L’Orto di Olmo, un luogo di pace, condivisione e un esempio da seguire

orto olmoL’Orto di Olmo non è soltanto un orto. E’ qualcosa di più di un semplice quadrato di terra dove si seminano e si raccolgono ortaggi. E’ un luogo aperto, dove ciascuno di noi può andare e tornare con qualcosa di prezioso. Certo anche un pomodoro, un mazzetto di bieta o un pugno di fave, ma sarà più facile raccogliere un alito di vento, un profumo dimenticato, una pace inaspettata. Più che saziare lo stomaco è un orto che sazia l’anima.

Non chiedetemi perché, ma è così. Tuttavia una piccola idea me la sono fatta. Credo che lì si respiri e si coltivi l’amore e la passione per la terra, per la natura, non solo quella trasmessa da chi come Alessandro  da anni si prende cura di questo appezzamento di terreno, ma anche di chi nel tempo è passato di lì e lì ha lasciato un pensiero, un’emozione, una sensazione legata alla vera essenza della vita.

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Si trova vicino a Scandicci e vi si arriva percorrendo un piccolo sentiero, costeggiato in maggio dalla gialla fioritura di tanti ranuncoli, al termine del sentiero si devono quasi scostare le fronde degli alberi per accedere alla radura! Poi si attraversa un piccolo corso di acqua e infine eccolo lì: questo piccolo grande luogo, conosciuto da tutti nella zona come l’Orto di Olmo.

Ma cerchiamo di capire come è nato e cresciuto questo orto, che proprio quest’anno è diventato maggiorenne, compiendo ben 18 anni. Per iniziare diciamo che ‘l’ideatore’ è Alessandro Vergari, gran camminatore, guida ambientale escursionistica (www.waldenviaggiapiedi.it) e fotografo. Pensate che quella terra non è di sua proprietà, ma è gli è stata data in incomodato d’uso gratuito. Conosceva quell’angolo, passava spesso di là, ma è stata la nascita del primo figlio a spingerlo a trovare un orto-giardino vicino a casa dove educare se stesso e il figlio a sviluppare e sperimentare un nuovo rapporto con la natura. Questo è successo proprio 18 anni fa, quando per l’allora nascituro Olmo Niccolò, fu espiantato un piccolo olmo dal boschetto presente su quella terra e trapiantato nel giardino dei nonni.  Ed ecco spiegato il nome dell’orto!

DSC_0296Con gli anni è poi arrivata anche Gaia Artemisia, la figlia, e l’orto come la famiglia ha preso a svilupparsi, andando oltre ogni progetto iniziale. E’ diventato il punto fermo di Alessandro, dove al ritorno di ogni viaggio, poteva dare sfogo alla sua energia, immaginazione e creatività. Al fianco dell’orto vero e proprio, dove coltivare nutrimento per il corpo, ha preso forma un giardino in continua trasformazione, che si è adattato con armonia al divenire degli eventi: il primo capanno fatiscente è stato sostituito da uno più solido e robusto, costruito con l’aiuto di amici volenterosi; la sabbiera destinata ai giochi dei bambini si è trasformata in un piccolo giardino zen; le panchine, realizzate con i rami degli alberi presenti in loco, da una sono diventate due e poi tre e poi quattro; le piante e gli arbusti sono andati aumentando, ma come sempre succede in natura, qualcuno si è perso per strada.DSC_0341

L’orto e giardino è andato così arricchendosi di nuove fioriture e nuovi spazi, ovunque ci si volti si scorge qualcosa che prima non avevamo visto, qualcosa che merita attenzione e riflessione: una cassetta in legno appesa ad un albero dove trovare qualche libro per intrattenere il viandante occasionale; scacciapensieri fatti con ossa candide, che invece di apparire macabri ci ricordano la leggerezza della vita; angoli più o meno nascosti dove Alessandro ha disposto sassi in equilibrio, come piccoli altari per gnomi e folletti. Ma la cosa che più ho apprezzato è la piccola scatola di legno appesa al capanno, che contiene il Libro degli ospiti dell’Orto di Olmo, che chiunque passi da quei paraggi può aprire, prendere il quaderno in essa contenuto e annotare impressioni, pensieri e parole! Veramente un bella idea per invitare alla partecipazione! Ogni cosa trova qui un suo perché e un suo motivo di essere, perfino i vecchi scarponi di Alessandro distrutti dai chilometri diventano, ai piedi di un vecchio ceppo, i contenitori ideali per dei semplici sedum.

DSC_0348_2E’ così tanto quello che succede all’interno di questo orto che ci vorrebbe un intero libro per raccontarlo e infatti è successo anche questo: Alessandro ha scritto tempo fa un libriccino intitolato ‘Con le mani nella terra’, una sorta di piccolo diario degli accadimenti più significativi, dove, oltre ai suoi pensieri, si possono trovare quelli di chi anche solo per un’ora è passato di là e ha trovato il desiderio di scrivere sul Libro degli Ospiti quello che ha provato. Per farvi capire meglio prendo in prestito le parole lasciate da Chiara e Viola: Non è la prima volta che veniamo qui, ma ogni volta è come se lo fosse. I suoni, i colori, gli odori che sentiamo ci fanno sognare e siamo state felici che qualcuno, un’amica, un genitore, qualcuno ci abbia fatto conoscere e scoprire che tra la foresta e gli alberi c’era questa piccola radura: l’Orto di Olmo. Ci sarebbero tante cose da dire, talmente tante che un altro libriccino non basterebbe, ma…ora vogliamo solo riposarci distese sul prato! 

Ma alla fine mi sorge spontanea una domanda: se un semplice pezzo di terra regala così tanto benessere, perché non realizzare anche noi un piccolo Orto di Olmo?

 

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