al 100% e ogni sei mesi questa percentuale diminuisce”.Scambiatori di semi

C’è  ancora qualcos’altro che occorre sapere prima di iniziare l’attività di ‘seed saver’? “Ogni seme ha il patrimonio genetico della madre, quindi se la madre ha vissuto in vaso, quel seme si presterà bene ad essere coltivato in vaso. Oppure se un pomodoro è stato coltivato in un luogo secco con scarsa disponibilità di acqua, molto probabilmente dal suo seme otterrò una pianta resistente al secco. Questo per dire che produrre in proprio i semi ti dà la possibilità di avere piante giuste per il tuo orto o il tuo giardino. Ogni luogo ha determinate caratteristiche, legate alla latitudine, al clima, alla qualità del terreno, all’esposizione, ecc. pensare di produrre e vendere semi adatti per tutte le latitudini è un errore e un danno per la biodiversità!”
Seed Vicious semiSemi seedOrticoltura Seed Vicious

 

Commenti
4 Commenti a “L’associazione Seed Vicious ci racconta come e perché diventare ‘custodi di semi’”
  1. oieahc ha detto:

    Grazie Enzo.

  2. Antonella ha detto:

    Ciao,
    Come faccio a gare parte di questo gruppo?
    (Antonella)

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Guarda cosa dicono gli altri...
  1. […] Tommaso Turchi è un giardiniere, un salvatore di semi (fondatore dell’associazione Seed Vicious) e adesso anche uno scrittore. E’ irrequieto e entusiasta, è il classico tipo che ‘una la fa e […]



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